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mercoledì , 18 ottobre 2017
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Quando la crisi uccide. Cronaca di un sistema che affonda

Gli ultimi tre suicidi a causa della crisi in Italia hanno sollevato ancora una volta la lente di ingrandimento sulla sofferenza dei cittadini. Una sofferenza indicibile che porta spesso a perdere ogni speranza e fiducia fino ad arrivare a gesti disperati. E’ il fallimento di un sistema economico e sociale.

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Probabilmente alla notizia del suicidio di tre persone a Civitanova Marche a causa della crisi economica i banchieri e gli operatori di borsa avranno solo aggrottato un sopracciglio sfogliando il giornale. Questo non vuole essere il consueto pezzo retorico che fa leva sui sentimenti di pietà e pena da parte dei lettori, vuole essere un pezzo critico che induce alla riflessione, e che soprattutto affronti il nodo gordiano del collasso di un’intero sistema economico e sociale. Quando nel XX secolo esisteva un confronto tra modelli economici, quello capitalista e quello socialista, in nome della democrazia si è deciso di condannare senza appello le esperienze di socialismo reale con una “conta dei morti” che in alcuni casi ha rasentato il ridicolo. La storia però lo si sa, la fanno i vincitori, così la nostra generazione è cresciuta introiettando il messaggio che dopotutto siamo stati fortunati a nascere in Occidente, sotto l’ombrello rassicurante del capitalismo. Fin quando oltre a produrre immani ingiustizie il capitalismo ha prodotto anche beni di consumo e benessere, ecco che l’”inganno” ha funzionato alla perfezione; ma ora che il benessere è terminato e che ogni mese decine di cittadini decidono di togliersi la vita per la disperazione? E soprattutto chi diceva che il capitalismo non possa che finire in questo modo ha visto confermati i propri vaticinii, anche se non c’è più nessuno ad ascoltarli.

Osservando oggi la radiografia del capitalismo occidentale ci si accorge che si è di fronte a un sistema in decadenza se non al collasso, con percentuali di disoccupati in doppia cifra e un numero crescente di disadattati, disperati, poveri. Ma la cosa più grave è che politici ed economisti del capitalismo crepuscolare non sembrano minimamente interessarsi alle sorti di queste persone, niente altro che numeri, statistiche inutili che possono essere sacrificate in vista dell’obiettivo finale: il pareggio del bilancio e il salvataggio del sistema. Siamo di fronte a governi che in nome della sopravvivenza del sistema sacrificano le aspirazioni e le speranze di milioni di ragazzi, siamo di fronte a governi ed economisti che ritengono giusto e inevitabile allungare l’età pensionabile o chiedere ai cittadini di lavorare di più e guadagnare di meno. Questo avviene, è il caso di dirlo, perchè al capitalismo del benessere e della sopravvivenza dei cittadini non interessa assolutamente nulla. Al capitalismo interessa il benessere dell’individuo solo nella misura in cui questo rappresenta un guadagno economico materiale per il sistema. Curare a gratis le persone per il capitalismo non è un valore, è un problema. Stessa cosa per l’istruzione, che non crea profitto è un servizio, e quindi non serve a nulla per il mantenimento del sistema, anzi, rischia di aumentare la coscienza sociale e di classe delle persone. Per questo, e lo abbiamo già detto, senza un sistema alternativo al capitalismo questo non si riformerà, anzi, porterà ogni oltre confine il livello di sfruttamento.

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