Quando Chavez parlava di GheddafiTribuno del Popolo
domenica , 24 settembre 2017
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Quando Chavez parlava di Gheddafi

Correva l’anno 2011 quando Hugo Chavez, indimenticato ex presidente venezuelano, disse la sua su quanto stava accadendo nella Libia di Muammar Gheddafi, ovvero il Colonnello libico divenuto il nuovo grande nemico per Nato e soci. Oggi nè Gheddafi nè Chavez ci sono più, eppure il presidente venezuelano aveva lanciato accuse ben precise agli Stati Uniti che oggi assumono un significato particolare alla luce dei fatti accaduti.

Gli Stati Uniti esagerano i termini della crisi in Libia per poter giustificare un’invasione del paese nordafricano e impossessarsi delle sue risorse petrolifere“(Adnkronos), parlava così un Hugo Chàvez già duramente provato dalla malattia  quando dalla Libia arrivavano le prime notizie dell’esplosione della rivolta contro Gheddafi, divenuto improvvisamente un novello paria internazionale da dover eliminare a tutti i costi. Chàvez disse anche che la situazione della Libia ricordava nelle prime fasi della rivolta la situazione in Venezuela nel 2002, quando vi fu un vero e proprio tentativo di golpe ai suoi danni e venne accusato come Gheddafi di “massacrare il suo popolo”.

  “Io ricordo il Chavez dell’11 aprile accusato di essere un assassino che ordino’ il massacro del popolo. Dicevano le stesse cose. Ma io non sono una banderuola che segue il vento, ora tutti dicono che Gheddafi e’ un assassino, ma io non lo condannero’, sarei un vigliacco”, disse ancora Chàvez proponendo poi di inviare una commissione di rappresentanti di paesi amici della Libia per verificare la situazione reale nel paese.“Gli Stati Uniti hanno detto che sono pronti ad invadere, che non escludono nessuna azione. Si sfregano le mani per il petrolio in Libia. Ma perche’ non si condanna Israele? E chi condanna gli Usa per il milione di morti in Iraq? Noi preferiremo rimanere prudenti, nessuno di noi va sbandierando che Chavez sostiene Gheddafi”, disse ancora Chavez, che con lucidità preannunciò anche che il reale interesse dell’Occidente fosse quello di accaparrarsi il petrolio libico e che un intervento in Libia “sarebbe una catastrofe peggiore di quella che ora vivono i popoli arabi”.

Anche un uomo dalla schiena dritta come Gianni Minà parlò ai tempi delle accuse che venivano mosse contro Chàvez, reo secondo i media di essere un amico del dittatore assassino Gheddafi. Minà sul suo blog ebbe a dichiarare sull’argomento: “I paesi ex-colonizzatori, per esempio l’Italia verso la Libia, hanno responsabilità storiche e geopolitiche incomparabilmente superiori nell’avere relazioni con governi scarsamente indifendibili. Le relazioni dell’Italia verso la Libia, degli Stati Uniti rispetto all’Honduras, del Giappone o l’India con la Birmania, della Cina verso la Corea del Nord hanno un peso politico non comparabile di quelle tra Brasile e Iran o Venezuela e Libia perché diversissime per natura e motivazioni.“. Non solo, Minà ha ricordato come l’America Latina sia riuscita negli ultimi dieci anni a rompere le “catene del modello economico coloniale e post-coloniale”, potendo così finalmente scegliere con chi commerciare senza chiedere alla casa madre.

Questo portava lo stesso Minà ad aggiungere: “Ancora una dozzina di anni fa i paesi latinoamericani si sarebbero fatti dettare da Washington con chi avere relazioni economiche e politiche (e quindi per esempio non avevano relazioni con Cuba). Oggi ragionano con la loro testa e profilano una politica nella quale l’Occidente non è più il centro del mondo. Questa riflessione è ineludibile, perché solo l’Occidente continua a pensare di essere il centro del mondo e crede di essere il solo ad avere il diritto di scegliere di avere relazioni con regimi impresentabili (come quelli di torturatori e assassini come Bush, Ahmedinejad, Blair, Gheddafi) ma poter giudicare e condannare la politica estera altrui.

Tribuno del Popolo

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