Primo Maggio. La festa del Lavoro che non c'è piùTribuno del Popolo
martedì , 24 ottobre 2017
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Primo Maggio. La festa del Lavoro che non c’è più

Primo Maggio 2014, la festa del Lavoro e dei Lavoratori. Quest’anno però la festa ha un sapore amaro, ha il sapore della crisi, quella che dilania proprio i lavoratori, quella che rende il “Lavoro” un miraggio per centinaia di migliaia di italiani e milioni di uomini in tutto il mondo.

E’ il Primo Maggio, la festa del Lavoro, un momento che dovrebbe essere di orgoglio e di gioia, una festa insomma, da passare in piazza come ogni anno circondati dai compagni, dalle famiglie, dai cittadini, e dalle bandiere rosse al vento. Il Lavoro infatti è una delle cose più importanti per la realizzazione dell’uomo, al punto che persino la Costituzione Italiana è imperniata su di esso. Senza lavoro, si muore, oppure ci si rassegna a una vita ai margini della società, dei paria sociali che devono affannarsi ogni giorno per sbarcare il lunario e passare la nottata. Mai come oggi la festa del Lavoro ha un sapore amaro, perchè mai come oggi il lavoro è scomparso dal nostro Paese. Negli ultimi quattro anni l’economia italiana è stata devastata dalla crisi, e centinaia di migliaia di italiani hanno perso il lavoro, perdendo con esso anche la speranza nel domani e nel presente. Non solo, in molti un lavoro ce l’hanno, lo inseguono, e passano da un impiego part-time all’altro, da uno stage gratuito all’altro, spesso con lauree in tasca ma con la polvere nel portafogli. Il lavoro è quello che è stato distrutto negli ultimi vent’anni da politiche sconsiderate che hanno diminuito i diritti dei lavoratori, aumentando la precarietà e abbassando i salari. Per questo il Primo Maggio 2014 deve essere una festa sì, ma una festa di riflessione e di lotta. Di riflessione per tornare ad analizzare i motivi che hanno portato alla tragedia attuale, e di lotta perchè i lavoratori senza ritrovare la coesione e la voglia di lottare rischiano di venire ricacciati ancora più indietro da qui ai prossimi anni, dal momento che il peggio della crisi, purtroppo, potrebbe dover ancora arrivare.

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