Pompei rischia la "black list" dell'UnescoTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Pompei rischia la “black list” dell’Unesco

Il sito archeologico di Pompei rischia di venire cancellato dall’elenco dei siti Unesco a causa del degrado e della non adeguata gestione della conservazione. La reputazione mondiale dell’Italia viene quindi messa in discussione, ma il governo ha altre idee.

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Si parla di disoccupazione endemica, si parla di un Paese che rischia di sprofondare nella povertà, si parla di desertificazione industriale, di delocalizzazioni, licenziamenti, ma non si parla mai di valorizzare le ricchezze vere del Paese, quelle culturali. Sarà che non producono direttamente ricchezza, e quindi per il capitalismo altro non sono che costose rovine, ma ora rischiamo anche di subire un duro schiaffo di immagine che sarebbe per certi versi imperdonabile. Stiamo parlando del sito archeologico di Pompei, una meraviglia che tutto il mondo ci invidia e che invece il nostro governo abbandona da decenni a una incuria imperdonabile. Ora che il rischio per Pompei di essere “cancellata” dall’elenco dei siti Unesco, patrimonio dell’Umanità, per il degrado e per la non adeguata gestione della conservazione. Un rischio concreto e che potrebbe valere anche per Oplontis ed Ercolano. Si tratterebbe di un vero e proprio schiaffo alla reputazione mondiale del nostro Paese, uno schiaffo che il nostro governo sembra non voler far nulla per evitare. L’Unesco nei giorni scorsi ha sottolineato la cattiva gestione della conservazione degli scavi di Pompei.  Durante la seduta internazionale di lavoro tenutasi in Cambogia nei giorni scorsi, è stato stabilito con ampia benevolenza  di rimandare al 2015 l’eventuale iscrizione nell’elenco dei “siti in pericolo” e di “monitorare attentamente” quanto verrà fatto per lo stato di conservazione dell’area archeologica pompeiana. Gli ispettori delle Nazioni Unite che si sono recati a Pompei nei mesi scorsi hanno espresso preoccupazione constatando diversi crolli e altre case a rischio crollo per cui il governo non sta approntando assolutamente nulla. Nella relazione degli esperti internazionali si legge del “cattivo stato di manutenzione di parti di Pompei e del progressivo deterioramento di dipinti murali, pavimenti a mosaico e altre decorazioni”. Notizie che, se ci pensate bene, non ci lasciano sbalorditi dal momento che sono almeno due anni che si verificano crolli nel sito di Pompei.  Intanto gli interventi programmati nell’area archeologica sono in ritardo sulla  tabella di marcia, e le prime tre gare sono state aggiudicate con ribassi record, superiori al 50% del valore di partenza. Come se non bastasse gli ispettori Unesco si sono anche detti preoccupati della possibilità che si possano concludere gli interventi entro il 2015, come stabilito dall’Unione Europea che ha cofinanziato l’intervento del valore complessivo di 105 milioni. Ma manca proprio un piano di gestione relativo al parco archeologico di Pompei, dato questo che certifica la scarsa lungimiranza del governo, incapace di comprendere che i siti archeologici come quello di Pompei Oplontis potrebbero rappresentare un volano per la crescita economica straordinario.

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