Processo Cucchi, la parola alle parti civili: “Yaya credibile, riesaminare il caso”Tribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Processo Cucchi, la parola alle parti civili: “Yaya credibile, riesaminare il caso”

Processo Cucchi, la parola alle parti civili: “Yaya credibile, riesaminare il caso”

Parla l’avvocato Anselmo sul processo Cucchi: “carabinieri non credibili, perizie inattendibili, bisogna rianalizzare tutto”. E presenta una nuova testimonianza.

Fonte: Oltremedianews

Si è tenuto ieri 6 ottobre nelle aule della Corte d’assise d’appello di Roma il secondo dibattimento del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi; hanno presentato le proprie conclusioni l’avv. Maccione per “Cittadinanza Attiva” e l’avv.Anselmo per la famiglia Cucchi.

L’avvocato Maccione ha aperto il suo intervento ringraziando la famiglia Cucchi per l’aiuto da essa profuso per i diritti di chi ha subito abusi; a suo avviso, la sentenza di primo grado presenta alcune lacune, prima fra tutte l’inattendibilità di Samura Yaya (il detenuto che in primo grado sostenne di aver visto picchiare Stefano Cucchi ritenuto non credibile dalla Corte): secondo l’avvocato Maccione in realtà una prova trascurata nel processo di primo grado riabiliterebbe la testimonianza di Yaya, e cioè un paio di jeans che Cucchi aveva indosso durante la sua permanenza nelle celle di sicurezza di Piazzale Clodio, jeans trovati sporchi di sangue qualche giorno dopo all’ospedale Pertini dove Stefano era stato ricoverato.

Questo dettaglio è ritenuto ancor più rilevante se si considera che, secondo alcune testimonianze, prima di entrare nelle celle di sicurezza Cucchi avrebbe avuto un “vestiario molto curato” e che quindi sarebbero dovute risaltare queste macchie se precedenti al suo arrivo all’udienza di convalida.

La richiesta dell’avvocato Maccione per gli agenti della polizia penitenziaria è di omicidio colposo, mentre la richiesta del pubblico Ministero è invece di lesioni gravi.

L’avvocato Anselmo, intervenuto nelle quattro ore seguenti, ha sottolineato come a suo avviso il pestaggio di Stefano Cucchi nelle celle di sicurezza sia un dato di fatto reale ma non processuale; ha quindi presentato una nuova testimonianza, resa da un avvocato dell’Ordine del comune di Roma, la avv.ssa Tiso: ella dichiara di aver visto Stefano Cucchi incontrare il padre prima dell’udienza di convalida in condizioni di precario equilibrio e visibilmente segnato in volto.

L’avvocato ha proseguito il suo intervento punzecchiando gli agenti di polizia penitenziaria per il loro essersi avvalsi della facoltà di non rispondere, spronandoli a dire la loro verità per portare il processo a una giusta conclusione; ha inoltre lanciato accuse verso la difesa degli stessi sostenendo come l’ipotizzare l’esistenza di uno “scambio” di testimonianza in cambio di sconti di pena per Samura Yaya da parte di questi sia stato un atto di disperazione in questo senso.

Analizzando la sentenza di primo grado, l’avvocato Anselmo ha accusato i giudici di primo grado di aver attribuito la colpa agli agenti operanti che avrebbero prelevato Stefano Cucchi a casa sua solo in base a una “mera congettura”, poiché secondo le testimonianze dei genitori dello stesso al momento della perquisizione Stefano “stava bene”. Inoltre si è allacciato all’intervento dell’avv. Maccione sottolineando come Samura Yaya sia stato ingiustamente ritenuto non credibile in base a delle testimonianze traballanti di tre carabinieri (Schirone, Di Santo e Mollica), mentre alla luce della prova dei jeans la sua testimonianza può essere ritenuta precisa e veritiera. Ha poi accusato i periti chiamati a intervenire sul caso di aver trasformato lo stesso in una “gara fra professori universitari” e di aver considerato con negligenza molti particolari come il sangue nella spina dorsale di Stefano.

L’avvocato Anselmo ha concluso invocando l’annullamento della sentenza di primo grado chiedendo la condanna per omicidio preterintenzionale degli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici data la sussistenza a suo avviso di “ampie e robuste prove della loro colpevolezza”, una nuova perizia per stabilire la causalità fra le lesioni di Stefano Cucchi e la sua morte, l’esame della testimonianza della avv.ssa Tiso e richiedendo un risarcimento dei danni in favore delle parti civili Rita Calore e Ilaria Cucchi con provvisionale di 100.000 euro da parte di ciascun agente per ciascuna parte civile da liquidarsi in separato giudizio.

 Francesco Stati

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