Pestaggio della Polizia Municipale a Padova. Chi è legittimato alla violenza in Italia?Tribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Pestaggio della Polizia Municipale a Padova. Chi è legittimato alla violenza in Italia?

Un uomo di 49 anni viene prelevato da un Autobus, pestato e insultato. Succede un pomeriggio a Padova. E gli autori del pestaggio sono agenti della Polizia Municipale. Com’è possibile che in Italia l’uso delle violenza da parte delle autorità verso determinate persone sia legittimo e impunito?

Fonte: Oltremedianews

Padova. Presley sale sull’autobus 22 per andare al supermercato. Timbra il biglietto per la seconda volta, l’autista gli chiede di esibire il titolo di viaggio e chiama immediatamente dei controllori dell’APS, azienda locale. I controllori una volta saliti a bordo del mezzo informano Presley che il biglietto è irregolare, ma invece di procedere con un’ordinaria multa, lo informano che verrà portato in Questura.

Sono le quattro di pomeriggio, Presley Oviawe è un uomo nigeriano di 49 anni, di cui 20 vissuti in Italia. Lavora regolarmente, ed ha un permesso di lungo periodo. Quello che si potrebbe definire, senza ottusità, un cittadino Italiano.
A questo punto però quella che doveva essere per lui una tranquilla uscita al supermercato diventa un immotivato e grottesco incubo.
I controllori scorgono una volante della municipale ad un incrocio e decidono di scendere con Presley per affidarlo alle autorità. L’uomo si ritrova circondato da tre controllori e due agenti, che immediatamente lo ammanettano e lo sbattono contro un muro.

Non appagati lo scaraventano a terra, e lo insultano pesantemente: “Torna al tuo paese ! Non venire a rompere qua, torna a casa tua”.
Con il volto tumefatto e grondante di sangue viene trasportato alla stazione della Polizia Municipale, dove rimane per circa un’ora. Fino a quando il comandante della centrale ha un’illuminazione, dopo attenta meditazione, chiama il 118.
I medici, dopo aver respinto le proposte di curarlo in loco, decidono di portarlo all’ospedale.
Qui gli vengono diagnosticati 15 giorni di prognosi per contusioni multiple, ematomi, tumefazioni e difficoltà visive.

La salute dell’uomo non è evidentemente una priorità per nessuno in questa situazione, quindi  sarebbe stato  immediatamente riportato in Questura e dopo circa un’ora gli sarebbe stato chiesto di firmare un verbale che muove contro di lui pesantissime accuse, redatto da tre Vigili che neppure erano presenti all’episodio. Quello che gli rimane, oltre ai segni indelebili sul volto, è un foglio con l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e mancata esibizione dei documenti.
Presley Il giorno seguente si reca dai Carabinieri per sporgere immediatamente denuncia e poi si rivolge all’Associazione per i Diritti dei Lavoratori (ADL Cobas) che, insieme all’Ass. Razzismo Stop, lo sosterrà nella ricostruzione dei fatti e nella denuncia delle violenze subite.

Ora questa storia indegna è tristemente italiana. Mettiamola in relazione ai fatti di cronaca di questi giorni tra le cariche di Piazza Barberini e lo sgombero alla Montagnola, teniamo in mente tutti gli abusi più o meno gravi di cui si è indelebilmente macchiata la Divisa italiana negli ultimi decenni. Non si può non considerare come nei mezzi, più che nelle motivazioni, ci sia una legittimazione alla violenza verso determinate categorie di persone. Persone che sono maggiormente vulnerabili per differenti ragioni. Non è più sufficiente sostenere che gli autori di questi abusi sono dei cretini, bisogna constatare che è un sistema che funziona così e si perpetua da molto tempo. Che sia un manifestante che legittimamente protesta per i suoi diritti, che sia un immigrato senza documenti o un ragazzo che torna a casa di notte, la violenza di Stato non può più essere tollerata.

Di vittime e teste rotte, da chi dovrebbe proteggere e non offendere, ne abbiamo già sofferte troppe.

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