Petrolio? No grazie. Quando la scienza ammonisce l’economiaTribuno del Popolo
lunedì , 23 gennaio 2017
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Petrolio? No grazie. Quando la scienza ammonisce l’economia

Petrolio? No grazie. Quando la scienza ammonisce l’economia

Trivellazioni nel Canale di Sicilia e manifestazione “No Oil” nell’Oregon. Il petrolio si esaurisce progressivamente, dovremmo attuare tempestivamente politiche economiche ecosostenibili, ma il paradigma economico ignora tutto ciò, perché? Lo aveva già spiegato Cochet e le leggi della termodinamica.

Fonte: Oltremedianews

Due fatti di cronaca di questo fine settimana, antitetici fra loro, riaccendono il dibattito economico sull’emergenza di nuove politiche energetiche a fronte di una scarsità sempre maggiore di idrocarburi. E’ di due giorni fa la firma del protocollo d’intesa che autorizza lo sviluppo di giacimenti nel Canale di Sicilia, nonostante l’attivismo di Greenpeace in questi mesi, denunciando il grave impatto ambientale che le trivellazioni off-shore “Ibleo” e “Vega B” (Licata e Pozzallo) e on-shore (Ragusa) provocheranno sull’ecosistema marino siciliano e non solo. Ieri, invece, si è tenuta per le strade di Portland, Oregon, l’undicesima edizione della “World Naked Bike”, un evento ciclistico di protesta contro la dipendenza da petrolio e il traffico congestionato delle metropoli mondiali: una vita più ecosostenibile riducendo le emissioni e sostituendo il petrolio con energie alternative.

Ecco che alla luce di questi ultimi avvenimenti si torna a mettere in discussione un paradigma economico, quello neoclassico, fra i responsabili di questa emergenza. Ecco che si potrebbe prendere in esame un saggio dal titoloL’Apocalisse Petrolio, scritto nel 2005 da Yves Cochet, politico francese e europarlamentare dal 2011 al 2014 col partito Europe Écologie – Les Verts. Servendosi della teoria del picco di Hubbert, previde “la fine del petrolio a buon mercato” per il 2010 circa, ovverosia il passaggio del picco e l’esaurimento progressivo dei giacimenti. Un testo in cui, analizzando il paradigma neoclassico e quanto (non) rappresenti la realtà, si mostra quanto sia necessario l’abbandono del petrolio e un radicale cambiamento di paradigma, nonché quale sia il valore aggiunto di una scelta economica simile.“La teoria economica neoclassica contemporanea maschera sotto un’eleganza matematica la sua indifferenza alle leggi fondamentali della biologia, della chimica e della fisica, specialmente quelle della termodinamica”. Così esordisce Cochet, spiegando come la dogmaticità con cui i fondamenti della teoria sono stati assiomatizzati e resi astratti nasconda l’inadeguatezza del paradigma nel fornire un specchio dei meccanismi economici. Il lettore si domanderà quale nesso vi sia fra le scienze naturali e una scienza sociale come l’economia, ebbene, il fatto che il petrolio sia prima di tutto una miscela di idrocarburi che si estrae dalla terra, può essere un indizio.

Continua Cochet: “è stupefacente constatare che essa (la teoria neoclassica) ignori praticamente i processi che governano la biosfera, la materia e l’energia che estraiamo dal sottosuolo, i rifiuti che gettiamo nell’ambiente, e la natura nel suo insieme”. Questo perché il paradigma considera le energie che estraiamo pressoché non inesauribili e l’ecosistema dal quale quotidianamente estraiamo come immutabile e indifferente all’attività umana. Insomma, le energie naturali -solare e geofisica- conserverebbero i grandi cicli geo-bio-chimici fornendo a noi e alla natura tutta “i beni di servizio pubblico della natura”. Poi le attività umane estrattive convertendo le risorse naturali in materie prime, trasformano quest’ultime in beni e servizi intermedi e finali distribuiti dai settori commerciali ai consumatori. Infine, i materiali non riciclabili e l’energia dissipata ritornerebbero all’ambiente come rifiuti. La questione che pone Cochet è proprio in questo “ritornerebbero” poiché “potrebbe lasciar credere che questi rifiuti materiali e energetici possano essere ripresi dai grandi cicli naturali di mantenimento della biosfera terrestre”. Non è propriamente così poiché il passaggio dei flussi fisici attraverso l’economia umana -come attraverso tutto l’organismo o ecosistema- ha profondamente modificato la qualità di questi materiali e di queste energie. Tutto ciò è spiegato dalle due leggi principali della termodinamica secondo cui niente passa nel mondo senza conversione e degrado d’energia: “questo processo di conversione e degradazione è irreversibile e in opposizione al pensiero della meccanica classica che suppone che tutti i processi sono in generale reversibili, così come il pensiero economico dominante e il suo sistema circolare di scambio”.

Nel momento in cui le questioni ecologiche del nostro secolo hanno iniziato a mettere in discussione politiche economiche ecologicamente insostenibili, anche i neoclassici tuttora difensori di nozioni come stabilità, equilibrio, reversibilità hanno dovuto e devono iniziare a fare i conti con evoluzione, instabilità, fluttuazioni, asimmetria, ma soprattutto irreversibilità: “i processi sono irreversibili. L’entropia guida la nostra comprensione termodinamica dell’evoluzione della vita”. Ed è questa ipotesi di irreversibilità che tenta di spiegare la contrazione economica dovuta all’alto costo del petrolio, aumento dovuto alla scarsità progressiva di quest’ultimo e prevista dalla comunità scientifica e da Cochet stesso utilizzando la teoria del picco.

Ecco che alla luce di una sommaria constatazione dell’inadeguatezza di un paradigma economico ancora fortemente difeso, la cosiddetta alternativa “green” sostenuta da un paradigma altro potrebbero essere il dono del pater familias ai propri figli e nipoti.

Veronica Pavoni

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