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sabato , 27 maggio 2017
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Portogallo. Lisbona cede alla piazza e rivedrà i tagli

Al termine di due settimane di mobilitazioni e proteste, il governo di centrodestra del Portogallo ha annunciato che rivedrà i tagli previsti. Evidentemente un’alternativa ai tagli indiscriminati della spesa sociale esiste…

Ci sono volute due settimane di mobilitazione continua per piegare il governo di destra di Lisbona, ma alla fine i manifestanti ce l’hanno fatta. E’ arrivato il tanto atteso annuncio del governo portoghese che ha annunciato di voler rivedere i tagli anche se ha ricordato che, per pagare i creditori, comunque si dovranno operare tagli altrove. Sabato scorso migliaia di giovani, colorati, chiassosi, e incazzati, avevano affollato le strade del centro di Lisbona per dire “no” alla Troika. Al termine  migliaia di persone avevano assediato la sede locale del Fondo Monetario bersagliandolo con oggetti vari, ma i media di tutto il mondo hanno preferito oscurare il tutto, non si sa mai che potessero scatenare emulazione. Venerdì scorso altre migliaia di manifestanti hanno protestato sempre a Lisbona davanti al palazzo di Belem, residenza del Presidente Cavaco Silva, proprio mentre si stava tenendo una riunione di Consiglio di Stato per analizzare le nuove misure di austerity ordinate dalla troika. Si trattava di un piano di tagli alla spesa pubblica, ovviamente, e di un amento vertiginoso delle tasse a fronte dei  78 miliardi di “aiuti” concessi al Paese nel 2011 da Ue, Bce e Fmi. Una popolazione come quella portoghese che ha già pagato in prima persona la crisi, proprio non riesce a sopportare nuovi tagli, ancor più che il tenore di vita dei lusitani è tornato a essere quello della dittatura di Salazar negli anni Settanta. la rabbia è esplosa in tutto il Paese e ci sono anche stati quattro arresti dopo che alcuni manifestanti hanno lanciato petardi contro il palazzo presidenziale. Alla luce delle continue proteste il governo è stato quindi costretto a convocare un Consiglio di Stato d’emergenza per fare il punto, al termine del quale il governo ha annunciato una revisione dei tagli sin qui decisi, in particolare di quelli che prevedevano un aumento dell’imposizione fiscale per i lavoratori dall’11 al 18% e una diminuzione di quella per le imprese dal 23,75 al 18% con lo scopo di incentivare la creazione di nuovi posti di lavoro e di ridurre la disoccupazione. Un aumento dei contributi da versare alla Sicurezza Sociale che si tradurrebbero in una decurtazione salariale netta del 7%. Il timore è che quella del governo sia una semplice manovra volta a dare un contentino alla piazza per disinnescarla. Il governo di destra di Coelho comunque, taglierà altrove perchè le risorse vanno trovate comunque per ripagare quegli ormai famosi 78 miliardi di euro.

D.C.

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