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sabato , 25 marzo 2017
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Polistena. Bomba contro il sindaco rosso, ma il Primo cittadino non si arrende

Terribile episodio a Polistena, nella piana di Gioia Tauro, dove un ordigno è stato piazzato davanti al portone dell’ abitazione del sindaco Michele Tripodi dei Comunisti Italiani. Si tratta dell’ennesimo episodio di intimidazione nel giro di pochi anni. E’ arrivato subito il comunicato di Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, partito da sempre in prima fila nella lotta alla mafia.

Esprimo fraterna e affettuosa solidarietà e vicinanza a nome mio e del Partito tutto al sindaco di Polistena Michele Tripodi, oggetto di un vile gesto intimidatorio la scorsa notte. Non è il primo episodio di questo tipo, e di certo l’amministrazione di Polistena, in prima fila da sempre contro la mafia, ed il Partito calabrese tutto non si faranno intimidire dall’ennesimo atto criminale. Il rinnovamento di Polistena andrà avanti, insieme alla lotta per un Mezzogiorno più forte e finalmente libero dalle mafie.“ : queste le parole di Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani, lo stesso partito di Michele Tripodi, primo cittadino di Polistena, comune nella piana di Gioia Tauro, dove la mafia, anzi la n’drangheta,  si respira ogni giorno. E Michele Tripodi non è la prima volta che subisce una intimidazione, per questo non si sarà di certo sorpreso quando, questa mattina, ha trovato un ‘ordigno proprio di fronte alla sua porta di casa. A soli 34 anni Michele Tripodi ha operato una vera e propria rivoluzione nella cittadina calabrese, e forse anche per questo si è attirato l’odio delle cosche criminali. È stato lui stesso ad accorgersi delle due bombolette di gas collegate a un timer, una scheda di telecomando e a una serie di fili elettrici aggrovigliati. Evidentemente lottare contro l’illegalità in Italia lo si paga, e Tripodi, che nonostante abbia solo 34 anni è stato già assessore provinciale con delega alla legalità, questo lo sa benissimo. Era già successo nel 2012, quando Tripodi prima della sua elezione a sindaco di Polistena, era stato destinatario di alcuni proiettili. Oggi a Polistena all’opposizione si trovano Pdl, pd e Sel, e in molti credono che l’intimidazione sia legata in qualche modo alle scelte politiche operate dall’amministrazione comunale del “sindaco rosso”. Tripodi infatti ha operato scelte in netta controtendenza con il passato, come ad esempio dichiarare il comune come costituzione di parte civile nei processi contro la cosca Longo, padrona della cittadina. Inoltre il comune di Polistena ha anche  ripristinato la commissione edilizia che prevede una decisione collegiale sulle concessioni e non più una discrezionalità dei dirigenti. Chiaramente le famiglie mafiose saranno state non poco infastidite da questo percorso di legalità, e la goccia che ha fatto traboccare il vaso potrebbe essere l’approvazione di un regolamento secondo cui vengono revocati i contratti stipulati dal Comune con i fornitori destinatari di provvedimenti interdittivi da parte della prefettura.  Già nel dicembre 2011 comunque, Tripodi aveva subito il furto della sua auto e di quella della moglie, e l’assessore dei lavori pubblici aveva trovato la sua piena di fori di proiettile, più chiaro di così…

Non arretriamo di un millimetro  Porteremo avanti il nostro progetto di cambiamento e di rinnovamento delle classi dirigenti avviato a Polistena nel 2010 e lontano dal particolarismo e dagli interessi affaristici e mafiosi. Ci aspettiamo una reazione adeguata dello Stato e delle forze dell’ordine. Occorre dopo questo episodio evitare l’isolamento”, ha fatto eco a Diliberto il Primo Cittadino della cittadina calabrese, che ha anche spiegato di aver trovato una lettera dal contenuto sinistro: “La prossima volta ti faremo saltare in aria, a te ed alla tua famiglia Tripodi. Zio e cugini ora basta“. Il sindaco infatti è un figlio d’arte; suo nonno infatti era nientemeno che Mommo Tripodi, bandiera del Pci calabrese che per ben 32 anni fu sindaco di Polistena e parlamentare per ben 5 legislature in cui ricoprì ruoli di primordine nella commissione antimafia. Mommo Tripodi si rese protagonista di varie azioni contro il malaffare e si guadagnò l’odio della criminalità organizzata che cercò anche di ucciderlo più volte. Insomma, quando i mafiosi vedono “rosso” dai tempi di Portella della Ginestra a oggi, c’è sempre da stare attenti.

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