Piombino. Acciaieria in ginocchio, tremano gli abitantiTribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Piombino. Acciaieria in ginocchio, tremano gli abitanti

Voci di chiusura arrivano da Piombino dove il rischio di chiusura per lo stabilimento che produce acciaio ormai da un secolo sono concreti. La chiusura dello stabilimento metterebbe in ginocchio l’economia di tutta la Val di Cornia.

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Da qui a due mesi la vita di Piombino potrebbe cambiare radicalmente. A Piombino, in Toscana, si trova infatti la seconda acciaieria a livello nazionale dopo l’Ilva di Taranto, e anche qui si rischia di chiudere, anche se per motivi diversi. Un dramma sociale che resta alla finestra e che rischia di modificare in peggio la vita dei cittadini di Piombino e della Val di Cornia. Se lo stabilimento dovesse effettivamente chiudere ecco che oltre 4.000 persone rischierebbero di rimanere senza lavoro. Piombino, cittadina di 35.000 anime, vede il suo destino legato a quello dell’acciaieria e quindi rimane quasi con il fiato sospeso. Un tempo l’acciaieria di Piombino è stata un riferimento per il territorio, oggi è stata colpita da una dura crisi economica e il piano di ristrutturazione effettuato dall’allora commissario Enrico Bondi non è servito così come non è servita a nulla l’acquisizione da parte della Severstal, il colosso russo del magnate Mordasov. Come se non bastasse proprio la proprietà russa dopo pochi anni ha subito annunciato il proprio disimpegno, lasciando l’acciaieria ex Lucchini nelle mani di cordate di banche (Mps, Sanpaolo, Bpm, CariFirenza, Bnl, Natixis e altri), ma al momento non si trova nessun compratore. Lo scorso dicembre il ministero dello Sviluppo Economico ha accolto la richiesta della proprietà e delle banche di essere ammessi all’amministrazione straordinaria. Il patrimonio dello stabilimento è stato stimato nell’ottobre 2008 intorno a 970 miliardi di euro ed è stato completamente azzerato al punto che non si riesce nemmeno più ad acquistare le materie prime per far andare avanti lo stabilimento. Una possibile soluzione potrebbe essere quella della vendita dell’azienda per piccoli settori, ma anche questa soluzione lascerebbe a casa oltre 800 persone. E intanto tutti tremano perchè entro il 30 settembre potrebbe venire chiuso l’altoforno, che significherebbe la fine per lo stabilimento. Comprensibile lo sdegno della Fiom, che ha parlato di un atto irresponsabile e sta cercando di creare una sinergia con l’Ilva, dove nei prossimi mesi ci sarà una riduzione della produzione. L’idea della Fiom sarebbe quella di produrre bramme di acciaio a Piombino per l’Ilva, una eventualità che il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, starebbe prendendo in considerazione.

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