Pulizia etnica o genocidio? La vicenda Wołyn 1943 torna ad infiammare il confine tra Polonia e UcrainaTribuno del Popolo
martedì , 28 marzo 2017
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Pulizia etnica o genocidio? La vicenda Wołyn 1943 torna ad infiammare il confine tra Polonia e Ucraina

Il 12 luglio il Sejm, parlamento polacco, ha votato una risoluzione che ha stabilito come pulizia etnica con tratti distintivi di un genocidio le vicende dei territori della Galizia nel 1943-44.

I fatti risalgono al periodo incluso fra il febbraio 1943 e lo stesso mese del 1944 e si riferiscono a uccisioni di massa perpretate dall’Organizzazione Nazionale Ucraina (formazione militare nazionalista) nei confronti della popolazione polacca residente nelle regioni orientali della Polonia della Galizia e della Volinia (oggi Ucraina) allora occupata dai nazisti e contesa da Polonia e Ucraina all’epoca dei fatti. Nella memoria collettiva una tragedia in Ucraina, un massacro in Polonia.

Quest’anno ricorre il 70 ° anniversario del massacro di Wołyn, ricordato come il tentativo da parte di nazionalisti ucraini di eliminare la presenza polacca dalle regioni contese.I numeri, non ancora confermati parlano di circa 100.000 vittime polacche e 20.000 ucraine eliminate per mano dei polacchi appartenenti all’ Armja Krajova (AK). Quanto accaduto nel 1943-44 si inserisce in un contesto storico difficile di nazionalismi contrapposti. L’antecedente, e per alcuni commentatori ucraini, la causa scatenante il massacro di Wołyn va ricercata nel periodo interbellico durante il quale la Polonia ha praticato una dura politica di assimilazione delle minoranze nazionali, in particolare bielorussi e ucraini. Questa politica oltre a calpestare i diritti sociali, culturali e religiosi ha provveduto a sequestrare le terre per ridistribuirle veterani di guerra polacchi in modo da avere una base economica e un rapporto di forza favorevole.

La risoluzione presentata al Sejm dal PiS (Diritto e Giustizia), partito di opposizione faceva esplicito riferimento alla sola dicitura di “Genocidio”. Durante la votazione in aula stata respinta 222 contro 212 voti. La risoluzione è stata fortemente sostenuta da partito conservatore di destra PiS e dal suo alleato Solidarna Polska.Per motivazioni diverse hanno votato a favore hanno votato a favore anche PSL (Partito Agrario) SLD (sinistra). Contrari e quindi maggioritari il partito di governo, il liberale PO (Piattaforma Civica) e RP (Movimento Palikot), formazione libertaria di centrosinistra.La successiva risoluzione approvata dal Sejm a larga maggioranza ha per testo “Pulizia etnica caratterizzata da tratti di genocidio”.

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Il Ministro degli Esteri Sikorski (PO) si appella alla calma e alla moderazione e suggerisce di evitare la dicitura genocidio, troppo carica di significato politico e con possibili implicazioni giuridiche sul piano internazionale. La delicata questione nei rapporti tra la Polonia e la vicina Ucraina. Potrebbe avere  ricadute immediate sul processo di integrazione dell’Ucraina nell’UE e potrebbe rallentarlo ulteriormenteo la firma anno di un accordo di associazione UE-Ucraina, un potenziale trampolino di lancio per l’Ucraina l’adesione all’Unione europea

Il partito di sinistra SLD dichiara che quanto commesso nel passato da gruppi nazionalisti e fascisti ucraini non deve essere subito come punizione collettiva dal popolo ucraino quindi e’ opportuno individuare e circoscrivere la resonsabilita’ a questi gruppi. Il partito politico fa appello al medesimo trattamento di attenzione per le grandi tragedie del passato (come lo ha avuto la vicenda Katyń) per evitare la strumentalizzazione politca delle vittime per realismo politico. Il realismo politico attuale del governo mirerebbe a tenere salda l’alleanza con l’Ucraina in chiave di contrappeso geopolitico nei confronti della Russia.

