Piazza della Loggia. Noi non dimentichiamoTribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Piazza della Loggia. Noi non dimentichiamo

Il 28 maggio 1974 a Brescia nella centralissima piazza della Loggia una bomba nascosta in un cestino seminava morte mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista. Morirono in otto, altri centodue rimasero feriti. Noi non dimentichiamo…

L’Italia che ci piaccia o meno è il paese dei misteri. Dei misteri perchè fatti di sangue che hanno segnato in profondità la storia del nostro Paese rimangono sullo sfondo in attesa di giustizia e verità per decenni, una verità che forse non sapremo mai. Ricordare però è necessario, non solo per non dimenticare i morti innocenti, ma anche per avere uno spirito critico nei confronti delle istituzioni che non hanno saputo, o peggio non hanno voluto, ricostruire una verità storica e trovare responsabilità scomode. Quella di Piazza della Loggia è una di quelle stragi che fanno male, ancor più perchè qualcuno, quel maledetto 28 maggio del 1974, vigliaccamente nascose una bomba in un cestino nel centro di Brescia per colpire coloro che manifestavano contro la violenza, quella neofascista. Quel giorno in piazza c’erano un pò tutti, dai sindacati con la presenza del sindacalista Cisl Franco Castrezzati, fino alla politica con la presenza dell’onorevole del Pci Adelio Terraioli. Ma c’era anche il segretario della camera del lavoro di Brescia, Gianni Panella, a segnare una presenza anche delle istituzioni in quella piazza. La bomba uccise otto persone e ne ferì centodue, uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani per bene, un’ombra immane sullo Stato. La prima istruttoria della magistratura avrebbe portato nel 1979 alla condanna di alcuni esponenti dell’estrema destra. Tra loro spiccava Ermanno Buzzi, ma stranamente, il 13 aprile 1981, morì misteriosamente strangolato in carcere da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, la condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione. Un secondo filone di indagine nacque nel 1984 e allargò il campo delle indagini ad altri elementi dell’estrema destra eversiva. Anche in questo caso tutti gli imputati, guardacaso, la fecero franca, risultando tutti assolti nel 1989 con forma piena.  Ma vi è un filo rosso, o meglio, un filo nero che collega tutti gli episodi di sangue di quegli anni: il presunto coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda. Stranamente infatti, poco dopo l’attentato, una squadra di pompieri ricevette l’ordine di ripulire con le autopompe il luogo dell’esplosione spazzando via ogni traccia di esplosivo prima dei sopralluoghi delle autorità. Dall’ospedale poi sparirono reperti prelevati dai corpi di morti e feriti,e infine secondo una recente perizia, sarebbe stato provato che quel giorno, il 28 maggio, sarebbe stato sul posto Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo, e confidente e collaboratore dei servizi. Durante il processo sarebbe poi emerso un documento del Sismi, datato 20 febbraio 1989 ed indirizzato al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ed al Capo della Polizia, in cui si parlava di intercettazioni telefoniche nei confronti di Margherita Ragnoli, co-segretaria dell’Associazione Italia-Cuba (di estrazione comunista) di Brescia, nelle quali ella affermava di aver sentito parlare della strage fin “dalla sera precedente” della stessa. Si specifica nel documento che, al tempo, non furono informati del fatto Organi e/o Autorità esterni al SID. Alla fine, il 19 maggio 2005, sarebbe stato trovato almeno un colpevole, Delfo Zorzi, nel frattempo fuggito in Giappone con nuovo nome, una nuova vita, e con l’impossibilità di venire estradato. Guardacaso. Ma non finì così, i sei imputati principali, Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino RautiFrancesco Delfino, Giovanni Maifredi, sono stati tutti rinviati a giudizio, e alla fine, il 14 aprile 2012, la beffa è stata compiuta con la Corte d’Assise d’Appello che ha confermato l’assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali.Chissà forse Giulio Andreotti, se fosse rimasto ancora un pò in vita, avrebbe saputo dirci tutta la verità, o forse, dopotutto, la sappiamo già, se la vogliamo vedere…

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