Quando la politica perde fiducia, servono a poco gli spotTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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Quando la politica perde fiducia, servono a poco gli spot

Per quanto si possa parlare di ricambio generazionale, di idee nuove e di innovazioni nella politica del Bel Paese, gli italiani dimostrano di essere ormai disillusi.

Negli ultimi due anni in Italia è cresciuto un pensiero negativo nei confronti della classe politica e nei confronti di tutte le Istituzioni. Se andassimo ad analizzare i dati delle ultime elezioni che si sono tenute in Italia potremmo riscontrarlo subito: alle elezioni politiche 2013 si è registrato un calo del 5% circa tra voti alla Camera dei Deputati e voti al Senato, record italiano poiché mai prima si era scesi sotto l’80%; alle elezioni europee del 2009 in Italia si era riscontrata un’affluenza del 65,05%, mentre nel 2014 si è scesi al 58,68%. Se poi si analizzassero anche i dati delle comunali e delle regionali i dati sarebbero ancora più allarmanti. A Roma nel 2013 si è riscontrata un’affluenza del 52,80%, quasi venti punti in meno rispetto alle comunali del 2008. Fino alle ultime due elezioni regionali che si sono svolte pochi giorni fa: in Emilia Romagna coloro che sono andati a votare sono 37,71% degli aventi voto, rispetto al 59,26% del 2010, mentre in Calabria ha votato il 44,10% rispetto al 59,26 del 2010.

Da questo quadro generale risultano uno sconforto generale ed una completa sfiducia nei confronti della politica. Ma possiamo notare come i personaggi politici, in primis, ed i partiti, in secondo piano, stiano investendo su campagne di marketing e comunicazione per cercare di rilanciare un’immagine ormai corrotta e compromessa.

Ormai, dopo vent’anni di Berlusconismo, la politica è combattuta soprattutto a colpi dispot, foto sulle copertine delle riviste ed interviste televisive, più che a colpi di contenuti. Se Berlusconi è stato il primo ad utilizzare il mezzo televisivo, in questi anni anche altri esponenti politici di spicco hanno imparato bene a farlo, suscitando ribrezzo da parte di chi amava la politica esercitata nelle piazze. Renzi e Grillo su tutti hanno sviluppato una elevata competenza nel decantare “spot elettorali” in televisione e non solo. Ricordiamo bene gli 80 euro che Renzi ha promesso prima delle europee, le urla furiose di Grillodurante gli incontri dei 5 stelle e, per quanto riguarda lo stesso Berlusconi, la lista degli spot elettorali è lunga.

Fra i nuovi politici sta acquisendo sempre più consensi Matteo Salvini, leader della Lega Nord, che porta avanti come cavallo di battaglia l’uscita dall’Euro e la cacciata degli immigrati dall’Italia. Se già i contenuti del suo programma sono molto discutibili ed opinabili, ancor di più lo sono le sue trovate propagandistiche: felpe colorate con i nomi di regioni e città che visita, come fosse un ultras allo stadio, e servizi fotografici che lo ritraggono senza vestiti. Ebbene sì, dopo il servizio fotografico di Renzi su “Vanity Fair”, è stata la volta di Salvini su “Oggi”.

“Bene o male, purché se ne parli” è una delle massime di Oscar Wilde, presa fin troppo alla lettera dalla nuova politica. Perché sui social network le foto degli uomini politici si diffondono, si commentano in maniera ironica e sarcastica, e le loro dichiarazioni diventano motivo di risata fra tutti i naviganti della rete, molti dei quali giovani.

Eppure nonostante questi calcoli, queste strategie di marketing e questa voglia immensa di rinnovare la politica, il numero dei votanti alle elezioni continua a scendere. In molti rimpiangono i vecchi esponenti politici, sempre in giacca e cravatta, composti e mai sopra le righe. E in molti direbbero che urla, servizi fotografici, parolacce e felpe colorate non siano il miglior modo di fare politica. Ma forse la nuova classe politica è questo che vuole: cittadini poco attenti ai contenuti, alle tematiche e avvezzo solamente ad un tifo politico cavalcato a colpi di marketing e spot.

Alle prossime elezioni politiche, che siano ad aprile o fra due anni, riusciremo, presumibilmente, ad avere una risposta.

Fonte: Oltremedianews

Danilo Di Trani

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