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venerdì , 21 luglio 2017
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Più crisi? Meno diritti. Questa la ricetta del governo

Negli ultimi tempi di rovinosa crisi economica il governo invita gli italiani a stringere la cinghia. Ma non basta, per riattivare l’economia il sottosegretario Polillo ha proposto di sopprimere o accorpare le festività, 25 aprile compreso. Così, sull’altare di una crisi economica voluta e provocata da altri, ancora una volta invece si fa ricadere lo scotto più grave proprio sugli incolpevoli cittadini. E il peggio, ahinoi, deve ancora venire…

Chiamatela provocazione, ma a noi sinceramente quella del sottosegretario Polillo non ha fatto ridere. Non ha fatto ridere perchè arginare la crisi andando a sopprimere o accorpare le poche festività rimaste ci sembra assolutamente fuori luogo, e soprattutto irriguardoso nei confronti dei cittadini. Del resto sono proprio i cittadini a pagare sulla propria pelle lo scotto maggiore della crisi, ma questo evidentemente non sembra muovere a pietà i bocconiani di ferro che tirano i fili del governo. Così anche l’articolo 18 e i diritti sul Lavoro diventano obsoleti, e soprattutto sacrificabili sull’altare dei conti pubblici in regola. A creare il debito sono stati decenni di malgoverno, collusioni con la criminalità, lassismo e complicità di una intera classe politica e delle istituzioni, ma a pagare sono sempre, ieri come oggi, i cittadini comuni, quelli che in Italia continuano a rimanere de facto esclusi dalla gestione della sfera pubblica. Così agitando lo spauracchio della recessione, tutto diventa superfluo pur di mantenere i simboli del benessere che consentono all’italico medio di mostrarsi felice e contento. Con i diritti non si mangia, nemmeno con l’istruzione e con la sanità, figuriamoci con le feste. Tanto meglio abolirle, anzi abolire qualsiasi cosa che non crei profitto, una sorta di “Grande Fratello Capitalista” che esclude dalla vita di tutti i giorni ciò che viene considerato di volta in volta superfluo. La cultura? Superflua. Non è superfluo invece spendere centinaia di migliaia di euro al giorno per spese militari, quello no, anzi bisognerà continuare a farlo, con armi sempre più moderne, con nemici sempre diversi. E chi candidamente fa notare che la strada presa da Monti è senza uscita in quanto porterà a un impoverimento generalizzato del Paese viene considerato alla stregua di un sovversivo, oppure di uno stupido idealista. Già gli ideali, quelli vent’anni fa sono stati i primi a cadere, ricordate? Parole come ideologia, utopia sono diventate di colpo desuete, anzi persino connotate negativamente, e nessuno ha saputo percepire per tempo che altro non era che un primo passo verso uno smantellamento ben più ampio. Una volta rimosso un tassello di una costruzione, ecco che poco a poco questa comincia a sgretolarsi. Così vent’anni dopo constatiamo dopo la morte degli ideali nella politica anche la morte dei diritti che mediante quei tanto vilipesi ideali si erano riusciti a conquistare, e presto assisteremo persino allo stadio successivo, ovvero all’eliminazione della Costituzione scritta proprio da coloro che grazie alla ferma credenza in quegli ideali riuscirono a salvare il Paese dal burrone. Forse però c’è anche un lato positivo, una volta che avranno rimosso tutti i diritti dei cittadini e dei lavoratori non ci sarà più nulla. E magari sarà proprio quello il momento in cui comincerà una spinta opposta che cercherà di riconquistare tutto quello che è stato distrutto. L’importanza dei diritti del resto si scopre solamente dopo che si sono persi, questo è il prezzo di darli per scontati e di ammiccare al nuovismo, che in questo caso però assomiglia più a passatismo vista la concezione del lavoro e dei diritti del lavoro cui l’Europa e l’Occidente si sono votati.

D.C.

 

 

 

 

 

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