Povera Italia stretta tra Renzi e forconiTribuno del Popolo
mercoledì , 25 gennaio 2017
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Povera Italia stretta tra Renzi e forconi

Povera Italia stretta tra Renzi e forconi

Tra primarie del Pd e preparazione dello sciopero del 9 dicembre, l’Italia trattiene il fiato. Nulla di nuovo all’orizzonte con l’avanzata di Renzi che si fa sempre più preoccupante e la serrata dei negozianti con voci di infiltrazioni di estrema destra e di minacce ai commercianti per tenere chiuso. 

E’ una domenica importante quella dell’Immacolata, una domenica in cui i militanti del Pd sono stati chiamati a formare lunghe file per andare a votare le primarie, consegnando due euro che in questi tempi grigi pesano eccome. La scelta? Una scelta che lascia ben poco entusiasti più che altro perchè è l’esito a sembrare scontato, ovvero la vittoria schiacciante di Matteo Renzi, un atto che anche plasticamente segnerà la fine della sinistra come l’abbiamo conosciuta. Non che, beninteso, fosse rimasto molto all’interno del Pd, di sinistra. E in tutto questo il 9 dicembre, proprio il giorno dopo, i Forconi, sì proprio loro, assieme a un profluvio di gruppi di neofascisti e di cittadini arrabbiati e delusi con il governo, hanno deciso di indire uno sciopero nazionale utilizzando toni a dir poco preoccupanti. Non solo, in una delle assemblee preparatorie uno degli organizzatori aveva detto di auspicarsi una sorta di governo di solidarietà nazionale con tanto di militari annessi, una sorte di Golpe Borghese bis, guardacaso anche quello ai tempi dell’Immacolata. E la cosa preoccupante è che in un’Italia in cui tutti urlano e si ergono a depositari della giustizia e del benessere nazionale, tutta questa antipolitica sembra fomentare una protesta sociale che si connota inevitabilmente di qualunquismo e di destra. Basti pensare che in molte località si è letto di commercianti minacciati per tenere chiuso il 9 dicembre, modalità che ricordano da vicino la mafia e il fascismo più che una protesta di popolo. E tutto questo accade mentre dall’altra parte Renzi sembra avviarsi alla vittoria, configurando plasticamente uno scollamento della cosiddetta sinistra dalla società reale pressochè totale, una americanizzazione del sistema politico portato avanti per strappi insomma, lasciando il ribellismo e la protesta sociale in mano ai rigurgiti reazionari e e alle jacquerie. Tutto questo però segnala un’opportunità per la sinistra, quella vera, ovvero la reale possibilità di rilanciare e sfidare questi movimenti qualunquisti sul loro terreno, non limitandosi cioè a organizzare la rabbia “contro” qualcosa, ma cercando di organizzarle e inserirle all’interno di un contesto più ampio, quello della lotta a un sistema economico e politico sempre più opprimente.

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