Processo Cucchi. Tonelli (Sap): "Finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità di chi vive al limite della legalità"Tribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Processo Cucchi. Tonelli (Sap): “Finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità di chi vive al limite della legalità”

E’ terminato il processo di Appello per il caso Cucchi. Il Sap immediatamente ha commentato l’assoluzione per tutti gli imputati.

Fonte: Oltremedianews

Il Sap (Sindacato Autonomo di polizia) attraverso le parole del suo segretario ha rimarcato la propria felicità per la sentenza scagiona tutti.«Tutti assolti, come è giusto che sia». Lo afferma Gianni Tonelli, segretario generale del sindacato di polizia Sap, nell’esprimere «piena soddisfazione» per l’assoluzione in appello di tutti gli imputati per la morte di Stefano Cucchi. «In questo Paese – dice il sindacalista in una nota – bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, ad essere puniti per colpe non proprie». Il sindacalista rimarca «il nostro impegno e il nostro sforzo» per introdurre «in maniera sistematica e organica le videocamere e le garanzie funzionali, così da poter tutelare maggiormente i poliziotti, ma anche i cittadini, in tutte le situazioni». E si augura «un immediato dietrofront del consiglio comunale di Romache, su proposta di Sel, aveva addirittura approvato l’intitolazione di una piazza per Cucchi. Visto che il Campidoglio aveva negato la possibilità di una via per la Fallaci, ci auguriamo adesso una valutazione positiva per eroi veri, come Raciti. Attendiamo la risposta del sindaco Marino».

Dichiarazioni dalle quali emerge un aspetto inquietante: la “condanna” nei confronti di chi – dice il segretario – vive ai limiti della legalità.

Forse sarebbe stata un’occasione per stare zitti.

   Nicola Gesualdo
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