Perù. Campesinos in rivolta contro le miniereTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Perù. Campesinos in rivolta contro le miniere

Alta tensione a Lima, in Perù, dove il governo centrale ha deciso di inviare i militari nella provincia di Islay per provare a ristabilire l’ordine dopo che i campesinos della zona hanno deciso di mobilitarsi contro il progetto delle miniere nella regione. Le proteste hanno già causato quattro morti e il presidente, Ollanta Humala, si è detto costretto a dichiarare lo stato di emergenza. 

Sono già passati due mesi di scontri, proteste e scioperi forsennati in Perù, eppure la situazione non accenna a tornare alla normalità nella provincia di Islay, dove peraltro nelle ultime ore il governo si è trovato costretto a suo dire a dichiarare lo stato di emergenza. La tensione è altissima nel Paese a seguito della vera e propria rivolta da parte dei campesinos della zona che hanno deciso di mobilitarsi a oltranza per protestare contro il progetto minerario Tìa Marìa della Southern Copper, società del Grupo Mexico. Nonostante la proprietà abbia annunciato una pausa dei lavori di circa due mesi in risposta agli scontri, le mobilitazioni da parte dei cittadini sono continuate a oltranza e le proteste hanno causato anche quattro morti senza però che i contadini mostrino di cedere. Protestano a causa della contaminazione ambientale che minaccia la sussistenza delle comunità locali, e l’accusa al governo è quella di mettere sempre il business e il profitto davanti a tutto, ignorando le istanze dei locali. Anche per questo il governo ha inviato l’esercito in loco per smantellare i presidi e obbligare i manifestanti a smontare i blocchi stradali che negli ultimi due mesi hanno finito per paralizzare l’intera regione. Lo sciopero di massa comunque ha ottenuto ottimi risultati e dopo la sua fine le attività commerciali nelle zone di Valle del Tambo e Cocachacra sono lentamente ripresi. Il problema però è che il malcontento serpeggia soprattutto nelle zone rurali, e sembra quasi che sia in attesa di un pretesto per sfogarsi. Ci sono stati scontri molto pesanti tra polizia e manifestanti con il presidente Ollanta Humala che ha condannato la violenza da parte dei dimostranti e ha difeso la scelta di proclamare lo stato di emergenza. Il presidente ha anche aggiunto che il governo “deve garantire la vita pacifica, permettere agli abitanti di uscire serenamente di casa senza temere di essere minacciati da chi la pensa diversamente da loro”. Non solo, Humala ha anche accusato i contadini che contestano il progetto di voler utilizzare la questione a scopi ideologico-elettorali e di essere vicini ai guerriglieri di Sendero Luminoso, questa una vera e propria provocazione dato che la protesta contro Tìa Marìa ha assunto ormai caratteri di massa ancor più perchè il complesso minerario verrà costruito in una zona tradizionalmente rurale e a vocazione agricola. I leader della protesta inoltre hanno dovuto fare i conti con una durissima repressione, basti pensare che il presidente del Frente de Defensa della Valle del Tambo, Pepe Julio Gutiérrez, è stato arrestato e portato nel carcere di Socabaya. Le proteste sono cominciate nell’ormai lontano 2011 quando in molti accusarono il progetto di essere devastante dal punto di vista dell’impatto ambientale.

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