Quando i Referendum non valgono...Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Quando i Referendum non valgono…

Si parla di #Brexit e di rispetto della volontà popolare, eppure l’Occidente sembra essere disposto a rispettare solo quegli esiti che garantiscono i propri interessi. Evidentemente la Gran Bretagna, il “ventre” dell’Impero, può permettersi di decidere il proprio futuro, la Russia no. Ricordate il 1991? 

Nel 1991 oltre il 76% dei cittadini russi si espresse per la conservazione dell’Unione Sovietica. Era il 17 marzo 1991 e in Urss si tenne un referendum per decidere se conservare o meno l’Unione Sovietica, i cittadini si espressero in modo più che netto, eppure l’Urss venne liquidata e nessuno in Occidente si scandalizzò per il totale stravolgimento della volontà popolare. Il comunismo, ovvero secondo i nostri media il “male assoluto”, andava demolito a tutti i costi, e la volontà popolare in questo senso rappresentava un ostacolo, prontamente superato. Il referendum indetto per il 17 marzo 1991 era  stato un momento epocale nella storia della Russia e infatti tutte le varie Repubbliche che formavano l’Urss avevano adottato delle Dichiarazioni di sovranità nazionale in modo così da mettere in discussione la priorità della legislazione federale su quella repubblicana, ponendo così le premesse per una crisi dell’economia sovranazionale.

Nell’aprile 1990 l’Unione Sovietica aveva peraltro adottato la legge relativa alle modalità di uscita delle singole Repubbliche dall’Unione e nel dicembre 1990 il Congresso dei Deputati del popolo dell’Urss approvava una risoluzione dal titolo “Sul concetto generale del nuovo accordo dell’Unione e le modalità della sua conclusione”, ovvero un vero e proprio piano per uno stato federativo basato su una unione volontaria tra Repubbliche sovrane. Venne però deciso per il referendum e ben 1665 delegati su 1816 al quarto Congresso optarono per la conservazione dell’Urss. Il 16 gennaio 1991 quindi venne annunciato il referendum, peraltro l’unico nella storia dell’Unione Sovietica.  Il referendum si tenne in ben 8 Repubbliche Sovietiche: Russia, Ucraina, Bielorussia, Uzbekistan, Azerbajdzan, Kirghizia, Tadzikistan e Turkmenistan e parteciparono alla consultazione 148 milioni di persone.

E’ un fatto che 113 milioni e mezzo, ovvero il 76,4% dei votanti, si espressero a favore della conservazione dell’Urss contro 32 milioni, ovvero il 21,7%, che si espressero per il no. Quanto successe dopo trasformò in lettera morta il referendum, ne sa qualcosa Eltsin che impose con la forza la dissoluzione dell’Unione Sovietica ponendo fine a oltre settant’anni di storia. Questo racconto serve a ricordare come per i media occidentali non tutti i referendum siano uguali, ma contino solamente quelli che producono risultati graditi all’Occidente. Basti pensare al referendum sulla Crimea, considerato illegittimo solo in quanto ha sancito l’annessione della regione alla Russia, al contrario sarebbe subito stato considerato legittimo dall’Occidente, vedi il Kosovo.

Tribuno del Popolo

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