Pompei, il "petrolio" italiano che nessuno vuole sfruttareTribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Pompei, il “petrolio” italiano che nessuno vuole sfruttare

Pompei, il “petrolio” italiano che nessuno vuole sfruttare

Ancora uno scandalo a Pompei dove gli scavi sono rimasti chiusi a Natale e rimarranno chiusi a Capodanno. Si tratta dell’ennesimo schiaffo all’immagine dell’Italia e alle sue antiche vestigia che somigliano a enormi pozzi di petrolio che nessuno vuole sfruttare. Il ministro Franceschini motiva e giustifica la scelta ma la sensazione è che la valorizzazione dei beni culturali non sia considerata una priorità per il nostro Paese. 

Non c’è pace per Pompei, prima colpita dai crolli e dall’incuria poi anche dalle polemiche dopo che gli scavi sono rimasti chiusi il giorno di Natale e rimarranno presumibilmente chiusi anche a Capodanno. Il motivo ufficialmente è quello spiegato dal ministro Franceschini che ha riferito come la chiusura sia stata decisa dai sindacati e “dettata dalla bassa affluenza di turisti durante le festività”. Secondo Franceschini infatti lo scorso Natale solo 800 persone hanno visitato gli scavi e di conseguenza sarebbe arrivato l’ordine di chiudere dalla Soprintendenza in quanto mancano i soldi per pagare lo straordinario festivo. Avete capito bene, forse il più bello e più importante scavo archeologico al mondo rimane chiuso nelle festività, ovvero proprio quando dovrebbe rimanere aperto, perchè non si trovano i soldi per pagare il personale che dovrebbe lavorarci. E dire che il personale che lavora nella gestione dei beni culturali è pure pochissimo a fronte della straordinaria ricchezza del nostro patrimonio culturale che viene gestito come un ingombrante retaggio da tutelare alla bella e meglio piuttosto che per quello che è, ovvero una immensa risorsa che potrebbe tranquillamente essere paragonata a un gigantesco giacimento di petrolio; petrolio che però il nostro Paese per motivi diversi non vuole sfruttare. E viene quasi da pensar male dal momento che l’Italia è un Paese unico al mondo da questo punto di vista essendo lo Stato dove maggiormente si concentrano i beni culturali mondiali. Non si può dunque di certo parlare dell’Italia paragonando i suoi beni culturali e la loro gestione alla situazione di altri paesi dal momento che l’Italia è assolutamente un paese unico nel suo genere. Eppure per uno strano scherzo del destino l’Italia sembra quasi rinnegare la propria ricchezza per inseguire altri modelli, rinunciando a valorizzare il proprio passato e quindi il proprio “petrolio”. Si considerano a trattare i siti archeologici come dei servizi da erogare costosi e vetusti e non come un vero e proprio volano di ricchezza culturale, economica e sociale che potrebbe spingere il Paese verso una nuova ripresa. Così proprio perchè non si trovano nemmeno i soldi per pagare qualcuno che tenga aperta Pompei a Natale ecco che gli albergatori alzano la voce assieme alle agenzie che avevano già venduto i pacchetti viaggio mesi e fa e ora verranno sommerse da richieste di risarcimento dal momento che la chiusura natalizia non era prevista. Anche Antonio Irlando, presidente dell’Osservatorio patrimonio culturale, si è scagliato contro Franceschini: “È incredibile che Franceschini abbia consentito un danno incalcolabile per l’economia turistica di Pompei e la reputazione italiana, ora qualcuno dovrebbe chiedersi, individuandone e sanzionandone le responsabilità. Quanto hanno perso l’Italia e Pompei a non riconoscere un modestissimo extra festivo?”. Dal conto suo il ministro si difende sostenendo che persino il Louvre resta chiuso a Natale Capodanno e sicuramente avrà le sue buone ragioni per sostenere che gli scavi non potessero essere aperti tuttavia questa triste storia ci serve a indicare in modo deciso il problema di questo Paese, ovvero che non si cambia registro e non si decide di valorizzare quelle che davvero sono le ricchezze del Paese si finirà inevitabilmente per depauperarle. E viene quasi da pensare che i beni archeologici e culturali proprio perchè ricchezza di tutti non interessino nel mondo del privato e della massimizzazione del profitto a tutti i costi. E invece lo Stato investendo in modo pianificato proprio nella gestione dei beni archeologici e culturali potrebbe realizzare un vero e proprio “New Deal” magari garantendo a migliaia di giovani laureati in materie umanistiche di poter aver un ruolo nella ricostruzione del Paese. Visto e considerato che scavi come Pompei potrebbero attirare dieci volte tanto il numero di turisti che attrae oggi, anche un pollo capirebbe le potenzialità di sviluppo che ci sono dietro questo progetto, solo che qualcuno preferisce investire le risorse dello Stato in altro modo.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/riccardohelg/2222044757/”>Riccardo Helg</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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