Quale corso prenderà il socialismo mondiale del XXI secoloTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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Quale corso prenderà il socialismo mondiale del XXI secolo

La Risoluzione del Terzo Plenum del XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese ha messo in luce la necessità di «approfondire in maniera completa le riforme» al fine di «migliorare e sviluppare il sistema socialista con caratteristiche cinesi» e, così facendo, ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale sull’attualità del socialismo.

Fonte: Marx21.it

A seguito degli eventi riguardanti l’esperienza dell’ex Unione Sovietica e le vicende legate all’attuale crisi finanziaria, ciò che maggiormente interessa è comprendere la natura dell’attuale stadio del socialismo mondiale e la sua linea di sviluppo. Questo è un importante problema a cui la comunità accademica dovrebbe, prima o poi, dare una risposta.

I cinque campi principali nei quali si manifestano le nuove idee socialiste

Le teorie socialiste nascono dalla conoscenza razionale e dalla comprensione delle leggi nei confronti del socialismo, da parte degli individui. Attraverso un processo di sintesi di quella che è stata l’esperienza concreta del socialismo nel XX secolo, cha ha vissuto sia vittorie che sconfitte, possiamo ritenere che il XXI secolo sarà l’epoca che darà alla luce nuove teorie socialiste ancora più oggettive ed empiriche.

1. Il carattere esplorativo e d’avanguardia del socialismo

Il socialismo deve, in ultima istanza, realizzare il completo sviluppo della liberazione umana e la sua piena emancipazione: questo è un obiettivo che non ha precedenti nella storia dell’umanità e che per sua natura ha un carattere pionieristico ed esplorativo. Lenin ha paragonato la costruzione del socialismo alla scalata di un’impervia montagna, inesplorata ed inaccessibile. Proprio perché si tratta di un processo di ricerca è irrealistico approcciarsi ad esso immaginando che sia “consentito solo il successo e non il fallimento”. Bisogna sia prendere le distanze da un approccio storico di tipo nichilista o che cerca di rinnegare il proprio passato, sia prendere atto che il campo di ricerca è sterminato.

Oggigiorno il punto centrale di questa indagine è duplice: da un lato si tratta di capire come, in Occidente, il proletariato e la classe operaia possano prendere il potere nei paesi a capitalismo maturo e, dall’altro, come edificare, consolidare e sviluppare meglio il socialismo in quei paesi che, più arretrati dal punto di vista economico e culturale, hanno imboccato al strada della costruzione del socialismo.

2. Tempi lunghi e complessità nella costruzione del socialismoa

In passato non c’è stata sufficiente consapevolezza a riguardo di questi due aspetti. Per quanto riguarda i tempi si è creduto che il socialismo abbracciasse un breve periodo storico: la «transizione verso il comunismo» di Stalin, i «venti anni di ingresso al comunismo» di Krusciov, «la realizzazione del comunismo in Cina non è una cosa così lontana» (concetto contenuto in una risoluzione del nostro Partito) esprimono il riflesso condizionato di questa consapevolezza. Eppure bisognerebbe pensare che sia la società schiavista, sia quella feudale, hanno una storia millenaria. La società capitalista, che ha soppiantato quelle precedenti a seguito della rivoluzione capitalista inglese del 1640, conta meno di cinquecento anni di storia. Come è possibile, allora, che il socialismo soppianti il capitalismo in un arco di tempo così breve?

Con riferimento alla tortuosità del processo, bisogna ricordare che in passato si è spesso avuto un atteggiamento sbagliato, immaginando che il corso storico si caratterizzasse di vittorie, senza soluzione di continuità e senza sconfitte. Così non è. E con le sconfitte che abbiamo precedentemente vissuto abbiamo dovuto prendere coscienza di questi problemi. Queste sconfitte possono essere piccole, medie o grandi. E quando Mao Zedong ammoniva sulla necessità di «vigilare sulla restaurazione del capitalismo», ci metteva in guardia dalle grandi sconfitte, come è sfortunatamente accaduto col crollo del socialismo nell’ex Unione Sovietica.