Anche il Premier Donald Tusk (PO) afferma che il patriottismo non si esprime con posizioni radicali di contrapposizione ma cercando l’interesse nazionale nella sicurezza delle relazioni con i paesi confinanti.

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Il richiamo al patriottismo e’ una costante del dibattito politico interno alla Polonia e il modo di interpretare questo sentimento oscillante tra senso di appartenenza e sciovinismo segna il ritmo delle relazioni internazionali che nei confronti dei vicini orientali (Ucraina, Bielorussia, Lituania e Russia) e degli ex concittadini (e i loro discendenti) ora in Israele rischiano sempre di farsi roventi.

A complicare lo scenario e’ giunto al Sejm, prima del voto, un appello da parte del Parlamento Ucraino a firma di 148 membri del Partito delle Regioni (al governo) e del Partito Comunista di Ucraina per approvare la risoluzione sul massacro di Wołyn in modo da marcare chiaramente la differenza con Svoboda un partito di destra su posizioni nazionaliste intransigenti che continua ad avere un atteggiamento assolutorio e compiacente nei confronti dei responsabili del massacro di Wołyn.

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Le tensioni generate dal voto del Sejm hanno tardano a produrre i primi tangibili segni.

Il 14 luglio, durante la visita del Presidente polacco Komorowski a Łuck (Ucraina), un giovane di 21 anni ha lanciato un uovo a distanza ravvicinata contro il Presidente. Il Presidente polacco, dopo aver incontrato la comunita’ polacca residente nei luoghi dei tragici fatti usciva da una chiesa nella quale aveva avuto luogo una cerimonia per il settantesimo anniversario del massacro di Wołyn. Nonostante la smentita ufficiale del movimento nazionalista ucraino Svoboda sull’appartenenza del giovane alla propria organizzazione il clima rimane teso anche  perche’ lo stesso movimento ucraino aveva chiesto al Presidente polacco di non compiere la visita. Il presidente Komorowski e’ stato accolto dal vice primo ministro ucraino Hryshchenko, segno che le posizioni dei due paesi in merito ai fatti di Wołyn non sono pienamente acclarate e concordi. Komorowski ha gestito abilmente il suo ruolo di mediatore, ma superare le contrapposizioni di natura storica richiederà anni di sforzi e dialogo, come avvenne con la Germania all’indomani della Seconda Guerra Mondiale. Nalla complicata vicenda storica e politica attuale tra Polonia e Ucraina il sentimento religioso gioca un ruolo centrale nella comunicazione. La politica estera della Polonia spesso utilizza iniziative volte a pacificare, ricordare, pretendere con cerimonie commemorative, preghiere, deposizione di fiori, laddove i traumi della storia e le ferite dei nazionalismi hanno lasciato segni profondi e confini tormentati. Il conflitto sfociato nei fatti descritti si e’ nutrito di divisioni confessionali tra cattolici e ortodossi che appoggiavano questo o quel nazionalismo con distruzioni di chiese, conversioni forzate. Proprio da qui si cerca di ricucire il rapporto lacerato e per lungo tempo taciuto.

L’opinione pubblica ucraina (da alcuni commenti raccolti dal quotidiano Pravda) sembra disorientata ed infastidita dal vedersi addebitare crimini quali il genocidio. Moltissimi concordano che né la violenza, né la pulizia etnica non può mai essere un modo per risolvere i conflitti tra i popoli o nazioni confinanti, o giustificato motivo per la politica, economica o religiosa.

L’iniziativa polacca potrebbe avere, come spesso accade, un contrappeso analogo e contrario con accuse di crimini che questa volta da Kiev sarebbero diretti a Varsavia a proposito sia delle azioni condotte dal’Armja Krajowa nelle stesse regioni e nello stesso periodo di fatti di Wołyn nei confronti della popolazione ucraina sia della c.d. “Operazione Vistola” (deportazione di popolazione ucraina dalla Polonia sud-orientale nel 1947 con l’obiettivo di liquidare l’Esercito Insurrezionale Ucraino, a cui era attribuito il terrore e l’assassinio di civili polacchi nei territori sud-orientali a partire dal 1943). Il gioco di accuse e controaccuse, se non circoscritto a singoli fatti e gruppi puo’ essere perverso e portare a difficili relazioni tra due grandi paesi confinanti, eredi della non lontana alleanza politico-militare del Patto di Varsavia (ai tempi della RSS  di Ucraina e della Repubblica Popolare di Polonia) .

