Prisoner Assistant, oltre il carcereTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Prisoner Assistant, oltre il carcere

Prisoner Assistant, oltre il carcere

They get out  with something to lose”. La Prisoner Assistant Inc si propone di fare questo: dare qualcosa da perdere ai detenuti fuori dal carcere. 

Fonte: Oltremedianews

Interessante che la soluzione al recidivism giunga da un ex detenuto, Michael Benanti, che ha fondato una società di assistenza finanziaria per detenuti che si preoccupa anche del loro reinserimento nel mondo del lavoro. Ad oggi ha 300 clienti e una lunga schiera di detrattori che vedono con sospetto questa sua iniziativa. Un’iniziativa da monitorare ma non disprezzare.

Diciamo che qualche apprensione è giustificata. Se non altro per il fatto che siamo stati abituati ad una tradizione criminale che non ha mai visto il carcere come un ostacolo ai propri affari. Quindi quanto messo su da Michael Benanti negli USA resta un caso difficilmente replicabile nel nostro paese. Si perché parliamo di un servizio di assistenza finanziaria, quindi anche bancaria, per i detenuti. Prisoner Assistant Inc è il nome dell’impresa fondata 5 anni fa da un ex detenuto, mister Benanti appunto, che, oltre alla gestione dei conti bancari dei suoi clienti, si propone di offrire loro un supporto al momento del rilascio attraverso programmi di riabilitazione al lavoro.

Real World Tools, Education Courses e Support sono le linee guida di questo ambizioso programma messo a disposizione di quanti decidano di affidare i propri risparmi durante la reclusione. Si parte dai 5$ al mese per la gestione passiva del proprio account bancario, fino ai 50$ per servizi più ampi. La Prisoner Assistant Inc si preoccupa infatti dell’interasituazione economica del detenuto. Dal pagamento delle tasse alla raccolta della posta, dall’acquisto di libri al mantenimento di una linea di credito, fino a servizi volti al loro reinserimento nella società come corsi di formazione e aiuto nella strutturazione di un proprio sito web. L’idea nasce da uno studio britannico sul calo del tasso di recidività (dal 47% della media nazionale al 34% ottenuto nei casi studiati) riscontrato nei detenuti che hanno ricevuto un supporto dalle banche facenti parte della ricerca.

Si parla dunque della riduzione del recidivism dei detenuti attraverso il miglioramento delle loro condizioni economiche fuori dal carcere. “They get out with something to lose” il motto di Michael Benanti. Un problema cruciale negli Stati Uniti dove 4 detenuti su 10 tornano in carcere entro i 3 anni dal rilascio. Le opinioni riguardo la soluzione proposta sono discordanti oltreoceano. Se c’è chi ha visto in questa iniziativa una responsabilizzazione del detenuto, dall’altro lato soprattutto le autorità ufficiali temono che l’impresa di Benanti possa solamente essere un altro modo di reperire fondi per ulteriori crimini. Resta il fatto che l’impresa ha attirato l’attenzione del Wall Street Journal aprendo una riflessione sullo status di prigioniero. E non mancano spunti anche un paese totalmente diverso come l’Italia dove il problema dello stato dei carceri e dei detenuti viene troppo spesso strumentalizzato e dimenticato presto.

Luca Michele Piscitelli

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