Portogallo. Divieto per la sinistra al governo?Tribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Portogallo. Divieto per la sinistra al governo?

Pochi sanno che in Portogallo, dove si portano avanti le misure di austerity da oltre quattro anni, il presidente della Repubblica si è rifiutato di conferire l’incarico di governo alla coalizione di sinistra in quanto sarebbe una forza antieuropeista, contraddicendo quindi la Costituzione lusitana. Insomma siamo di fronte al divieto per la sinistra di governare? 

Spesso si parla a sproposito di torsione autoritaria, magari adducendo esempi forzati o operando delle forzature concettuali che non servono certo a una maggiore complessità della fase drammatica di cambiamento che stiamo vivendo. Se ne è parlato in occasione della Grecia dove abbiamo tutti constatato l’esistenza di una serie di “ricatti” che impediscono l’effettivo sviluppo della sovranità popolare, ma se ne dovrebbe parlare soprattutto in occasione del Portogallo, paese che interessa sempre molto poco la stampa europea.

Eppure in Portogallo dopo l’annuncio successivo alle elezioni dell’ottobre 2015 del patto di governo tra il partito socialista, il Bloco de Esquerda e il Partito Comunista, il presidente della Repubblica portoghese Anibal Cavaco Silva ha pensato bene di non conferire loro l’incarico di formare il governo, come invece avrebbe dovuto fare applicando la Costituzione. La motivazione addotta dal presidente dovrebbe fare riflettere a lungo sul senso delle elezioni in questa Europa che appare sempre di più in mano a pochi: “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, […] di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato. […] Dopo aver affrontato il programma di assistenza finanziaria, con pesanti sacrifici, è mio dovere, e rientra nei miei poteri costituzionali, fare tutto ciò che è possibile per prevenire l’invio di falsi segnali alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati”.

Vale a dire che se anche l’elettorato lo decidesse non potrebbe farlo, e questo nonostante il Portogallo sia stato già sottoposto a una politica di austerity da lacrime e sangue da parte della Troika per quattro lunghi anni. Il Portogallo però nel 2014 è anche riuscito a uscire dal programma di assistenza finanziaria restituendo il debito alle banche e alle istituzioni creditrici. Ovviamente a pagare sono stati lavoratori e pensionati, magari gli stessi che avrebbero voluto vedere la coalizione di sinistra al governo. Il protagonista di quei tagli è stato il partito socialdemocratico di Passos Coelho, lo stesso che è stato confermato vincitore alle urne nell’ottobre del 2015 ma che non ha avuto garantita la maggioranza in Parlamento necessaria a governare. A quel punto tutti davano per scontato che il Partito Socialista appoggiasse i socialdemocratici, invece i socialisti a sorpresa hanno trovato un’intesa con il Bloco de Esquerda e il Partito Comunista Portoghese, raggiungendo così la maggioranza in Parlamento. Chiaramente il Bloco de Esquerda e i Comunisti per partecipare all’alleanza hanno rinunciato alla richiesta di uscita da Nato ed Euro, ma questo non è bastato.

Per aderire al patto, i socialisti hanno chiesto e ottenuto che le formazioni di sinistra rinunciassero alle richieste di uscita dall’Euro e dalla Nato.Insomma i comunisti al governo non si possono vedere, anche quando rinunciano alle rivendicazioni “scomode”, e nessuno in Europa si sconvolgerà per questo. Il presidente Cavaco Silva ha preferito chiedere al partito socialdemocratico di formare un governo di minoranza, e viene da chiedersi quindi che senso abbia continuare a votare se certe forze politiche comunque non possono vincere.

@Gracchus Babeuf

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