Profughi, calvario senza fine tra muri e arrestiTribuno del Popolo
lunedì , 18 dicembre 2017
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Profughi, calvario senza fine tra muri e arresti

Un dramma quello degli esodi dei migranti che si configura sempre più come una emergenza vera e propria. Stiamo parlando del problema migranti con i governi Ue che non trovano ancora l’accordo sulle quote e l’Ungheria che vara una legge che prevede fino a tre anni di carcere per chi entri illegalmente per qualsiasi motivo nel Paese. 

L’emergenza profughi è reale ed è aggravata ulteriormente dal fatto che i paesi Ue non trovino una quadra circa le quote da assegnare ai rispettivi paesi. Un dramma epocale come quello di migliaia e migliaia di migranti che fuggono dalla guerra e dalla miseria viene quasi trattato de-umanizzando queste persone che diventano freddi numeri e poco più cui bisogna trovare una soluzione economica. I diversi paesi hanno dato risposte diverse alla crisi e l’Ungheria ha deciso di utilizzare il pugno duro. Prima la costruzione del muro, poi la nuova legge entrata in vigore in queste ore che prevede fino a tre anni di carcere per chiunque, per qualsiasi motivo, tenti di entrare illegalmente in Ungheria. Secondo quanto riferito dalla Bbc la norma oltre a prevedere l’arresto e la reclusione per chi entra illegalmente considera un vero e proprio reato anche il danneggiamento della barriera di filo spinato fatta costruire con la Serbia. Ben trenta giudici sarebbero stati incaricati di processare per direttissima chiunque venga arrestato per questo motivo, è questa quindi la risposta politica del premier Viktor Orban di fronte all’immigrazione di massa delle ultime settimane. Notare come arrestando chiunque entri nel Paese indipendentemente dal motivo si rischierà di incarcerare persone in fuga dalla guerra e non solo i famigerati “migranti economici”.

E intanto mentre i paesi discutono, la gente continua a fuggire e continua a morire come accaduto nelle scorse ore a largo della Grecia in acque internazionali, dove almeno 22 persone sarebbero morte nel naufragio di una nave partita non lontano dall’isola di Kos. L’intervento della Guardia costiera turca avrebbe permesso di trarre in salvo più di duecento persone, numeri che danno l’idea delle proporzioni del dramma umano di migliaia di persone che hanno deciso di rischiare la vita pur di viverne una diversa,di vita. Sicuramente non sarà col buonismo che si risolverà un problema di queste proporzioni, ma voltarsi dall’altra parte non facendo nulla per aiutare queste persone sembra solo un modo per nascondere la testa sotto la sabbia e per diventare complici delle sofferenze di persone che tornerebbero volentieri a casa propria se solo non volesse dire andare incontro alla morte. In questo senso forse molti governati dovrebbero farsi un’analisi di coscienza, magari scoprirebbero che passate scelte potrebbero aver contribuito proprio a causare questo dramma.

Gb

photo Credit @Ag.Spataro

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