Polveriera Egitto. Morsi nell'occhio del cicloneTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Polveriera Egitto. Morsi nell’occhio del ciclone

 

Egitto nel caos dopo che nelle ultime settimane si sono moltiplicate le adesioni dei cittadini a una raccolta firme per sfiduciare il presidente Morsi, capo dei Fratelli Musulmani. E il clima è sempre più da guerra civile.. 

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Venersì alla fine della preghiera tradizionale migliaia e migliaia di cittadini si sono radunati nuovamente in piazza Tahrir, il vero simbolo delle proteste che ormai tre anni fa hanno posto fine al regime di Hosni Mubarak, e hanno poi ospitato le successive battaglie con la polizia. Questa volta però i manifestanti protestavano contro Mohamed Morsi, il presidente egiziano che ha sostituito l’odiato Mubarak senza però porre fine ai motivi che portarono, tre anni fa, alla sollevazione popolare. Non solo, Mohamed Morsi è colui che ha diviso ulteriormente l’Egitto, dividendo i credenti dai laici, senza far nulla per andar contro il malgoverno e per far ripartire un’economia resa asfittica da anni di incertezza interna. I manifestanti hanno raccolto decine di migliaia di firme, una vera e propria petizione popolare, per chiedere a gran voce le dimissioni di Morsi. L’odio e la rabbia, soprattutto dei giovani delle grandi città,  nei confronti dei Fratelli Musulmani cresce sempre di più, e giovani hanno scandito a gran voce slogan contro il partito e il presidente per chiedere nuove elezioni presidenziali.  I cortei, con cartelli e striscioni sono arrivati da tre diversi quartieri del Cairo: Mohandessin, Shoubra e Sayeda Zenab

I manifestanti, riuniti nel movimento Tamarod (ribellione) che, a dire degli organizzatori, avrebbe gia’ raccolto nei giorni scorsi circa 2 milioni di firme, sventolavano bandiere egiziane e anche quelle dei movimenti di sinistra come quello comunista, il Movimento 6 Aprile, e quelle del partito Al Dostour (la Costituzione) capeggiato dal premio Nobel Mohamed el Baradei, e quello della Corrente Popolare, capeggiato dal nasseriano Hamdeen Sabahi. In alcuni quartieri del Cairo ci sono anche stati lievi scontri tra manifestanti e fedeli appena usciti da una moschea dove l’imam aveva sollecitato una preghiera per Mohamed Morsi. Un imponente servizio d’ordine e’ stato schierato nelle vicinanze di piazza Tahrir intorno alla sede del ministero dell’interno, nel timore di eventuali attacchi da parte di oppositori del ministro, accusato di usare gli stessi metodi di repressione dei governi del periodo di Hosni Mubarak, il presidente dimessosi l’11 febbraio 2011 dietro la pressione della piazza. Insomma il clima in Egitto sembra essere molto vicino a quello da guerra civile, con due parti, una più moderna e laica, e l’altra conservatrice e religiosa, che non riescono a parlarsi. In tutto questo c’è un Paese impoverito e arrabbiato nei confronti di un governo che non ha fatto nulla per migliorare le condizioni dei cittadini, e il cui esercito sembra essere sempre più scontento per via dell’instabilità.

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