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venerdì , 20 gennaio 2017
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Qualcosa si muove a sinistra: Sel, Idv e Fds lavorano insieme ai referendum

Lavori in corso a sinistra dove Idv, Sel e Fds hanno deciso di lavorare assieme ai referendum proposti da Di Pietro ad agosto. Il leader dell’Idv ha lanciato un appello sul Manifesto, mettendo i referendum a disposizione di “chi ci vuole stare”, e da qui potrebbero partire i lavori per una nuova sinistra.

Qualcosa finalmente si muove a sinistra, dopo tanto, troppo tempo di calma piatta. Ora ci sono quattro referendum che potrebbero rappresentare terreno fertile per qualcosa di nuovo, si tratta dei quesiti referendari voluti da Di Pietro, gli stessi che Idv ha presentato ad agosto e che ora sono stati aperti alla sinistra in senso lato dopo l’appello di Di Pietro lanciato ieri sul Manifesto: “Li mettiamo a disposizione di un comitato più ampio, di chi ci vuole stare, ma i sì siano sì e i no siano no”. Si ricompatta quindi la sinistra da Vendola a Bonelli, Diliberto e Ferrero, ma dietro di loro ci sarebbe anche la Fiom, sindacato che si sta spendendo ormai da mesi per l’unità e va richiedendo parole chiare per marcare la differenza da Monti soprattutto per quanto riguarda le tematiche del lavoro . Di Pietro si è detto disponibile in tempi non sospetti a lavorare in questa direzione dopo l’invito arrivato da Gianni Rinaldini, della Fiom-Cgil.  Qualcosa si muove insomma a sinistra, lo si desume anche dalla presenza di Landini sabato prossimo assieme a Nichi Vendola per l’appuntamento soprannominato “ControCernobbio”.  I referendum potrebbero quindi essere una buona base per cercare di innervare nuova linfa nella sinistra italiana, da troppo tempo schiacciata dagli sbandamenti a destra del Pd e dalle divisioni interne. Si tratta di quesiti volti a ripristinare l’articolo 18, il cui smantellamento è stato fortemente voluto dal ministro Fornero, e l’art.8 del contratto nazionale, scardinato invece dall’ultima finanziaria del ministro Tremonti. Chiaramente il Pd non vede quindi di buon occhio questi quesiti referendari, avendo forse paura di tirare troppo la corda nei confronti di Monti. Insomma un Pd che rischia di rimanere ostaggio del montismo e una sinistra che cerca di liberarsi dall’abbraccio mortale che porterebbe a una coabitazione forzata, e anche un pò stucchevole, con l’Udc. E’ anche vero che una cosa sono le elezioni, un’altra la costruzione di una sinistra vera, di classe, capace di gemmare dai referendum e di incalzare il Pd da sinistra. Bonelli, Diliberto, Ferrero e Di Pietro potrebbero anche starci, ma Vendola? L’ago della bilancia, a ben guardare, è proprio il leader di Sel. Se Vendola volesse, il “polo delle sinistre” diventerebbe realtà in un batter d’occhio, ma il presidente della Regione Puglia, legittimamente o meno, aspira al governo del Paese. Per questo andrà fino in fondo con il Pd, costi quello che costi. La speranza è che anche lui capisca, prima che sia troppo tardi, che il Pd guarderà a sinistra solo se obbligato, altrimenti la deriva montista continuerà. Se Vendola non vorrà finire nel tritacarne del Pd, seguendo un percorso già intrapreso da altri, forse potrebbe non essere troppo tardi per creare, finalmente, un soggetto a sinistra in grado di affrontare realmente i temi del Lavoro, dei diritti civili, e della ripresa economica.

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