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lunedì , 23 gennaio 2017
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Preti che odiano le donne

La lettera di Don Piero Corsi, parroco di Santo Terenzo (La Spezia), suscita indignazione e allarme. Il parroco accusa le donne della colpa del gran numero di femminicidi che avvengono in Italia. La presidentessa del Telefono Rosa chiede l’intervento del Vaticano, ma la Santa Sede, oltre ad intervenire sul singolo caso, dovrebbe rivedere la sua politica sulle donne, inaccettabile in un paese che è al primo posto in Europa per numero di femminicidi.

piero corsi

Fonte: Oltremedianews.it

A Natale si è tutti più buoni. Qualcuno, invece, è più imbecille. È senza dubbio il caso di don Piero Corsi, parroco di Santo Terenzo in provincia di La Spezia. Durante l’omelia della messa di Natale don Piero ha avuto la brillante idea di rileggere – in modo del tutto personale – la lettera apostolica di Giovanni Paolo II “Mulieris dignitatem”, raggiungendo la conclusione per cui se avvengono tanti femminicidi la colpa è della donna. Temendo forse di non essere stato abbastanza chiaro il curato ha pensato bene di affiggere, come un novello Lutero, le sue tesi sulla bacheca della chiesa. Nel manifesto di don Corsi si legge che “la responsabilità nei casi di omicidi, stupri, e violenze sessuali è della donna che provoca con abiti succinti. Le donne facciano autocritica, quante volte provocano? Possibile che gli uomini in un sol colpo siano impazziti tutti? Colpa delle donne che cadono nell’arroganza e si sentono indipendenti. Donne e ragazze in abiti succinti provocano gli istinti, facciano un sano esame di coscienza: forse ce lo siamo andati a cercare”.

Il testo si commenta da solo. Parlare di follia sarebbe un attenuante per questo criminale che dovrebbe essere fermamente punito dalla giustizia ordinaria e canonica. Di tale parere anche Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidentessa di Telefono Rosa, che chiede l’intervento immediato del Papa e del vescovo di La Spezia poiché, afferma Carnieri Moscatelli “Questo messaggio è una vera e propria istigazione a un comportamento violento nei confronti delle donne perché si offre un’inaudita motivazione ad atti criminali contro di esse. In Italia, che è il Paese con il maggior numero di femminicidi d’Europa e ha un altissimo numero di violenze consumate all’interno delle mura domestiche, un episodio come questo non è più tollerabile”.

Ma vedendo il curriculum di don Corsi la cosa che sorprende è che il Vaticano già in passato sarebbe dovuto intervenire e richiamare all’ordine il prelato. Infatti già precedentemente don Corsi si era reso protagonista di atti di stupidità e violenza. A inizio ottobre aveva esposto nella bacheca vignette e frasi anti-islamiche, e, ancor peggio, qualche mese prima si era reso protagonista di una rissa con un clochard che era entrato in chiesa a chiedere le elemosina e che don Corsi (alla faccia della carità cristiana) aveva cacciato a suon di pugni arrivando addirittura a brandire contro di lui il candelabro dell’altare. Cosa serve al vaticano per comprendere che evidentemente questa persona va aspramente punito ed allontanato? Oppure siamo di fronte all’ennesimo caso in cui la chiesa copre le beghe dei suoi sacerdoti? In più, non sarebbe il caso che la Chiesa si aprisse ad una visione meno medioevale della donna? Infatti, leggendo la lettera apostolica “Mulieris dignitatem”, se è vero che Giovanni Paolo II condanni apertamente la violenza sulle donne (scrive il pontefice “in tutti i casi nei quali l’uomo è responsabile di quanto offende la dignità personale e la vocazione della donna, egli agisce contro la propria dignità personale e la propria vocazione”) e quindi l’interpretazione di don Corsi è solo frutto della sua devianza mentale, è pur vero che il ruolo della donna che emerge dall’epistola è ancora quello di moglie e madre, essere asessuato il cui primo valore dovrebbe essere la verginità fino al matrimonio. Sul fatto che il Vaticano è e sarà sempre un consorzio di potere patriarcale nessuno può né – probabilmente – potrà farci niente, ma è necessario che nei suoi rapporti con la società civile e laica si apra ad una visione della donna indipendente sul piano economico, lavorativo, sociale e sessuale. Soprattutto in un paese con una grande maggioranza di cattolici come l’Italia. Soprattutto nel paese europeo conil maggior numero di femminicidi d’Europa come l’Italia.

In chiusura si vogliono riportare, a beneficio dei don Corsi e di altri idioti simili, i dati allarmanti del Rapporto ONU sulla violenza sulle donne in Italia: una media di 100 femminicidi l’anno, 120 nel 2012, 1 milione e 150 mila le donne vittime di violenza nell’ultimo anno, 74.000 stupri o tentati stupri, il 43% delle donne italiane ha subito una volta nella propria vita violenza fisica o psicologica di varia natura, il 91% delle vittime non parla con nessuno della violenza subita. Sono dati raccapriccianti, terribili, una guerra di genere e di classe. Come afferma Rashida Manjoo, la rappresentate ONU che ha stilato il rapporto, “In Italia la violenza sulle donne è un crimine di Stato”. Ed il Vaticano, con il suo silenzio e la sua anti-modernità, è il complice ideale.

Antonio Siniscalchi
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