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giovedì , 25 maggio 2017
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Primarie si, primarie no? Vendola ha deciso: “Mi candido”. Ma sulle regole è bagarre

Accetto la sfida per vincerla, così Vendola annuncia dal suo blog la partecipazione alle primarie. Ma che primarie saranno se lo chiedono un po’ tutti, fra incertezze sul regolamento e la cavalcata di Renzi il risultato è tutt’altro che scontato. Intanto il sindaco di firenze sbotta sulle regole: “perché cambiare ora?”

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/

Non sarebbe da metterci la mano sul fuoco. Di questi tempi, nel grande valzer che complica il mosaico ancora tutto da comporre delle alleanze a sinistra, una dichiarazione trova tempo in meno di 24 ore per essere smentita. Ma negli ultimi giorni Nichi Vendola sembra aver sciolto le riserve. Lo aveva preannunciato sabato nella riunione con il suo staff a Bari, lo ha ufficializzato ieri sul suo sito internet. Vendola alle primarie ci sarà. Nel breve comunicato il governatore della regione Puglia ha sottolineato i motivi della sua scelta e svelato i primi dettagli della campagna in procinto di partire. “Per scacciare il fantasma del Monti bis e trasformare le primarie da ennesima faida di partito ad occasione di svolta per il paese, ci vediamo al MAVdi Ercolano, sabato 6 alle ore 18. Accetto la sfida, per vincerla”. Così recita la nota integrale apparsa sul suo sito.Giunge così a termine una settimana in cui si erano rincorse numerose voci circa la candidatura del leader di Sel alle primarie, che alcun davano tutt’altro che certa. Che Vendola aspirasse da sempre a partecipare al confronto interno coi leader del centrosinistra, chiunque avesse seguito il percorso fatto dal suo movimento, lo sapeva da anni. La formula stessa del partito liquido adottata dal governatore, il logo della formazione politica così legato alla sua personalità, i nomi delle sezioni territoriali di Sel cd. Fabbriche di Nichi, tutto nel movimento di Vendola ha sempre lasciato pensare più ad un grande comitato elettorale pronto a mobilitarsi come macchina organizzativa, piuttosto che ad un vero e proprio partito radicato sul territorio e nei movimenti.Eppure, come detto, nelle ultime settimane c’era stato più di qualche elemento che lo aveva indotto a temporeggiare circa una definitiva decisione sul se candidarsi o meno. Tanto che in molti lo davano sulla via del ripensamento, con uno sguardo sempre più rivolto alla sua sinistra. A far indugiare il leader di Sel sarebbero state alcune novità sorte in estate. Il decollo della candidatura di Renzi, quelle possibili di Bindi e Tabacci, avevano aperto un confronto con il suo alleato principale nel PD, quel segretario che risponde al nome di Pierluigi Bersani che si trova sempre più schiacciato fra un’ala sinistra insofferente alle politiche montiane e più vicina a Fassina e alla base, ed un ala destra molto protesa sul versante Udc. La linea del segretario è stata più volte messa in discussione in questi mesi e dunque le primarie sono diventate, col passar del tempo, sempre più un occasione per ribaltare i rapporti di forza nel Partito Democratico stabiliti all’ultimo congresso. La sensazione, insomma era che si stesse andando verso uno pseudo congresso allargato alla base, una questione di partito insomma cui lo stesso Vendola faticherebbe a rientrare. Così il governatore aveva più volte fatto sapere dai giornali di essere disposto a partecipare a primarie di coalizione e non di partito.
Verrebbe da domandarsi a questo punto la vera natura delle primarie. Ma forse neanche gli addetti ai lavori lo sanno proprio con chiarezza. Partecipare alle primarie significherebbe accettare un programma precostituito che dovrebbe coincidere grossomodo con il documento politico approvato all’ultimo congresso. Così vorrebbe la razionalità. Ed invece sarebbe pressoché sicura una rivoluzione in senso montiano del partito con una possibile vittoria di Matteo Renzi. Sarebbe troppo per Vendola; verrebbe infatti meno il senso della sua incursione nel territorio democratico volta, lo dice da sempre, a scompigliare i rapporti di forza in esso presenti e ad attrarre i voti della base, comunemente molto più a sinistra della dirigenza. In più ecco i primi dati rilevati dai sondaggi che assegnano a Nichi un gradimento basso compreso fra il 9 e il 18% dei consensi e l’apertura di un nuovo fronte interno aperto dai dissidenti con Stefano Cicconi e Monica Pasquino che chiedono uno smarcamento più netto rispetto al Pd.

