Primarie. Renzi rispolvera la strategia dell'autosufficienza. Ma con il premio al 42% guarda in realtà a Casini | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Primarie. Renzi rispolvera la strategia dell’autosufficienza. Ma con il premio al 42% guarda in realtà a Casini

Matteo Renzi ieri in un’intervista all’Avvenire ha rispolverato la strategia dell’autosufficienza. Né con Vendola né con Casini avrebbe dichiarato il sindaco di Firenze, ma di sicuro con questa legge elettorale presentarsi da soli è un “suicidio politico” oppure una mano tesa all’Udc.

Tratto da:http://www.oltremedianews.com/5/post/2012/11/primarie-renzi-rispolvera-la-strategia-dellautosufficienza-ma-con-il-premio-al-42-guarda-in-realt-a-casini.html

Gia che parli dalle colonne di un giornale come l’Avvenire è tutto dire. Matteo Renzi non perde mai occasione di stupire. Quando tutta Italia si interrogava per le vicende di Mirafiori e Pomigliano e sulla questione dell’Art 18, lui diceva che quest’ultimo non serviva a nulla, “che è un falso problema”. Oggi che il centrosinistra prova a ricompattarsi sul tema del lavoro, lui rispolvera la “strategia” dell’autosufficienza di veltroniana memoria. Se poi si pensa all’emendamento appena approvato da Pdl e Udc in materia di legge elettorale che assegnerebbe il premio di maggioranza a chi prende non meno del 42,5%, viene da chiedersi “o ci è o ci fa”.

Sì perché a fare il bastian contrario spesso si finisce per dire tutto il contrario di tutto, o più semplicemente si rischia di perdere la bussola tanto della strategia di lungo termine, quanto soprattutto della tattica nel breve. Così può succedere che, pur essendo il 42,5% una cifra astronomica non raggiungibile da alcuna forza parlamentare, il sindaco di Firenze ripronga la teoria del “meglio soli che male accompagnati” frutto dell’isolazionismo e della catastrofe elettorale registrata dai democratici e dalla sinistra tutta nel 2008.

E’ quanto si evince dall’intervista rilasciata all’Avvenire dal leader rottamatore: “Qui in Italia c’è un Parlamento talmente debole da essere quasi delegittimato. E che prova a fare una legge elettorale non in nome della chiarezza, ma dell’oscurità” ha esordito. Poi subito la stoccata al suo rivale Pierluigi Bersani: “Capirei la sua rabbia se in questi mesi si fosse comportato in maniera trasparente. Ma troppe tattiche, troppi tavoli. Bersani avrebbe diritto di alzare la voce se il suo comportamento fosse stato cristallino. E invece il gruppo dirigente del Pd non ha ascoltato il dolore della base, degli iscritti, delle associazioni. Chiedevano una legge elettorale chiara e invece i vertici del partito hanno fatto capire di essere più volte pronti a chiudere un accordo su un sistema di voto che non se non era il ‘porcellum’, era qualcosa che gli assomigliava molto”.

Chiaro qui il riferimento alle incertezze palesate dal n.1 Pd sia sul tema delle alleanze, sia su quello di legge elettorale e programma di governo. Tutto bene se non fosse che Bersani è, che piaccia o no, il segretario del più grande partito d’Italia; tanto grande quanto composito, il Pd ha al suo interno ex Dc, l’area liberal, i socialdemocratici riformisti (in maggioranza). Naturale che lavorare su un fronte tanto largo possa comportare problemi in ordine di tempestività delle decisioni. Senza voler difendere Bersani rispetto alle grandi contraddizioni cui un partito così composto può andare incontro, la sensazione è che il leader democratico senta la responsabilità di tener unita la sua formazione politica cercando di far ingoiare la pillola amara dell’incompatibilità con l’Udc alle aree più a destra e montiane del Pd. Non è detto che ci riuscirà, come non è detto che alla fine pezzi di Pd andranno a comporre la futura maggioranza centrista. Il quadro politico è impazzito, ma ciò che è certo è che Matteo Renzi con la dialettica che gli è propria avrebbe ben più facilità a dividere piuttosto che ad unire; aspetto non secondario visto che la legge elettorale, così come si presenta con le ultime modifiche, non tollererebbe coalizioni monopartitiche.

Ed infatti nonostante la legge elettorale è lui stesso a dichiarare le sue intenzioni in fatto di alleanze, e per farlo hadenunciato un presunto patto Bersani-Diliberto: “Vedo le mosse di Diliberto: voterà al primo turno Vendola e poi al secondo Bersani. Vuole la verità? Per me è un netto incoraggiamento ad andare avanti per la mia strada e nella chiarezza. Io rispetto a lui sono un’altra cosa. Totalmente un’altra cosa. E sono certo che se vinco io non avra’ nessun interesse a stare in coalizione. Perché io dico Europa e perché dico mai più come prima”. Infine l’affermazione che sa tanto di 2008: “Se vinco io andiamo da soli”.

E proprio su questa ultima battuta si potrebbe dibattere per ore. Come detto il tenore della dichiarazione è nel pieno stile renziano: non una parola sui contenuti, tanta vocazione verso “nuovo” e una buona dose di spavalderia. Ma tolte le certezze sceniche di facciata resta una domanda: esiste un Pd autosufficiente? Non parlo solo di numeri, ma anche di reale capacità programmatica, propulsiva, culturale.
Anche volendo però rimanere sul piano delle cifre, si fa difficoltà a pensare ad un Pd al 43%. Forse Renzi a furia di parlare di primarie ha scambiato l’Italia con l’America e il suo Partito Democratico con l’asino statunitense. O forse la risposta è un’altra, molto più semplice. Volendo la chiave è già nelle parole con cui il sindaco di Firenze ha presentato la sua candidatura alla corsa alle primarie: “per vincere servono i voti della destra” aveva detto nelle scorse settimane. Mai una parola contro le politiche del governo Monti, anzi Renzi ama questa Europa.

La verità è che con un premio di maggioranza al 42,5%, dire di andare da soli non è solo un atto di coerenza estrema,come lo definisce lo stesso Renzi, ma significa tendere implicitamente non una ma due mani all’Udc di Casini con cui si dovrebbe venire per forza di cose a patti qualora non uscisse una reale maggioranza dalle urne. Il tutto, a contrario della trasparenza e del decisionismo dal basso sbandierato a più riprese dal leader rottamatore, nel segno del più spiccato parlamentarismo da “prima repubblica.

 Michele Trotta

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top