Puglia: appello regionale per la scuola pubblica e il diritto allo studioTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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Puglia: appello regionale per la scuola pubblica e il diritto allo studio

A tutti i singoli, associazioni, comitati, sindacati, organizzazioni regionali uniti dalla volontà di fermare il disegno di legge “Buona Scuola” per un’idea di istruzione che sia gratuita e di qualità.

Fonte: Marx21.it

Le politiche del governo Renzi e la “Buona Scuola”, perchè bloccare il ddl?

Il governo Renzi è il terzo governo non effettivamente eletto che si è succeduto in Italia dopo i governi Monti e Letta. Esso ha cercato, mediante una spiccata mediaticità, che spesso ha fatto trasparire una vera e propria demagogia, di apparire differente dai predecessori e più vicino alla realtà vissuta dai cittadini, tuttavia ha portato avanti i medesimi disegni politici, dalla precarizzazione del mondo del lavoro (Jobs Act) alla svendita e distruzione dell’ambiente, preferendo, mediante la manovra dello Sblocca Italia, la promozione di grandi opere che, come insegnano i casi EXPO e Mose, nascondono fra l’altro gravi esempi di corruzione e illegalità.
Nodo centrale del corpo di riforme che il governo Renzi sta portando avanti è la riforma della scuola, la “Buona Scuola”. Essa si pone in perfetta continuità con le riforme dei governi precedenti, già duramente contestate dagli studenti (che nel 2012 erano riusciti ad ottenere un’importante vittoria con il ritiro del ddl Aprea), pur nascondendosi dietro una parvenza democratica. Esempio lampante ne è stata la “consultazione” degli studenti, in realtà effettuata da una minoranza davvero trascurabile (appena 6600 studenti circa).

Il disegno di legge contiene infatti dei provvedimenti diametralmente opposti a quanto rivendicato da anni nelle piazze da studenti, lavoratori e precari. In primis l’aziendalizzazione dei luoghi di formazione, che rischiano di diventare totalmente asserviti al potere economico e alle leggi del mercato del lavoro el’introduzione della figura dei presidi-manager, che, potendo accentrare in sé tutto il potere decisionale, rischia di svilire gli apparati democratici e di rappresentanza all’interno della scuola. Nel ddl sono previsti inoltre   finanziamenti privati per risolvere i problemi economici della scuola pubblica, oltre a nuove politiche di assunzione dei docenti che altro non farebbero se non implementare la competizione sul luogo del lavoro. Si arriva all’introduzione dell’apprendistato come vera e propria forma di sfruttamento,di manodopera a costo zero che dequalifica ulteriormente l’istruzione tecnico-professionale del nostro Paese. Sarebbe questo, quindi, il compimento del processo di smantellamento della scuola pubblica.

Riteniamo inaccettabileuna riforma della scuola che minimizzi il ruolo della formazione a semplice merce da servire alle aziende, e troviamo ipocrita e intollerabile richiedere investimenti privati nella scuola pubblica per poter proseguire le politiche di austerity anche per scuola e Università. Nel Documento di Economia e Finanza tra l’altro il Governo prevede un calo della spesa in istruzione che nel 2010 si attestava al 3,9% del PIL a quota 3,7% nel 2015, fino al 3,5% nel 2020. E’ ormai dal 1995 che l’Italia non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria, “strategia” che la colloca oggi all’ultimo posto su scala europea. Invece di introdurre forme di welfare inclusive, si preferisce privatizzare il pubblico in un’ottica neoliberista di ogni aspetto della società.

Pubblica, laica e solidale, un’ altra scuola è possibile.

Sin dalla presentazione in data 3 settembre delle linee guida della riforma della Scuola, il governo ha messo in atto una campagna “pubblicitaria” atta a raccogliere consenso attorno al tema dell’istruzione.

Tra studenti, docenti e lavoratori del mondo della scuola si è diffuso un sentimento di dissenso e opposizione: le piazze e le strade di tutta Italia sono state invase da cortei di protesta, le scuole hanno vissuto settimane di intensi dibattiti tra autogestioni e occupazioni. In questi spazi si è ripreso a discutere diLegge di Iniziativa Popolare e AltraScuola, proposte di alternativa realmente democratiche per unascuolapubblica, laica e di qualità.   In questo clima, tuttavia, si è preferita la strada antidemocratica della riforma a tutti i costi.

