Quale sinistra senza Kar Marx?Tribuno del Popolo
martedì , 24 gennaio 2017
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Quale sinistra senza Karl Marx?

Quale sinistra senza Karl Marx?

Occorre sgomberare il campo da ogni dubbio, senza ripartire dal marxismo e dalla critica sistemica al capitalismo non è possibile ricostruire su nessuna base una nuova sinistra, quindi tantovale abdicare da ogni velleità. La sinistra “riformista” delle post-ideologie ha infatti fallito in modo clamoroso non riuscendo oggettivamente a portare a casa nessuna conquista nè a difendere quelle conquistate proprio grazie all’ideologia, quella marxista appunto.

Siamo nel 2015 e a ben guardare, si tratta di una semplice constatazione, è dal 1989 che la sinistra in Occidente ha per larga parte inaugurato un nuovo capitolo, quello delle “post-ideologie”, sull’altare della morte dell’Unione Sovietica e del socialismo reale, quello che Reagan nell’anno del Signore 1983 ebbe a definire “Impero del Male”. Cominciò allora una sorta di gara nella sinistra occidentale nello smarcarsi per tempo dall’ingombrante passato comunista e cercare di “ripulirsi” l’immagine con parole come “democrazia”, “diritti” e quant’altro. L’operazione funzionò dal momento che molti di coloro che fecero sostanzialmente fortuna nei partiti comunisti degli anni Settanta e Ottanta si riciclarono quasi tutti, pur con consistenti eccezioni, in partiti che avevano l’ambizioso piano di rifondare su nuove basi la sinistra. Si sosteneva che il fallimento del socialismo reale sanciva il fallimento dell’ideologia stessa che lo aveva ispirato, in sostanza si abbandonò ogni riferimento al marxismo, e questo su scala pressochè globale. Nel nuovo mondo della globalizzazione e della fine della Guerra Fredda si pensava che fosse ormai il tempo della democratizzazione globale, e in molti pensavano, non si sa se per ingenuità o per malafede, che le cose sarebbero progressivamente migliorate.A distanza di trent’anni da quel momento però possiamo constatare che ogni tentativo della sinistra di riformarsi su nuove basi “post-ideologiche” è stato un clamoroso fallimento. I lavoratori e classi di persone che storicamente sono state rappresentate dalla sinistra hanno visto erodere il proprio tenore di vita e hanno progressivamente perso molti dei diritti conquistati proprio grazie alle lotte ideologiche del XX secolo. Questo è un dato di fatto che si cerca di negare sostenendo che il cambiamento fosse reso inevitabile dal processo di globalizzazione, ma è una visione del tutto parziale dal momento che non casualmente dopo la fine dei partiti “ideologici di sinistra” la politica economica che si è affermata non è un “keynesismo” o un blando liberismo bensì un neoliberismo forsennato, e quindi ideologico, a cui non si è saputo opporre alcuna proposta alternativa. La sinistra del post-comunismo ha rinunciato a proporre delle alternative al capitalismo, accettandolo, e ambendo al massimo a riformarlo in modo blando e progressivo, un approccio che non ha pagato dato che negli ultimi dieci anni il reddito dei più abbienti è aumentato esponenzialmente in parallelo alla perdita di capitali delle fasce subalterne. Senza una ideologia da opporre, senza una chiara idea di società, la sinistra non esiste. E non si può certo pensare che sinistra sia semplicemente negazione o difesa dei diritti di una singola categoria umana, altrimenti ne verrebbe svuotato il significato politico. Occorre un programma coerente, una idea di società da opporre plasticamente a quella esistente, e per farlo occorre avere delle idee forti e soprattutto collegate tra di loro da un filo capace di tenere in piedi tutto. Senza ripartire dal marxismo, che fattivamente è l’unica idea dalla quale partire per provare a creare una “nuova sinistra”, si ottiene solamente di tenere in piedi una “sinistra del Re” che altro non potrà essere che un guazzabuglio di soggettività incapaci di trovare un’intesa nemmeno tra di loro.

Gracchus babeuf

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