3. Il carattere mondiale e nazionale del socialismo

Il tema della costruzione del socialismo non può essere risolto dentro una dimensione solamente nazionale ma investe il mondo intero. Non a caso Marx nel Manifesto del Partito Comunista ha usato lo slogan: «proletari di tutti i paesi unitevi», proprio per dare un’indicazione ai proletari ed alla classe operaia di ciascuna nazione di cominciare ad unirsi, sostenersi reciprocamente, cooperare e lottare contro il nemico comune. Il processo di transizione dal capitalismo al socialismo non è avvenuto in tutti i paesi contemporaneamente, ma si è realizzato seguendo ciascuno le proprie specificità nazionali: in questo consiste il carattere nazionale del processo. Non funziona l’idea di una “rivoluzione mondiale”: al contrario bisogna intraprendere quella peculiare alle caratteristiche specifiche del popolo di ciascun paese. Se il Partito comunista di ogni paese aderisce autonomamente ai principi fondamentali del marxismo ed alla loro specifica prassi, allora potrà intraprendere la strada della corretta rivoluzione e della costruzione del socialismo. Per sottolineare l’importanza dell’indipendenza di ciascuna esperienza e delle sue peculiarità nazionali, Deng Xiaoping ha sottolineato: «noi riteniamo che il movimento comunista internazionale non abbia un centro, né può avercelo. E non siamo nemmeno d’accordo col legarci ad una “grande famiglia”, lo spirito di indipendenza incarna appieno il marxismo».

4. Il carattere di unicità e pluralità del socialismo

Bisogna distinguere la dottrina scientifica socialista dalle altre, quali la “Repubblica” di Platone o il pensiero della grande armonia del confucianesimo della Cina antica, che non possono essere annoverate tra le teorie socialiste. Soltanto il socialismo scientifico è una dottrina scientifica e pertanto l’abbiamo posta a riferimento ideologico del Partito. In questo consiste il principio di unicità del socialismo, sul quale c’è bisogno di insistere.

Tuttavia il pensiero socialista e le sue varie correnti non sono mai stati caratterizzati dal principio di unicità in quanto tale, ma da quello della pluralità. In riferimento a tali molteplicità dobbiamo tracciare una linea netta per garantire l’autenticità del pensiero e della teoria ma non possiamo ritenerci gli unici depositari della verità: anzi, dobbiamo stabilire e sviluppare rapporti con altri partiti socialisti di sinistra, in base al principio dell’unità nella diversità e tenendo fede ai quattro principi cardinali che regolano il rapporto tra i partiti. Possiamo pertanto ritenere che, nel processo mondiale di transizione dal capitalismo al socialismo, non possa esserci una sola via al socialismo scientifico.

5. Precetti ed apertura del socialismo

La società socialista ha caratteristiche fondanti che sono diverse tanto dalla società capitalista, tanto da altre società. Questa è una legge basilare del socialismo. Aderire ai principi fondamentali del socialismo scientifico equivale, quindi, a garantire che la natura della società sia socialista. Ma il socialismo non si costruisce isolandolo dal resto del mondo ma, al contrario, sussumendo tutte le grandi conquiste della civiltà mondiale e superando tutti i limiti e gli aspetti negativi del capitalismo. Da esso il socialismo impara e fa propri alcuni principi che, sviluppati, lo eleveranno a sistema sociale superiore rispetto al capitalismo.

Per complesse ragioni storiche in passato si è attribuito al socialismo ed al capitalismo una valenza di totale antagonismo, mettendo in evidenza lo slogan –un po’ metafisico- del socialismo in “antitesi” col capitalismo. L’esperienza storica ha messo in luce il fatto che socialismo e capitalismo sono in contraddizione e in contrapposizione ma sono anche interconnessi e comunicanti. In questa comunicazione e contaminazione reciproca, i due sistemi portano avanti i rispettivi modelli di società e la loro natura.

