PMA nei LEA. La nuova sfida della procreazione assistitaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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PMA nei LEA. La nuova sfida della procreazione assistita

Come se non bastasse la difficoltà dell’accettazione di un obbligo al ricorso della procreazione medicalmente assistita per le coppie sterili, in Italia ancora ad oggi si è obbligati ad un ‘turismo procreativo’ che, se prima aveva orizzonti all’estero, oggi mira invece  al nord Italia.

Sono dieci le società scientifiche che ad oggi hanno fatto appello al Ministro della Salute Lorenzin perché garantisca uguali condizioni di accesso previa servizio sanitario nazionale al diritto alla procreazione assistita. Il problema della sterilità è stato a lungo considerato un dilemma di poca importanza sia in ambito sociale che medico. Solo a partire dagli anni ‘70 la medicina ha iniziato a considerarlo rilevante grazie alla sempre maggiore richiesta di intervento da parte delle coppie sterili e alla maggior frequenza della sterilità stessa a causa di numerosi fattori ambientali.

Nei paesi occidentali, più del 15% delle coppie che desiderano avere un figlio deve ricorrere alle cure dei medici specialisti; una percentuale che, per altro, sembra in continua crescita. Le società scientifiche (oltre a Sifes e Mr, Agui, Cecos italia, Cic, Sia, Sidr, Sierr, Sifr e Sios) si appellano dunque al ministro Lorenzin affinché ogni regione abbia almeno un centro specializzato che offra il percorso terapeutico completo, con numeri proporzionati al bacino d’utenza che giustifichino gli investimenti e i costi necessari per realizzare queste procedure. Esiste infatti un consistente divario tra Nord e Sud Italia nella presa in carico totale da parte del sistema sanitario che garantisca un percorso terapeutico completo.

Nel 2012 sono state 72 mila le coppie che hanno fatto ricorso a tecniche di procreazione assistita. Sorge spontanea quindi, visti i grandi numeri di adesione alla normativa, la richiesta di inserire i PMA (procreazione medica assistita) nei LEA (livelli essenziali di assistenza). “Anche nelle regioni dove la medicina della riproduzione si effettua in centri pubblici o privati convenzionati – precisa Borini, presidente Sifes – ci sono forti differenze nei Drg (l’importo riconosciuto dallo Stato alle aziende sanitarie per il trattamento di determinate patologie, ndr) e dunque nel rimborso riconosciuto ai centri a secondo della loro ubicazione regionale. Se invece le tecniche di Pma entrano nei Lea c’è una equiparazione dei rimborsi in tutte le regioni”. Fivet, Gift, Icsi: tutti metodi approvati dalla legge 40 che dovrebbero garantire una risposta ai partner con problemi di sterilità, ma che dovrebbero anche essere garantiti a questi stessi partner dallo Stato.

Tutte le migrazioni Sud-Nord per le più svariate ragioni: lavoro in primis, vengono condannate ancora da troppi politici eppure, non si fa nulla per attuare un cambiamento davvero significativo affinché in ogni regione ci sia pari diritto e opportunità all’accesso ai diversi campi di lavoro piuttosto che di assistenza sanitaria. Rimane inoltre, ad oggi, ancora un grosso limite da trattare relativamente alla legge 40, che prevede la possibilità di accesso alla terapia solamente a coppie eterosessuali, negandola invece a single e omosessuali. Ma questa, è ancora un’altra questione.

  Federica Bani

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