Portogallo. Il governo si tinge di rosso contro l'austerityTribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Portogallo. Il governo si tinge di rosso contro l’austerity

Dopo che due settimane fa il presidente della Repubblica lusitano Cavaco Silva si è rifiutato di consegnare il governo alla “coalizione rossa” ora potrebbe essere varato un nuovo governo a guida socialista con l’appoggio esterno della sinistra e dei comunisti del PCP. E se il presidente si rifiuterà per non fare arrabbiare troppo l’Unione Europea e deciderà invece la nascita di un governo tecnico, il paese potrebbe scivolare verso un periodo di incertezza e instabilità.

Non basta nemmeno vincere le elezioni per mettere in discussione le politiche di austerity, questa è la lezione che possiamo apprendere da quanto accaduto in Portogallo dove l’intervento senza precedenti del presidente della Repubblica Cavaco Silva ha impedito momentaneamente alla “coalizione rossa” di fare un governo dopo l’esito delle elezioni.  “In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla NATO ” aveva dichiarato per giustificare il suo intervento, peccato che il Parlamento lusitano abbia letteralmente silurato il suo tentativo bocciando in modo clamoroso l’austerity portata avanti dal centrodestra in modo pedissequo almeno dal 2011, al punto che Lisbona era divenuta quasi un modello da seguire a livello europeo a differenza della “recalcitrante Grecia. Socialisti, comunisti del PCP e il Bloco de Esquerda (una sorta di Syriza lusitana) hanno votato compatti ampliando persino la propria maggioranza.

Ora il presidente della Repubblica Cavaco Silva dovrà prendere atto della situazione, del resto ci aveva provato a strappare il governo alla sinistra, oppure potrà tentare un nuovo colpo di mano magari facendo creare un governo tecnico che a quel punto però si scontrerebbe con una situazione esplosiva di rivolta popolare e incertezza totale di investitori e mercati. Intanto la sinistra lavora a pancia a terra per trovare una soluzione, e la sensazione è che si vada verso accordi separati stretti tra il Partito Socialista e il Partito Comunista, il PS e il Bloco de Esquerda, e il PS e i Verdi. In questo modo i socialisti stringerebbero tre diverse alleanze, firmerebbero tre diversi documenti con il risultato di un indebolimento complessivo di tutta l’impalcatura ma con il merito di trovare se non altro un terreno d’azione comune, ovvero quello di guidare l’avversione popolare verso le misure di austerity imposte nel paese negli ultimi quattro anni. Ecco quindi che il nuovo governo potrebbe essere guidato dal leader socialista Antonio Costa, tutto sommato un personaggio moderato che potrebbe venire considerato dall’UE come il “male minore” rispetto ai pericolosi bolscevichi della coalizione. Il programma di Costa però parla di ripristino dell’indicizzazione delle pensioni, della reintroduzione dei sussidi per i poveri, dell’innalzamento degli stipendi pubblici e del ripristino delle giornate di festività abolite dal precedente governo. Non solo, Costa ha anche promesso la riduzione al 13% dell’IVA per la ristorazione che oggi invece è al 23, 25%, tutte misure che ovviamente non piacciono assolutamente all’Unione Europea e alla Troika. Se non altro i socialisti hanno promesso di non voler violare le regole di deficit di bilancio comunitarie assicurando così il pieno compimento degli obblighi internazionali di Lisbona.

Per rassicurare i mercati e la Troika lo spauracchio del Partito Comunista e del Bloco de Esquerda rimarrebbero fuori dal governo, fornendo un appoggio esterno a Costa. In questo modo forse Cavaco Silva potrebbe concedersi ad appoggiare il governo, ma nel caso non lo facesse e decidesse di indire nuove elezioni da tenersi nel giugno 2016 si verrebbe a creare una situazione potenzialmente esplosiva e senza precedenti. Lo stesso concetto di “democrazia” subirebbe un brusco colpo in un momento di estrema difficoltà economica, basti pensare che tra il 2011 e il 2013 l’economia lusitana si è ristretta del 6% e il tasso di disoccupazione ha raggiunto il livello record del 17% (oggi sceso al 14%). E con una popolazione sempre più povera le politiche di austerity portate avanti dal centrodestra di Coelho hanno scavato un solco, consegnando di fatto Lisbona alla Troika con un piano draconiano che ha previsto l’aumento dell’IVA, licenziamenti di massa del pubblico impiego e privatizzazioni selvagge in cambio di 78 miliardi di euro per risanare le finanze del Paese, le finanze si intende non certo le tasche dei cittadini. Con un rischio povertà che si aggira intorno al 27,4% della popolazione e un debito pubblico altissimo, la sensazione è che i cittadini siano stanchi e vogliano finalmente inaugurare un periodo di crescita. Ma l’Europa potrà tollerare l’avanzata di forze di sinistra che vogliono ribaltare il tavolo e invertire la rotta dell’austerity?

@DC

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