Il ruolo dei paesi guidati dal Partito Comunista

Attualmente in tutto il mondo ci sono oltre 130 partiti comunisti, per un totale di circa 100 milioni di iscritti, di cui circa 93 milioni nei paesi socialisti: 85 milioni in Cina, 4 milioni in Corea del Nord, 3 milioni in Vietnam, 1 milione a Cuba. Nei paesi capitalisti ci sono oltre 120 partiti comunisti, per un totale di circa 8 milioni di iscritti. Tra i paesi socialisti, che noi definiamo usando l’espressione “un paese grande, quattro piccoli paesi” (Vietnam, Laos, Corea del Nord e Cuba sono i “quattro piccoli”, la Cina quello grande), tutti hanno una situazione solida e, attraverso il processo di riforme ed apertura, hanno consolidato e sviluppato il socialismo.

La Cina, con il rapido sviluppo degli ultimi vent’anni, è ormai diventata la seconda economia al mondo. Questo grande paese ha creato una fase storica caratterizzata al contempo da opportunità e sfide. L’occasione consiste nell’aver dato vita ad un periodo di pace e sviluppo, circostanza questa che è rimasta immutata anche grazie al fatto che oggi in Cina c’è un enorme potenziale di crescita della domanda interna, infatti il paese ha ancora due o tre decenni di possibile rapido sviluppo, trovandosi ancora in una fase di opportunità strategiche.

Le sfide sono sia interne che esterne. La principale prova interna è rappresentata dalla trasformazione sociale che ha fatto emergere fenomeni negativi come la corruzione dilagante, un divario della ricchezza troppo accentuato, un inquinamento ambientale ed un modello di sviluppo economico arretrato, così come altri problemi profondamente radicati. Lo stile di condotta e la lotta alla corruzione sono temi a cui il Partito ha prestato particolare attenzione con la nuova leadership guidata dal Segretario Generale Xi Jinping che, portando avanti in modo completo il processo di riforme ed apertura, sta cercando di dare una risposta a questi problemi, conseguendo già ora dei risultati considerevoli, anche grazie al coinvolgimento di tutto il Partito e di tutto il popolo cinese.

La sfida esterna proviene principalmente dalle forze avverse occidentali. Per gli Stati Uniti oggi la priorità strategica è il controllo non più del Medio Oriente ma dell’Asia e per questo cercano di installare e preservare in questa regione dinamica una posizione egemone, tentando di frenare, contenere e piegare l’ascesa della Cina. Tutto questo, però, è un pio desiderio di difficile realizzazione, dato che la Cina diventa ogni giorno più forte, mentre gli Stati Uniti diventano più deboli.

Nel complesso il bilancio tra opportunità e sfide vede prevalere nettamente i primi. L’ascesa pacifica del socialismo in Cina nel XXI secolo non può essere messa in discussione da nessuno e sicuramente il sogno cinese di una grande rinascita della nazione diventerà realtà. Come ha sottolineato Deng Xiaoping, a metà del XXI secolo si realizzerà la modernizzazione del socialismo cinese e «questo non solo spingerà anche i paesi del Terzo Mondo, dove vivono i tre quarti della popolazione mondiale, a intraprendere questa strada, ma, cosa ancora più importante, renderà evidente all’umanità intera che solo il socialismo è l’unica strada possibile e che esso è superiore al capitalismo».

I quattro punti di forza del socialismo nei paesi in via di sviluppo

Dopo i Paesi socialisti, quest’area del mondo è la più promettente per lo sviluppo del socialismo in questo secolo. Al momento ci sono quattro punti di forza: “tre sono collocati a sud ed uno a nord”.