Poi però è intervenuto qualcosa che ha convinto il governatore dell’opportunità della sua candidatura. Sarà stato un colloquio con Bersani a convincerlo sulle modalità di voto impostate sul doppio turno, oppure semplicemente il pericolo di una deriva a destra del Pd spinto dallo spauracchio della nuova legge elettorale proporzionale. Fatto sta che Vendola ha deciso di candidarsi e di dare una scossa anche al suo movimento. Lo ha fatto alla sua maniera comunicandolo su internet e cominciando ad impostare una campagna per le primarie tutta sul web e sui media. Sarà una campagna in pieno stile vendoliano, fatta di messaggi chiave forti e diretti, coi quali sicuramente il governatore pugliese dovrà posizionarsi alla sinistra di Bersani rivendicando con forza la contrarietà alle politiche condotte dal governo monti.

Che primarie saranno? 
Al confronto parteciperanno il sindaco di Firenze Matteo Renzi, il segretario del Pd Pierluigi Bersani, Bruno Tabacci, Laura Puppato, Sandro Gozi quindi Nichi Vendola per l’appunto, mentre pare più defilata Rosy Bindi che in un primo momento sembrava volesse correre per la leadership. Un primo dato è che si tratta delle prime vere primarie in casa Pd. Nel senso che fino ad oggi gli appuntamenti con cui si era chiamato alle urne il popolo dell’Ulivo-Unione prima, quello democratico poi, erano stati poco più che spot pubblicitari, visto che il candidato forte del partito ha sempre vinto con maggioranze bulgare. Questa volta la sensazione è che non sarà così. Sì perché Matteo Renzi secondo i sondaggi in un solo mese ha recuperato ben sei punti al candidato favorito Bersani, passando dal 28% al 34 (sondaggio Ipr Marketing) e sembra che per ogni tappa che faccia con il suo camper con cui sta girando l’Italia strappi voti alla concorrenza. Davanti a lui, come detto, solo il segretario Pierluigi Bersani dato al 39%; quindi Nichi Vendola al 18% mentre molto indietro sono Bruno Tabacci (5%), Laura Puppato e Sandro Gozi rispettivamente dati al 2%.

Un altro dato è che c’è ancora incertezza sulle regole. E proprio su questo fronte il partito corre un grosso pericolo di conflittualità. Anzitutto ci sono dubbi sulla loro stessa natura: saranno primarie di partito o primarie di coalizione? La partecipazione di Vendola e Tabacci farebbe propendere per la seconda ipotesi, ma sono in molti nel Pd ad esservi contrari, soprattutto perché accettare il governatore pugliese significherebbe abbandonare definitivamente il sogno che ancora alcuni nutrono di un’alleanza neocentrista con l’Udc.
E poi il doppio turno e le firme necessarie per partecipare. Sembra infatti che si voglia imporre una sorta di sbarramento: saranno necessarie 20mila firme per partecipare, mentre gli elettori saranno chiamati ai gazebo in due date differenti. Ecco il nodo è anche qui, c’è incertezza fino all’ultimo per la fissazione delle date ma sembra che le primarie si terranno il 25 Novembre il primo turno e presumibilmente in dicembre il secondo.
Quanto al pericolo che partecipino elettori delusi del centrodestra i quali, secondo gli analisti, potrebbero favorire la candidatura di Matteo Renzi, si sta discutendo dell’eventualità di mettere su internet il nome dei votanti.
Tutti provvedimenti che sembrano studiati ad hoc per mettere in difficoltà il sindaco di Firenze che comincia a far paura al segretario. Il regolamento verrà votato sabato dall’Assemblea nazionale del Partito Democratico.
Così il sindaco già ha sbottato: “Perché cambiarle proprio adesso le regole?”.

Michele Trotta
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