Quando il debito diventa "ipoteca sugli esseri umani"Tribuno del Popolo
domenica , 28 maggio 2017
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Quando il debito diventa “ipoteca sugli esseri umani”

Un debito rappresenta un qualcosa che va restituito a qualcun altro. Ma quando il debito diventa una ipoteca sul futuro degli esseri umani si può parlare ancora di debito oppure sarebbe più opportuno parlare di neocolonialismo? 

I debiti si pagano, è una delle massime che regolano la vita umana e che ci sentiamo di condividere. Un paese si trova in difficoltà e riceve dei soldi in prestito da qualcun altro in modo da poter risolvere i propri problemi per poi ovviamente restituirli. Un sistema lineare e facile da comprendere che però entra in crisi nel momento in cui uno Stato non riesce a risolvere i propri problemi con i soldi che gli sono stati prestati oppure non riesce a restituirli in quanto la restituzione stessa della somma diventa un vulnus e un impedimento alla risoluzione dei propri problemi. Una sorta di ipoteca sul futuro che ben si può osservare anche solo verificando la situazione dell’Africa e del Terzo Mondo, paesi strozzati anche e soprattutto dagli enormi debiti contratti e che devono restituire. Il debito non può essere un’ipoteca sugli esseri umani. E perciò, in nome della libertà, va cancellato“, ha detto Luciano Canfora parafrasando Solone, arconte di Atene, che per certi versi aveva dimostrato di essere più moderno di molti esperti di politica di oggi. Sostanzialmente sulla base di enormi debiti contratti da un dato paese in un determinato periodo, e quindi in un dato contesto, il futuro stesso di tali paesi viene ipotecato virtualmente in eterno da parte di coloro che hanno concesso il prestito. Ancora una volta torna l’esempio dell’Africa dove paesi sono sostanzialmente costretti alla povertà in quanto tutta la loro produzione di ricchezza va quasi integralmente nella voce di bilancio del pagamento degli interessi. In sostanza quindi questi paesi non potranno mai svilupparsi se continueranno ad accettare le regole del gioco imposte da chi il denaro lo possiede, e lo presta. 

Thomas Shankara, ex presidente del Burkina Faso brutalmente assassinato proprio per le sue idee, aveva espresso lucidamente e con concretezza la sua concezione del debito visto come limite allo sviluppo, ma anche come una vera e propria forma di neocolonialismo. “Noi pensiamo che il debito si analizza prima di tutto dalla sua origine.Le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo.Quelli che ci hanno prestato denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato sono gli stessi che gestivano i nostri stati e le nostre economie. Sono i colonizzatori che indebitavano l’Africa con i finanziatori internazionali che erano i loro fratelli e cugini.Noi non c’entravamo niente con questo debito. Quindi non possiamo pagarla. Il debito è ancora il neocolonialismo, con i colonizzatori trasformati in assistenti tecnici anzi dovremmo invece dire “assassini tecnici”. Sono loro che ci hanno proposto dei canali di finanziamento, dei “finanziatori”. Un termine che si impiega ogni giorno come se ci fossero degli uomini che solo “sbadigliando” possono creare lo sviluppo degli altri (gioco di parole in francese sbadigliatore/finanziatore).Questi finanziatori ci sono stati consigliati, raccomandati. Ci hanno presentato dei dossier e dei movimenti finanziari allettanti. Noi ci siamo indebitati per 50, 60 anni e più; cioè siamo stati portati a compromettere i nostri popoli per 50 anni e più.Il debito nella sua forma attuale, controllata e dominata dall’imperialismo, è una riconquista dell’Africa sapientemente organizzata, in modo che la sua crescita e il suo sviluppo obbediscano a delle norme che ci sono completamente estranee.In modo che ognuno di noi diventi schiavo finanziario, cioè schiavo tout court, di quelli che hanno avuto l’opportunità, l’intelligenza, la furbizia, di investire da noi con l’obbligo di rimborso. Ci dicono di rimborsare il debito. Non è un problema morale. Rimborsare o non rimborsare non è un problema di onore”. Non sorprende che l’autore di un discorso di questo tipo sia stato ucciso brutalmente da un golpe realizzato con il placet dell’Occidente dal momento che le parole stesse di Shankara probabilmente coglievano nel suo nocciolo pulsante l’intero problema del neocolonialsmo e del mancato sviluppo del Sud del Mondo.

A differenza di molti altri Shankara aveva colto con precisione il terribile nesso tra potere reale e concentrazione del potere economico. E’ stato uno dei primi nella veste di presidente di un paese sovrano a sostenere che l’esistenza delle crisi deriva dal rifiuto delle masse che le ricchezze siano concentrate solo nelle mani di pochi individui che magari ogni giorno depositano nelle banche estere “delle somme colossali che basterebbero a sviluppare l’Africa“.E non solo, Shankara arrivò anche a dire che le masse popolari europee non sono contro le masse africane, tuttavia “quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune“. Provate ora con un piccolo sforzo intellettuale a pensare alle parole di Shankara applicandole però anche alla situazione di alcuni paesi dell’Europa come Grecia e Italia, solo per fare un esempio. Anche nel nostro caso, di Grecia e Italia, nella ricostruzione post-bellica sono stati aperti immani debiti per finanziare la crescita i cui interessi sono saliti al punto da essere insostenibili. Fin quando la crescita continuava e quindi il benessere generale continuava la situazione è rimasta sotto controllo, ma oggi la gente inizia seriamente a soffrire per via della crisi economica e ogni risorsa del Paese viene utilizzata per mettere a posto dati economici e non per migliorare la situazione reale delle persone in carne e ossa. Questo fa vedere con nettezza l’esistenza dell’ipoteca del debito che viene utilizzata per sostanzialmente decidere le sorti dei paesi coinvolti, palesemente non liberi di esercitare la propria sovranità economica. Ma se un debito contratto ormai dalle generazioni passate diventa ipoteca sul futuro del presente di persone che non traggono nemmeno più giovamento dall’indebitamento, si può parlare di questioni debitorie o piuttosto di un neocolonialismo economico? 

E soprattutto questa situazione è irreversibile? Secondo noi no. Se se ne parlasse, se diventasse di pubblico dominio ecco che si potrebbe innestare la base di un ragionamento comune e condiviso. Se un partito politico lo ponesse come uno dei suoi obiettivi potrebbe diventare anche una lotta di tipo culturale che potrebbe finalmente riportare la politica a sfidare l’economia e magari a piegarla ai propri bisogni e non viceversa come invece sta accadendo negli ultimi trent’anni.

Gracchus Babeuf

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