Il primo punto di forza del sud è l’India, nell’Asia meridionale. Il Partito comunista dell’India è stato fondato nel 1920 e tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso si è gradualmente diviso in quattro: il Partito comunista dell’India, il Partito comunista dell’India (marxista), il Partito comunista dell’India (marxista-leninista), il Partito comunista dell’India (maoista). Il Partito comunista dell’India (marxista) è il più forte, vanta 1 milione di iscritti e circa 50 milioni di associati nelle organizzazioni di massa ad esso affiliate. È il più grande partito di sinistra dell’India e il terzo partito nel parlamento ed è anche il partito comunista più numeroso tra quelli dei paesi capitalisti. È stato per trenta anni al potere nel Bengala occidentale e per molti anni nel Kerala. Anche il Partito comunista dell’India gode di buona salute, con oltre 600mila iscritti e circa 6 milioni di associati nelle organizzazioni di massa ad esso affiliate. Entrambi i partiti hanno conseguito risultati politici nell’ambito della lotta istituzione e parlamentare. Invece sia il Partito comunista dell’India (marxista-leninista) che il Partito comunista dell’India (maoista) hanno deciso nel 2004 di seguire la via insurrezionale (come ha fatto il Pcc nella Cina prima del 1949), stabilendo nelle campagne basi rivoluzionarie ed unità dell’Esercito di Liberazione ed intraprendendo la via della lotta armata per il potere. Ad oggi in ventidue dei ventotto Stati dell’India ci sono forze armate maoiste, costituendo la principale forza armata nel mondo, tra i movimenti che si ispirano al socialismo.

Il secondo punto di forza del sud è l’America Latina. In questo continente Cuba rappresenta la bandiera del socialismo ed il Venezuela si rivela essere il paese più dinamico. Da quando Chavez è diventato Presidente, ha fatto sua la bandiera del “socialismo del XXI secolo”, ha dinamizzato ed accelerato lo sviluppo economico e sociale del paese, al punto che presto diventerà il paese dell’America Latina con il maggiore indice di felicità. Chavez è stato eletto Presidente del Partito Socialista Unificato del Venezuela nel 2008. Il Psuv ha oltre 7 milioni di membri, pari ad un quarto della popolazione totale e da quando è al potere, in tredici dei trentatré paesi dell’America Latina, le forze di sinistra hanno vinto le competizioni elettorali. Si tratta di realtà che, per numero di abitanti e superficie rappresentato rispettivamente il 70% e l’80% di tutto il continente latinoamericano e danno l’idea di come sia sensibilmente cresciuta la forze delle organizzazioni di sinistra in tutta la regione. Inoltre anche qui si stanno sviluppando forme di costruzione del socialismo con caratteristiche peculiari nazionali, infatti l’Ecuador ha proposto di dare vita ad un «socialismo con caratteristiche distintive ecuadoregne», la Bolivia ha proposto un «socialismo della comunità», il Partito dei Lavoratori al governo del Brasile ha proposto un «socialismo del lavoro» e così via. Dopo la morte di Chavez il Presidente Maduro ha dato seguito al progetto di costruzione del socialismo in Venezuela ed in America Latina.

Il terzo punto di forza del sud è rappresentato dal Sudafrica, il paese più sviluppato del continente africano. Il Partito Comunista del Sudafrica è stato costituito nel 1921 ed ora vanta 130 mila iscritti. È il più forte tra i partiti comunisti dei diversi paesi africani e quello con maggiore influenza: è la forza più importante tra i movimenti socialisti del mondo. Il Sudafrica, dopo oltre novanta anni di faticose ricerche in merito alla natura della transizione al socialismo, ha scelto la strategia del «miglioramento rivoluzionario», che ha grande fascino ed influenza sia a livello nazionale che tra i paesi africani.