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La eco dei dissidi storico-politici non ha lasciato indifferente neanche il Vaticano attento a quanto accade lungo la frontiera religiosa cattolico-ortodossa, dove la Polonia a rappresentare un saldo e fedele bastione del cattolicesimo romano di fronte al mondo slavo-ortodosso. Bergoglio ha attribuito all’ideologia nazionalista durante la seconda guerra mondiale la causa di morti e sofferenze che hanno inflitto una ferita alla fratellanza tra i popoli polacco e ucraino: “Insieme con i Pastori della Chiesa in Ucraina e Polonia affidiamo alla misericordia le anime delle vittime a Dio, e per le due nazioni chiedono la grazia di una profonda riconciliazione e il futuro pacifico”. Una preghiera scontata che, come ricordato prima,e’ forse memore che la linea di frattura confessionale tra Polonia e Ucraina e’ stata una dei fattori delle violenze in quanto il nazionalismo si e’ nutrito e si nutre di identitarismo confessionale.

I due paesi nel 2012 hanno organizzato congiuntamente i campionati europei di calcio senza apparenti dissidi politici ed organizzativi in uno spirito di collaborazione e di immagine internazionale condivisa.

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L’alternarsi delle coalizioni al governo in Polonia e Ucraina ne determinano anche oscillazioni consistenti nella politica estera. Con il possibile ritorno del partito di destra PiS in Polonia le tensioni con i vicini orientali (Ucraina inclusa) potrebbero riacutizzarsi con conseguenze ora imprevedibili. Nella peggiore delle ipotesi si potrebbe arrivare a recriminazioni territoriali, politiche restrittive nei confronti delle minoranze in Polonia e di strumentalizzazione delle popolazioni polacche oltreconfine, richiesta di riparazioni per danni subiti durante con conseguente controrichiesta delle controparti interessate.

Nell’epoca post Unione Sovietica gli stati satelliti e le repubbliche ex URSS hanno sentito la necessita’ di costruirsi un immaginario collettivo nazionale andando a ricercare figure da idealizzare come fondatori o prosecutori della nazione, considerando il periodo sovietico una parentesi della storia.

In Ucraina si e’ data piena riabilitazione storica e politica al leader nazionalista Bandera. Proprio i leader della c.d. Rivoluzione Arancione, (2005-2010) sostenuta non solo velatamente dall’occidente, con la Polonia in prima fila, hanno completato il processo riabilitativo. Juscenko (ex Presidente dell’Ucraina dal 2005 al 2010) puntando contro la Russia ha colpito i suoi alleati polacchi, poiché proprio le pulizie etniche antipolacche costituivano l’essenza dell’attività di Bandera e della sua Organizzazione Nazionale Ucraina nell’Ucraina Occidentale nel 1943. In questo ambiente di accettazione crescono gruppi ultranazionalisti che sostengono tesi per cui quanto compiuto in nome e per conto del bene supremo della nazione va giustificato.

In Polonia personaggi controversi come Dmowski (generale nazionalista antisemita del periodo tra le due guerre) sono stati pienamente riabilitati e forniscono linfa ideologica e legittimazione per rivendicazioni oltranziste di identitarismo polacco. In questo ambito il PiS non ha abbandonato il progetto di fondare una Quarta Repubblica basata sul nazionalismo e il legame dello Stato con la religione cattolica.

Ritornando al calcio, il prossimo incontro tra le nazionali il 13 ottobre a Kiev potrebbe essere un incrocio fondamentale per capire se le tensioni tra Polonia e Ucraina possono essere assorbite da gesti di distensione o se invece l’incontro sportivo puo’ essere la scintilla scatenante di ulteriori tensioni.

Gian Marco Mele

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