Quando il silenzio si fa parola. Il linguaggio scolastico nell’ambito delle diversitàTribuno del Popolo
venerdì , 20 gennaio 2017
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Quando il silenzio si fa parola. Il linguaggio scolastico nell’ambito delle diversità

Quando il silenzio si fa parola. Il linguaggio scolastico nell’ambito delle diversità

In un convegno sulla necessità di ridefinire il concetto di ‘diversità’ si affronta l’importante tematica della risignificazione del linguaggio scolastico. Linguaggio inteso come parola, come sguardo, come gesto, come vero e proprio incontro dell’altro e con l’altro.

Nel processo di inclusione-esclusione scolastico, dove si cerca in modi sempre più sofisticati di rendere ‘normale’ una diversità che forse dovrebbe essere semplicemente accettata per come si presenta, si fa strada una immensa molteplicità di ‘sindromi’, di disturbi, di ‘devianze’: l’handicap, la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, l’iperattività e il disturbo attentivo, i disturbi del linguaggio, i bisogni educativi speciali.

Ad ogni disturbo è associata una normativa e in alcuni casi particolari una vera e propria legge a tutela del bambino. Ad ogni disturbo, oggi, è associata una specifica nosografia. Tuttavia manca un modello comportamentale da attuare perché certi disturbi vengano accolti e accompagnati. Soprattutto forse, manca la voglia di mettersi in gioco nell’accoglienza, nell’ascolto e nell’incontro.

Quello che infatti, ancora ad oggi manca, è una visione olistica del problema, dove per problema non si intende il disturbo del bambino ma il ‘trattamento’ che viene riservato allo stesso. Troppe specificità sono racchiuse sotto una sola grande etichetta che rischia di distogliere l’attenzione dal bambino per riportarla a tematiche più centrate sulla comprensione di chi si debba assumere la responsabilità di un percorso educativo personalizzato e di chi sia la colpa di tutta questa ‘fatica’ nella differenza.

In un convegno tenutosi nella scuola media Cesare Battisti di Seriate, in provincia di Bergamo, il dirigente Mastro Rocco esprime così la propria opinione in merito alle critiche che vengono fatte sempre più spesso alla scuola, e che tuttavia provengono sempre e solo da persone che non toccano davvero con mano le difficoltà di certe situazioni : ‘Siamo noi la maggioranza deviante. Siamo noi cittadini che dobbiamo iniziare a farci carico di una riattivazione dell’intero sistema. Siamo di fronte ad un’emergenza assoluta. L’imparare necessita di una autoimprenditorialità e la nostra scuola oggi ha un immediato bisogno di terreno per diventare impresa collettiva.’

Oggi la storia delle persone non passa più attraverso il diritto all’inclusione, quantomeno nelle scuole italiane; bisogna quindi iniziare a lavorare sul desiderio che queste persone ‘diversamente abili’ portano dentro, così da sviluppare una nuova forma di autostima e autonomia, che non sia quindi più la ricerca dell’indipendenza ma che rispecchi rispettivamente la ‘capacità di essere accolti’ e la ‘capacità di chiedere aiuto’. Continuando comunque ed inevitabilmente  ad interrogarci sul significato intrinseco della parola ‘diversità’. Chi è il diverso? Cosa rappresenta la diversità?

‘Dove c’è competizione non può nascere linguaggio. E oggi a scuola, purtroppo, la competizione esiste ancora. Non siamo più in grado di interfacciarci con la nostra utenza. Oggi si delega. E la delega viene assimilata, non più spiegata: non c’è più dialogo tra le componenti del sistema, tra genitori, professori e specialisti; nasce così l’etica e la logica del prodotto’, interviene la coordinatrice del CTRH dell’Istituto, Enrica Colombo, e continua: ‘Oggi abbiamo bisogno di un nuovo modo di porci nella relazione: l’ascolto. Lo stesso Aristotele ne parlava: tutto è una questione di scelta. Abbiamo bisogno dicreare un tessuto che si interroghi e che abbandoni il dualismo con-contro, dentro-fuori, inclusione-esclusione. Dobbiamo iniziare a stare dove ci piace stare, dove scegliamo di stare’.

In un panorama vasto e complesso come quello scolastico, dove i bisogni, le preoccupazioni e la crescita passano proprio tra le mani di chi oggi sembra direzionarsi unicamente verso la performance –tutto ciò che ha valore deve passare attraverso il numero-, è necessaria una nuova definizione di crescita, di insegnamento e di educazione. E’ necessario ricordarsi chenon tutto ciò che conta è numerabile e che non tutto ciò che è numerabile conta.

Conclude l’incontro il vicepreside dell’istituto di Calcinate, Gigi Castelli che afferma: ‘Si deve trovare un nuovo rispetto del silenzio, per far si che si faccia strada la parola’.

   Federica Bani

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