Ora più che mai riteniamo necessario che chi vive i luoghi della formazione debba poter scegliere della propria vita e della scuola, che è è il luogo della crescita intellettuale di ogni cittadino.

Non basta dunque semplicemente opporsi ma è necessario imporre un’altra idea di scuola che ben si distanzia da quella contenuta all’interno della Buona Scuola , ma anche dalla riforma Gelmini e Moratti.

Rivendichiamo una scuola che sia in primo luogo accessibile a tutti, a prescindere dalle condizioni di partenza, e nella quale nessuno si senta escluso. Per raggiungere questo obiettivo, si deve però superare l’idea delle riforme a costo zero e prevedere un grande piano di finanziamenti pubblici per il mondo della formazione (welfare studentesco, edilizia scolastica…)

E’ necessario opporsi ai processi di aziendalizzazioneche, in maniera più o meno diretta, vengono portati avanti da anni: ad una scuola che diventa luogo di sfruttamento e alienazione dello studente, contrapponiamo una scuola che possa essere strumento di crescita ed emancipazione individuale e collettiva.

E’ essenziale a questo punto rifiutare l’ottica meritocraticache viene esaltata sempre di più, promuovendo invece la cooperazione e ridando centralità al gruppo classe piuttosto che al singolo studente, tanto a livello didattico quanto sul piano della valutazione.

Un’innovazione reale dovrebbe passare in primo luogo da un ripensamento della didattica, che preveda modalità alternative volte alla partecipazione, al dibattito e all’abbattimento delle barriere create inevitabilmente da un insegnamento prettamente cattedratico e nozionistico. Anche la valutazione necessita di cambiamenti profondi: oggi si fa sempre più strada la logica dei test e di una valutazione volta a classificare e punire, che perde dunque tutto il suo significato pedagogico. Rivendichiamo invece unnuovo modello di valutazione che tenga conto del percorso formativo di ognuno, volto ad una crescita dell’individuo e del gruppo e alla creazione di una coscienza critica.

Diritto allo studio, quali priorità per una scuola inclusiva.

Già nella prima proposta di Buona Scuola, presentata a settembre, abbiamo rilevato una grandissima mancanza: non si nomina neanche il diritto allo studio, che si riconferma come grande assente anche all’interno del DDL. La delega sul diritto allo studio prevista nel testo del disegno di legge, infatti, è priva di contenuti, rivelandosi come uno specchietto per le allodole.

Riteniamo invece che garantire a tutti l’accesso all’istruzione oggi sia una priorità, e che dovrebbe rivestire un ruolo fondamentale in ogni proposta di riforma della scuola.

I dati sulla dispersione scolastica ci consegnano un quadro di facile interpretazione: la media nazionale è del 17%, quella pugliese si attesta quasi sul 20%. Questo vuol dire che 1 studente su 5 non ha la possibilità di frequentare la scuola. Oggi infatti è quasi del tutto assente un sistema di welfare studentescoche consenta anche agli studenti di condizioni socio-economiche svantaggiate di accedere alla formazione, al contrario, i costi di accesso crescono sempre più. Agli abbonamenti dei trasporti si aggiungono il caro libri, le spese per il materiale, il contributo volontario; per gli studenti di tecnici e professionali, inoltre, anche gli stage prevedono una serie di spese che non vengono rimborsate.

Nonostante nella nostra regione esistano alcuni esempi positivi che vanno nella direzione di garantire il diritto allo studio, questi sono ancora insufficienti. I fondi della legge regionale, tuttavia, sono vincolati dalla Legge di Stabilità.

Riconoscere il diritto allo studio come priorità in Puglia significherebbe poter sforare dal patto di stabilità, dando anche un segnale forte a chi ritiene che la scuola sia utile esclusivamente alla propaganda e a fini economici. D’altra parte, però, è necessario immaginare sul livello comunale o provinciale strumenti di welfare studentesco, come il comodato gratuito sui libri di testo o convenzioni con le compagnie di trasporti, forme di reddito studentescoquindi, tanto indiretto quanto diretto.

Invitiamo tutte le realtà sopracitate a condividere assieme riflessioni, analisi, proposte in una grande assemblea regionale che lanci la prospettiva di un coordinamento per la scuola pubblica che, passando per lo sciopero del 5 Maggio, dia sostanza al contrasto della Buona Scuola e costruisca un’alternativa democratica all’interno delle scuole.

di Unione degli studenti pugliesi

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