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sabato , 22 luglio 2017
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Quando il Papa è più a sinistra del PD

Papa Francesco ha recentemente dichiarato che la crescita delle diseguaglianza mette a rischio la democrazia e ha lanciato un appello per evitare che venga smantellato lo stato sociale. Posizioni, quelle del pontefice, di molto più a sinistra di quelle del principale partito italiano di centrosinistra, il Pd.

Dal momento che chi scrive si ritiene un marxista, difficilmente posso dire di provare simpatia per un Pontefice. Papa Francesco dice cose condivisibili e giuste ma rappresenta comunque la Chiesa e tutto quello che ne consegue. Detto questo bisogna dargli atto e riconoscergli che a differenza di altri sta facendo attivamente delle cose mirabili e, soprattutto, ha il merito di dire cose che non dice più nessuno nel miserabile spettro politico italiano. Papa Francesco tramite i suoi discorsi parla molto spesso di politica, più dei politici verrebbe da dire dal momento che questi ultimi preferiscono perdere giorni e giorni in discussioni che non riguardano i veri nodi sul tavolo da sciogliere. Il Pontefice ha detto chiaramente che “La crescita delle diseguaglianze e delle povertà mettono a rischio la democrazia inclusiva e partecipativa, la quale presuppone sempre un’economia e un mercato che non escludono e che siano equi“. Parole molto dure accompagnate anche da un appello: “con una crescente ideologia consumistica, che non mostra responsabilità nei confronti delle città e del creato”, bisogna “creare meccanismi di tutela dei diritti del lavoro, nonché dell’ambiente“. Ma Bergoglio è andato anche oltre parlando direttamente del tema del lavoro, un tema che il nostro governo sembra affrontare al “contrario” parlando dell’abolizione dell’articolo 18: “Uno degli aspetti dell’odierno sistema economico è lo sfruttamento dello squilibrio internazionale nei costi del lavoro, che fa leva su miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. Un tale squilibrio non solo non rispetta la dignità di coloro che alimentano la manodopera a basso prezzo, ma distrugge fonti di lavoro in quelle regioni in cui esso è maggiormente tutelato“. In quest’ottica “lo stato di diritto sociale non va smantellato ed in particolare il diritto fondamentale al lavoro. Questo non può essere considerato una variabile dipendente dai mercati finanziari e monetari. E’ un bene fondamentale rispetto alla dignità, alla formazione di una famiglia, alla realizzazione del bene comune e della pace”. Insomma un papa Bergoglio più a sinistra della sinistra parlamentare, e questo più che andare a suo merito va a totale demerito di coloro che compongono quello che rimane della cosiddetta sinistra parlamentare. Il Pd con Matteo Renzi sembra aver preso ormai una piega che lo pone non solo al di fuori della cultura storica della sinistra ma anche dalla stessa cultura cattolica che il pontefice dovrebbe incarnare. Così mentre i politici cosiddetti “moderati” di Pd, Forza Italia ed Ncd, parlano di abbattere ogni assistenzialismo, in assenza di una opposizione, è persino la Chiesa a sembrare radicale! Bergoglio ha lanciato persino una denuncia “ai perduranti squilibri tra settori economici, tra remunerazioni, tra banche commerciali e banche di speculazione, tra istituzioni e problemi globali: è necessario tenere viva la preoccupazione per i poveri e la giustizia sociale“. E dire che a preoccuparsi dei poveri nella politica occidentale ormai non è rimasto più nessuno, forse è proprio per questo che Bergoglio supplisce a questa mancanza in modo così da attrarre simpatie e consensi intorno alla religione, evitando che si incanalino in un movimento politico realmente antagonista e alternativo a questo sistema. E dire che le soluzioni date dal pontefice per risolvere i problemi dell’oggi sembrano molto simili a quelle che hanno offerto i sostenitori di Karl Marx nel corso del secolo scorso: “tre strumenti fondamentali per l’inclusione sociale dei più bisognosi, quali l’istruzione, l’accesso all’assistenza sanitaria e il lavoro per tutti“. Perché “sono elementi chiave sia per lo sviluppo e la giusta distribuzione dei beni, sia per il raggiungimento della giustizia sociale, sia per appartenere alla società e partecipare liberamente e responsabilmente alla vita politica, intesa come gestione della res publica“. Soluzioni talmente simili che verrebbe quasi da chiedersi se il comunismo avesse messo da parte l’ “ateismo” da che parte si sarebbe schierato il Vaticano. La nostra ovviamente è solo una mera provocazione dal momento che sappiamo benissimo da che parte stanno la religione e il Vaticano rispetto al progresso, semmai le persone oneste intellettualmente dovrebbero riflettere sulle parole di Bergoglio e riflettere quindi profondamente sulla denuncia morale troppo frettolosamente ed ecumenicamente emessa sul comunismo.

photo credit: <a href=”https://www.flickr.com/photos/campusbiomedico/15419705135/”>Università Campus Bio-Medico di Roma</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/”>cc</a>

Gb

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