Il punto di forza a nord è rappresentato dalla Russia. Questo paese, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, da superpotenza quel’era si era ridotto al rango di paese di secondo o terz’ordine, surclassato dai paesi occidentali ma, sotto la guida di Putin, l’economia si è ripresa e non bisogna dimenticare il fatto che questo paese ha grandi potenzialità ed ingenti risorse naturali, che molti altri non possiedono. Dal punto di vista della rinascita socialista non va dimenticato che la Russia è la patria del leninismo, ha una forte tradizione socialista al punto che alcuni aspetti del sistema di welfare ed alcune misure del periodo sovietico (alloggi, accesso alle risorse idriche, sanità, istruzione gratuita e altro ancora) sono rimasti tutt’ora e molti russi ancora rimpiangono l’ex Unione Sovietica. Il Partito Comunista della Federazione Russa vanta attualmente 160mila membri, nelle precedenti elezioni della Duma ha ottenuto oltre il 20% dei voti, diventando il primo grande partito del Parlamento. Ora è il secondo. Gli obiettivi del programma del Partito Comunista della Federazione Russa si caratterizzano di due fasi: la prima consiste nel rovesciamento del sistema sociale esistente, con la ricostruzione del potere popolare sovietico; la seconda è la realizzazione del socialismo innovativo.

Putin ha proposto l’obiettivo strategico della costruzione di una “Unione eurasiatica”, facendo rifiorire nel popolo russo il sogno e l’orgoglio della rinascita nazionale e la speranza di veder ritornare a rango di potenza la propria nazionale. La rinascita della Russia probabilmente sarà accompagnata dalla rinascita del socialismo.

L’India e la Russia fanno parte dei “Paesi BRIC” e svolgono un ruolo importante nel movimento socialista mondiale. Proprio come ha dichiarato Lenin alla vigilia della sua morte: «l’esito della lotta, in ultima analisi, sarà determinato dal fatto che Russia, India, Cina,… costituiscono la maggioranza della popolazione mondiale e, in questo senso, la vittoria finale del socialismo è garantita in maniera assoluta e totale».

Far avanzare il socialismo nei paesi sviluppati di Europa e Stati Uniti

La crisi finanziaria, che ha colpito maggiormente i paesi capitalisti sviluppati dell’Europa e degli Stati Uniti, si sta protraendo per un lungo periodo e con una vasta gamma di ripercussioni, risultando seconda solo alla Grande Depressione del 1930. Durante la crisi sono emersi due fenomeni degni di attenzione.

Il primo è la rinascita nei paesi europei e negli Stati Uniti di movimenti di massa, come non si vedeva da lungo tempo. Dimostrazioni, proteste e scioperi generali si sono susseguiti ininterrottamente. Nel settembre del 2011 i newyorkesi sono scesi in strada ed hanno dato vita ad “Occupy Wall Street” e poi la marea di “Occupy” si è diffusa rapidamente in più di mille piccole, medie e grandi città. Il movimento “Occupy” si è diffuso anche in alcuni paesi europei. Ciò dimostra che le persone sono ormai deluse dal sistema capitalista.

Il secondo fenomeno consiste nel fatto che il pensiero marxista è diventato molto popolare. Dopo la sconfitta dell’Unione Sovietica i paesi occidentali avevano “rigettato” il pensiero marxista ma, questa crisi, ha prodotto in Occidente una “riscoperta del marxismo”. Si afferma che “Marx è tornato” o che “nella crisi finanziaria e nella successiva recessione economica, lo spettro di Marx è ormai risorto dalle ceneri”. Il Capitale è diventato un bestseller, innescando una nuova ondata di studi e ricerche sul marxismo. Questo rappresenta un’opportunità di crescita per i partiti comunisti dei paesi sviluppati. Alcuni di essi hanno colto l’occasione per aspirare ad avere un certo sviluppo nella critica della crisi del capitalismo e nei movimenti operai.

Bisogna considerare che il movimento socialista nei paesi sviluppati ha sempre avuto più difficoltà rispetto a quelli in via di sviluppo. Marx è stato il primo, iniziando dall’analisi delle contraddizioni del capitalismo, a prevedere la rottura del capitalismo nei paesi più sviluppati. A partire dalla crisi finanziaria ed economica le contraddizioni fondamentali del capitalismo dei paesi a capitalismo maturo si sono accentuate ma, tuttavia, non è ancora emersa alcuna crisi in grado di aprire prospettive rivoluzionarie e rivoluzioni sociali.

