Pompei. Emblema del crollo culturale ItalianoTribuno del Popolo
venerdì , 26 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Pompei. Emblema del crollo culturale Italiano

Nella prima settimana di marzo ci sono stati due nuovi cedimenti nell’area archeologica di Pompei. Sono solo gli ultimi di molti. Assistiamo impotenti alla devastante incapacità dello Stato Italiano di preservare e valorizzare un patrimonio unico e di tutti. 

Fonte: Oltremedianews

L’unicità del patrimonio artistico e culturale di Pompei non sfugge a nessuno. O meglio a qualcuno. Quel qualcuno a cui per primo dovrebbe stare a cuore un preziosissimo tesoro che si custodisce da millenni. Questo irresponsabile personaggio è lo Stato Italiano. Che, come spesso accade, tutto sembra fare fuorché preservare il nostro patrimonio. Così mentre i crolli si susseguono, a Roma si organizzano riunioni d’urgenza e piani straordinari legati tutti dalla concretezza dell’inoperatività assoluta. Cambiano freneticamente i vertici, gli amministratori e i faccendieri eppure non cambiano mai le immagini deimuri, delle tombe e dei templi franati a terra.In questi primi giorni di marzo ne abbiamo viste molte. Il primo crollo si è verificato nella serata del Primo marzo nel Tempio di Venere con la caduta di alcune pietre dalla spalletta del quarto arcone sottostante la struttura antica. La muratura, interessata da alcune lesioni, era già stata puntellata. L’area è interdetta al pubblico. L’altro crollo, il più grave, rilevato nella mattina del 2 marzo. La tomba di Lucius Publicius Syneros è nota per l’iscrizione in marmo – per fortuna non interessata dal crollo – riportante i nomi delle persone che vi furono sepolte: oltre al «padrone di casa» Lucius Publicius Syneros, i suoi liberti Aebia Fausta, Lucius Aebius Aristo e Aebia Hilara. Gli ultimi crolli in ordine di tempo risalgono all’estate del 2013 ed al novembre del 2013, quando abbiamo assistito a qualcosa come cinque episodi in soli 28 giorni.L’avvertimento del presidente della Commissione nazionale italiana per l’Unesco, Giovanni Puglisi, è inequivocabile: “Purtroppo sono situazioni annunciate – dice – non c’è più tempo da perdere dal punto di vista burocratico occorre un piano di interventi straordinario, che metta in sicurezza l’intera area di Pompei dal punto di vista geologico e geo-idrico, perché se questi terreni non hanno un drenaggio forte delle acque piovane è chiaro che Pompei è destinata a crollare per intero“.

Eppure i soldi per farlo ci sarebbero. Infatti è stato istituito, nel 2011, un fondo straordinario dell’Unione Europea da 105 Milioni, per un Grande progetto Pompei. In pratica dei 105 milioni di euro finora ne sono stati spesi o impegnati solo un terzo. Bruxelles minaccia di riprendersi gli altri se non verranno ben utilizzati entro il 2015.

Il tempo passa, i problemi si accumulano. Le soluzioni possibili così sono sempre meno. Adesso il lassismo delle istituzioni ha un nuovo volto da consumare. A Dario Franceschini, il compito di evitare quello che allo stato attuale appare inevitabile. Un crollo irreversibile.

  Giulio Mario Morucci

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top