Quando la repressione uccide. Remi Fraisse ennesima vittima di StatoTribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Quando la repressione uccide. Remi Fraisse ennesima vittima di Stato

Ucciso dalla polizia francese un giovane di 21 anni. Le risposte dello Stato nei confronti di chi si ribella continuano a rimanere le stesse.

Fonte: Oltremedianews

Sabato 25 ottobre 2000 persone si sono radunate a Testet, in Francia, per manifestare contro la costruzione della diga di Sivens. La protesta si è svolta pacificamente fino al tardo pomeriggio, quando verso le 17 sono iniziate le prime tensioni con la polizia. Un gruppo di manifestanti che si era avvicinato alla zona di delimitazione del cantiere è stata respinta dai gendarmi con granate offensive e lacrimogeni.

A mezzanotte circa un centinaio di manifestanti si sono avvicinati nuovamente alle recinzioni del cantiere per protestare. A quel punto, secondo la nota ufficiale della polizia francese, i gendarmi hanno risposto al lancio di petardi con una raffica di granate stordenti. Nel corso degli scontri una delle granate letali, lanciata ad altezza uomo, ha colpito Remi Fraisse, ragazzo di 21 anni. Un’esplosione tale da lesionargli la spina dorsale e sbalzarlo a terra violentemente. Remi è morto sul colpo.

Nei caotici attimi successivi un gruppo di manifestanti ha visto un plotone di agenti della polizia mobile avanzare nei boschi e raccogliere da terra il corpo di una persona. Si saprà solo la mattina seguente che era il corpo esanime del ragazzo.

I risultati dell’autopsia hanno confermato che a provocare la morte è stato l’esplosivo deliberatamente lanciato dai gendarmi contro la folla. La granata in questione, in dotazione alla gendarmeria francese, è la “OF F1” che contiene una dose tale di TNT capace di ferire gravemente o uccidere. Non è considerata letale perché dovrebbe essere lanciata a molta distanza dalle persone, come deterrente, non è stato così sabato notte. In seguito all’omicidio di Remi a Parigi ed a Testet ci sono state forti tensioni.

Da questo terribile episodio possono scaturire diverse riflessioni. Chi rappresenta lo Stato, garante del diritto a manifestare, non dovrebbe tenere un comportamento integerrimo? Agire solo con mezzi strettamente proporzionati all’offesa? E’ ancora tollerabile l’uso di armi letali da parte delle forze dell’ordine?

Per non andare troppo lontano in Val Susa sono anni che gli attivisti No Tav denunciano l’utilizzo di armamenti illegali da parte della Polizia. Bisogna forse aspettare l’ennesima vittima senza giustizia perché si possa intervenire?

Ognuno è libero di trarre le proprie conclusioni, una verità però è innegabile la violenza di Stato in qualsiasi sua forma non deve più esistere.

D’altronde la pericolosa tendenza da parte dei governi attuali a silenziare le manifestazioni di dissenso con la forza bruta sembra ormai prassi. Come in Francia così in Messico, in Italia, e in molti altri paesi siamo spettatori di una repressione violenta che tenta di soffocare qualsiasi spiraglio di dissenso.

Neanche nel nostro mondo però la conquista del potere e del consenso possono valere più dell’incolumità delle persone, ne tantomeno delle loro vite.

  Giulio M. Morucci

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