Povero e arrabbiato? Non sei di modaTribuno del Popolo
venerdì , 28 luglio 2017
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Povero e arrabbiato? Non sei di moda

La crisi sta creando migliaia e migliaia di giovani e meno giovani sempre più depressi e arrabbiati perchè espulsi dal mercato del lavoro e quindi dalla società. Disillusi, arrabbiati, per la cultura del profitto sono semplicemente “inutili”.

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C’è chi ha parlato del neoliberismo come dell’ultima grande rivoluzione del XX secolo. Una rivoluzione con una ideologia, quella neoliberista, non meno fanatica di altre ideologie più note. Il culto nel profitto, nel mercato, ha portato milioni di persone a credere che il progresso materiale del sistema capitalistico uscito vincitore dal conflitto con il comunismo fosse inarrestabile. Quando però la crescita si è fermata e il capitalismo ha cominciato a produrre milioni e milioni di poveri, disoccupati, precari, esclusi dal mondo del lavoro, ecco che i ditirambici difensori a oltranza del neoliberismo hanno ricominciato la loro offensiva portando avanti la colpevolizzazione proprio di coloro che sono le vittime del sistema vigente. Il meccanismo alla fine è sempre quello, non trovi lavoro?, è colpa tua. Hai lavorato per anni in un’azienda statale che viene chiusa perchè improduttiva? Ci spiace, ma del resto cosa possiamo fare, darti da mangiare comunque anche se non ci conviene?, e così via. Ciò accade perchè non esiste più alcun modello alternativo che si contrapponga a quello vigente, e quindi per quale motivo coloro che traggono vantaggio da questa organizzazione della sociale dovrebbero fare un passo indietro? E se poi si riesce a convincere gli sfruttati di essere anche loro un pò sfruttatori, il giuoco è bello e che fatto. In questo Silvio Berlusconi è stato un genio, e ha sicuramente fatto da apripista a livello mondiale dato che per venti lunghi anni ha lanciato un’offensiva politica e culturale tesa a scardinare valori come solidarietà, onore, dignità e onestà con altri più redditizi come l’apparenza, l’individualismo, il cinismo, la furbizia. Questo a ben vedere è il capolavoro finale, far credere alle masse di sfruttati che dovrebbero unirsi per reciproco interesse che in realtà non lo sono, e che vivono in un sistema dove chiunque, con furbizia, bellezza e spietatezza nei confronti dei suoi simili più deboli, può salire la vetta. Persino Papa Bergoglio si è scagliato contro la “cultura dello scarto” del neoliberismo, dove i problemi sociali vengono risolti semplicemente ignorandoli, o peggio dando la colpa di essi proprio alle fasce sociali più svantaggiate. In questo modo si consuma l’inganno, con uomini e donne sfruttati oltre ogni misura che però provano disgusto per coloro che gli ricordano la loro miserabile condizione, elogiando e rispettando al contrario coloro che gli dicono che va tutto bene. Insomma povero, colto e arrabbiato non è di moda, è da sfigati nella società delle carte patinate, delle insegne luccicose, delle donne in calze a rete e degli imprenditori impomatati unti dal signore.

Le insegne luminose si sa, attirano gli allocchi. Cosa accadrà però quando gli allocchi non avranno più grano da beccare?

Gracchus Babeuf

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