Le ragioni sono essenzialmente le seguenti. In primo luogo, in centinaia di anni di sviluppo il capitalismo, che ha raggiunto l’apice dopo la Seconda Guerra Mondiale, ha oramai conseguito standard molto alti, la vita materiale e culturale delle persone è molto migliorata e la maggior parte di questi desidera sicuramente dei cambiamenti, ma è anche rassegnata allo status quo, teme disordini ed è pertanto ostile a moti rivoluzionari. In secondo luogo, dalla Grande Depressione degli anni Trenta del secolo scorso, la maggior parte dei paesi sviluppati ha imparato, dal New Deal di Roosevelt, ad usare il metodo keynesiano di introduzione di modifiche e regole che non mettano in discussione l’impianto complessivo del capitalismo e così, a differenza che nel passato, il capitalismo ha conseguito nuovo vigore e nuova forza. In terzo luogo la borghesia monopolistica ha una vasta esperienza di comando. Infatti dopo le guerre generalmente assistiamo, nei vari paesi, all’adozione di politiche riformiste ed assistenzialiste: una parte degli alti profitti e delle rendite dovute allo sviluppo della scienza e della tecnologia viene impiegata per migliorare la vita della classe operaia e delle masse lavoratrici, in modo da ridurre i conflitti sociali e creare un ambiente sociale stabile che agevola le forme di sfruttamento e di coercizione. In quarto luogo bisogna tener conto del fatto che la socialdemocrazia esercita una grande influenza in questi paesi. Dopo la vittoria elettorale dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, con la teorizzazione della “terza via”, la socialdemocrazia mondiale si è sempre più spostata a destra ed ha da tempo abbandonato il marxismo, teorizzando che l’obiettivo fondamentale fosse la realizzazione di un “socialismo” interno al sistema capitalistico col compito di svolgere un ruolo di supporto, come nel caso del “medico e dell’infermiere al capezzale del capitalismo malato” e mantenendo così in vita questo sistema. Al giorno d’oggi ci sono 169 organizzazioni socialdemocratiche, per un totale di oltre 40 milioni di membri. I partiti comunisti dei paesi sviluppati, sebbene siano più di 120, hanno soltanto qualche milione di iscritti e la loro influenza è di gran lunga minore di quella dei partiti socialdemocratici.

La storia dimostra che un nuovo sistema sociale che sostituisce quello vecchio non necessariamente nasce nei paesi a capitalismo maturo, come è già successo nel caso del feudalesimo dei paesi meno sviluppati che, per primo, si è evoluto verso il capitalismo. Nel complesso i paesi sviluppati potranno avanzare concretamente, passo dopo passo, in direzione della ricerca della transizione al socialismo ma, a causa delle difficoltà che limitano tale percorso, è molto difficile che questi paesi possano avere un ruolo così preminente. Affinché il socialismo dei paesi a capitalismo maturo possa affermarsi, c’è bisogno che nasca una nuova generazione di teorici e rivoluzionari comunisti.

L’orientamento ed il percorso del socialismo mondiale del XXI secolo sarà segnato dalla sua rinascita, che si realizzerà lungo una traiettoria che vede affermarsi, in ordine, prima i paesi socialisti, poi quelli in via di sviluppo ed infine i paesi a capitalismo maturo. Sarà questa la tendenza e ciò che inevitabilmente accadrà. Ma la transizione dal capitalismo al socialismo è invece una questione che abbraccia un’intera epoca storica e pertanto necessita del contributo di numerose generazioni e sforzi congiunti perché possa essere realizzata.

 Liu Changchun, Primo Segretario dell’Ambasciata della R.P. Cinese in Italia 
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