Polveriera Iraq. Le colpe non sono di BaghdadTribuno del Popolo
giovedì , 23 marzo 2017
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Polveriera Iraq. Le colpe non sono di Baghdad

Iraq in fiamme, venti di golpe a Baghdad e avanzata dell’Isis (Stato Islamico) nel nord-ovest del Paese dove sono stati trucidati centinaia di civili yazidi come infedeli. Gli Usa hanno cominciato i raid contro l’Isis ma in realtà sembrano voler lasciare Baghdad sola con i suoi guai. Di chi è la responsabilità di quanto sta accadendo? Del premier Nuri al-Maliki o della miopia e del cinismo dell’Occidente? 

La carne a fuoco in questa estate di guerre e crisi mondiali è molta, ce ne rendiamo conto, e il pubblico ha quasi maturato una sorta di forma di stanchezza nei confronti dell’Iraq, paese che occupa le prime pagine della cronaca bellica ormai da dieci anni. Il popolo iracheno però continua a soffrire e a morire di fronte all’indifferenza del mondo, e a poco o a nulla servono le tardive campagne di sensibilizzazione che arrivano sempre troppo tardi, quando ormai non servono più a nulla. Così decine di migliaia della minoranza Yazida fuggono disperati verso il Kurdistan iracheno con solo i peshmerga ad aiutarli mentre i jihadisti dell’Isis avanzano bruciando le loro case e uccidendo tutti quelli che non si convertono all’Islam, proprio come nel medioevo. In questo contesto caotico gli Stati Uniti si ergono a difensori degli oppressi e cominciano i bombardamenti contro l’Isis, lo stesso Isis armato da Arabia Saudita, Qatar, Turchia e altri stati da sempre allineati a Washington, ma stranamente Obama non ha mai detto una parola contro lo Stato Islamico quando si preponeva di far fuori Assad e Damasco. Anzi, in Siria vanno dicendo da oltre due anni che i peggiori fanatici e jihadisti del mondo si sono radunati proprio nel nord della Siria per realizzare un califfato islamico mediante esecuzioni di massa, crocifissioni e violenze, ma fin quando l’Isis non andava contro gli interessi della Casa Bianca, era tutto ok. Ora si scopre che in Iraq esiste l’Isis che decapita e uccide innocenti, e l’Occidente che potrebbe finalmente aver trovato una buona occasione per effettivamente difendere degli oppressi dagli aguzzini cosa fa? Accusa Nuri al-Maliki di politiche settarie pro-sciite, il che tradotto significa che viene mal digerita la vicinanza di Baghdad a Damasco e Teheran. Se poi si prende la notizia dei file segreti divulgati sull’Nsa da Snowden, ecco che emergono ombre dietro la formazione stessa dell’Isis, con il suo leader Al-Baghdadi che sarebbe stato un agente vicino agli Usa e al Mossad. Cosa dire dunque di questa farsa che si gioca sulla pelle del popolo iracheno? Cosa dire di Paesi come gli Stati Uniti che da oltre tre anni appoggiano jihadisti dalla Libia all’Egitto fino alla Siria e oggi scoprono che costoro sono dei “cattivoni” che uccidono i civili? Dire la verità nel mondo della menzogna globale, è davvero un atto rivoluzionario.

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