Quali prospettive per le due Coree?Tribuno del Popolo
sabato , 21 gennaio 2017
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Quali prospettive per le due Coree?

Quali prospettive per le due Coree?

Dopo che la temperatura al 38esimo parallelo tra le due Coree si è alzata pericolosamente nei giorni scorsi con tanto di rischio dello scoppio di una guerra, Pyongyang e Seul sembrano aver trovato un accordo almeno momentaneo sulla questione degli altoparlanti al confine. Ma quali prospettive possono esserci per il futuro della penisola coreana? 

Si è davvero sfiorata la guerra tra le due Coree nei giorni scorsi? Difficile rispondere a questa domanda dal momento che la storia recente dei rapporti tra le due Coree è perlomeno controversa. Già in passato c’erano stati incidenti anche molto più gravi che avevano rischiato di scatenare un vero e proprio conflitto armato tra Pyongyang e Seul che, ricordiamolo, sono divise lungo il 38esimo parallelo ormai dal lontano 1953. Eppure anche dopo la fine della Guerra Fredda i due paesi sono rimasti divisi, al punto che la penisola coreana è diventata davvero uno dei luoghi caldi del pianeta anche solo per via delle armi accumulate al confine dai due paesi. In un clima di isteria tale basta davvero poco per provocare un incidente che potrebbe avere conseguenze potenzialmente devastanti. Anche per questo evidentemente dopo le ore di tensione successive allo scambio di artiglieria al confine di qualche giorno fa alla fine le delegazioni dei due paesi sembrano aver trovato un accordo perlomeno parziale per disinnescare la tensione. Le forze armate di Pyongyang infatti avrebbero sparato un colpo di artiglieria verso gli altoparlanti sudcoreani al confine che lanciavano slogan propagandistici contro la Corea del Nord, scatenando quindi la reazione di Seul. Kim Jong-Un in quelle ore aveva proclamato il quasi stato di guerra e per qualche ore si è davvero temuto che potesse cominciare un vero conflitto armato. Pyongyang infatti ha richiesto la rimozione degli altoparlanti e Seul ha condizionato tale opzione al “mea culpa” della Corea del Nord circa l’esplosione di una mina nella zona demilitarizzata che ha provocato il ferimento di due soldati sudcoreani proprio poco prima dell’incidente.

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Per evitare la guerra sono subito cominciati dei colloqui a Panmunjom tra ufficiali di alto livello delle due Coree, colloqui che sono durati 43 ore senza interruzione. Alla fine però un accordo è stato effettivamente trovato, e almeno per il momento lo spettro di un conflitto armato è stato nuovamente dissipato. Alla fine i due paesi hanno raggiunto un accordo in sei punti che prevede che la Corea del Nord esprima dispiacere per la mina esplosa e che la Corea del Sud spenga e rimuova gli altoparlanti al confine che erano stati accesi in risposta dell’esplosione della mina dopo che aveva taciuto ormai dal 2004. Secondo molti però paradossalmente tale crisi avrebbe aperto le porte a una nuova stagione nei rapporti diplomatici tra i due paesi, e infatti il 27 settembre Seul e Pyongyang autorizzeranno il ricongiungimento delle famiglie divise dalla guerra nel 1953, un segnale di distensione importante che stride solo apparentemente con la crisi bellica sfiorata in questi giorni. Sembra quasi che si proceda a strappi e che i due paesi continuino a parlarsi pur continuando a diffidare l’uno dell’altro, e non è causale infatti che quando Kim Jong-Un proclamava il quasi stato di guerra la presidente della Corea del Sud Park si sia presentata alla conferenza stampa di rito in mimetica, come a significare che anche Seul è pronta a rilanciare all’occorrenza la propaganda bellica, forte peraltro dell’appoggio militare e logistico degli Stati Uniti. Secondo molti inoltre Corea del Nord e Corea del Sud avrebbero tutto l’interesse ad innalzare periodicamente la retorica bellica soprattutto per questioni di politica interna, anche se vista la presenza di così tante armi potrebbe risultare un gioco molto pericoloso, soprattutto a lungo termine.

Dc

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