Quale Europa costruire tra l'abbraccio di Le Pen e quello della Merkel?Tribuno del Popolo
giovedì , 27 luglio 2017
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Quale Europa costruire tra l’abbraccio di Le Pen e quello della Merkel?

Le elezioni in Europa incombono e prospettano un futuro incerto. Da un lato gli europeisti convinti alla Merkel che vorrebbero continuare con l’integrazione a colpi di austerity, dall’altro gli s(fascisti) alla Le Pen e Alba Dorata. Urge costruire una alternativa da sinistra per stravolgere un quadro drammatico e rilanciare un’ altra Europa, dei popoli e delle culture e non dei capitali.  

Da un lato ci sono gli europeisti convinti, per intenderci quelli che plaudono all’austerity perchè tutto che quello che viene fatto nei paesi del Nord dell’Europa alla fine è giusto e sacrosanto. Stiamo parlando di quelli , e sono tanti, che vorrebbero portare avanti l’integrazione a qualsiasi costo, quelli del “non si può più tornare indietro“, come ribadito peraltro dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sono quelli che quando Atene bruciava per via delle barricate contro la Troika sostevano che in fin dei conti la Grecia se lo fosse meritato, quelli che vorrebbero portare avanti l’edificazione dell’Ue dei mercati voluta da Merkel e soci sbandierando il vessillo della democrazia da contrapporre agli antieuropeismi e ai populismi. Dall’altro lato, non meno pericolosi, ci sono gli antieuropeisti veri, quelli alla Le Pen per intenderci, quelli che vogliono il fallimento del progetto europeo per tornare all’universo romantico dei nazionalismi e delle identità di popolo, la risposta di estrema destra insomma, quella che con modalità diverse viene rilanciata anche da Alba Dorata in Grecia e da Fratelli d’Italia, Forza Italia e in qualche misura anche i Cinque Stelle in Italia.

Insomma o “tutto” o “niente” non esistono vie di mezzo, o si inghiotte la pillola europea completa, o si cerca di respingerla, un bianco o nero che rischia solo di far precipitare ulteriormente nella crisi l’intera Europa. Secondo noi invece esistono le sfumature, esiste la sinistra ovvero la grande assente in questo processo di unificazione europea. Quanto manchi è sotto gli occhi di tutto dal momento che valori come equità, solidarietà e giustizia sono stati cancellati con un tratto di penna. I governi ormai sono stati progressivamente svuotati di ogni sovranità, così non possono nemmeno più decidere dove e in che modo investire le proprie risorse, d’altro canto la risposta populista e nazionalista propone una semplice fuga che, se da un lato sarebbe anche condivisibile dal momento che l’Unione Europea verso cui si sta andando sembra sempre più una caduta in una deriva autoritaria, dall’altra probabilmente porterebbe i singoli paesi in un baratro ancora peggiore dove il nazionalismo sarebbe l’unica risposta.

Da qui la necessità di una terza via, una via mediana tra l’europeismo e l’antieuropeismo, una via che sia assolutamente contro questa idea di Europa e che miri al recupero della sovranità da parte dei singoli paesi. Una Europa che miri all’unione tra i popoli e che miri al superamento dell’austerity e al rilancio di politiche sociali, un progetto di sinistra che miri a mettere in discussione l’indirizzo che il Nord Europa vorrebbe dare al processo, magari creando una zona Mediterranea più contigua culturalmente che potrebbe anche separarsi dal resto del continente. Da qui la necessità di mettere in piedi un fronte di sinistra capace di sfidare l’Europa dei mercati e della Merkel, anche perchè la vera culla culturale della nostra vecchia Europa è proprio quello che si affaccia sul Mediterraneo. Un’Europa più europea e meno anglosassone, un’Europa che sia capace di riappropriarsi dei valori che ci vogliono obbligare a mettere da parte per sconfiggere l’idea che che siano le tutele e il welfare gli elementi da eliminare, e soprattutto per sconfiggere il peso soffocante di un debito pubblico incontrollato e che aliena, de facto, la sovranità dei singoli Paesi. In questo senso quindi salutiamo con speranza la lista Tsipiras sperando che convinca i cittadini della necessità di mettere da parte i populismi e di passare all’attacco per riprenderci quello che l’Europa ci ha tolto.

Gracchus Babeuf 

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