Quando l'anticapitalismo inciampa su se stessoTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Quando l’anticapitalismo inciampa su se stesso

L’oggettivo fallimento e il vergognoso parlamentarismo della cosiddetta sinistra “parlamentare” e moderata ha scatenato un nuovo dibattito all’interno di quei settori di società che si autoproclamano anticapitalisti. Nel loro voler giustamente rivisitare la storia della critica al capitalismo però sembrano innamorarsi di concetti e valori tipici della destra. Per la serie “fascismo e antifascismo” non esistono ecco quindi che nasce l’elaborazione di un anticapitalismo nuovo, ma che almeno a noi, non convince per niente.

Una cosa è certa il mondo come lo conoscevamo nel Novecento è cambiato. Negarlo significherebbe sostanzialmente già non ammettere a se stessi una cosa vera di cui prendere atto se si vuole procedere oltre con l’elaborazione politica. Non staremo qui a riproporre analisi ormai trite che sostanzialmente dimostrano in modo più o meno esauriente come oggi ad aver vinto su tutta la linea sia stata l’ideologia neoliberista e capitalsitica, mentre l’ideologia socialista e comunista che era stata il suo principale avversario nel secolo scorso non è più di moda nei gruppi e gruppetti che, ancora oggi, si danno la “mission” di superare il capitalismo. Se a partire dal secondo dopoguerra in poi essere “anticapitalisti” era sinonimo immediato di “comunismo” e di sinistra in genere, oggi questa categoria appare più variegata, al punto che almeno in Occidente la componente “socialista” appare persino minoritaria, schiacciata tra pulsioni anarchiche di questo o quel gruppo, individualismo e protagonismo movimentista. Non esiste più una ideologia capace di collegare le lotte e le rivendicazioni assieme a comporre un quadro comune da contrapporre in modo organico al sistema capitalistico, esistono le singole lotte dei gruppi femministi, ambientalisti, pro i diritti di questo o quello, gruppi che ormai sono completamente de-ideologizzati e che vengono identificati dall’opinione pubblica in una sostanziale brodaglia non meglio definita e individuata come “sinistra”.  Un anticapitalismo variegato che proprio per la sua eterogeneità e per la sua presa di distanze dal socialismo non riesce a organizzarsi in modo sistemico, finendo per non rappresentare un reale pericolo per l’establishment. Vi è poi un anticapitalismo apparentemente più serio e cosciente che ha preso le distanze in modo netto da questi gruppi variegati, prendendo a nostro dire la decisione corretta, ma che poi è finito per incappare in un altro tragico errore. Stiamo parlando di coloro che, sommersi dal rancore per una sinistra ormai svuotata di significato, finiscono per identificare la sinistra con quell’anticapitalismo carnevalesco di cui sopra, definendola in questo modo come la stessa cosa della destra (inteso come schieramento che fa direttamente o meno gli interessi dello status quo che si vorrebbe invece cambiare). Da qui la moda di definirsi nè di “destra nè di sinistra”, di definirsi “oltre”, e magari nè fascisti nè antifascisti. Una clamorosa semplificazione dal momento che la sinistra storica cui per esempio noi facciamo riferimento, ovvero quella marxista e che Marx si è più o meno apertamente ispirata, di sicuro non ha niente a che fare con questa moderna “sinistra” dei media fatto di buonismo, difesa dei diritti borghesi, assenza di ideologia e improvvisazione volontaristica e individualistica. Definire che “destra e sinistra” sono uguali perchè servono entrambe il capitale è quindi una clamorosa bugia, semmai bisognerebbe al massimo sostenere che la sinistra borghese e radical chic all’americana che si occupa unicamente di diritti individuali come massimo livello di rivendicazione a non avere niente a che fare con la sinistra. Al massimo bisognerebbe accusare il Pd e i partiti socialdemocratici europei di aver rotto con la sinistra e la sua tradizione per abbracciare il campo avversario, non accusare la “sinistra” e addirittura “l’antifascismo” di essere dalla parte delle banche, come invece ci è capitato di leggere ultimamente.  Ma non è finita qui, vi sono altri di questi gruppi che si spingono ancora oltre fino a suggerire persino di recuperare le vette più alte anche dell’esperienza dell’estrema destra anticapitalistica, una sorta di “opposti estremismi” che però si incontrano e si fondono per colmare il vuoto dell’opposizione al capitalismo lasciato nella società. Noi invece respingiamo con forza questa visione per la quale nel mondo di oggi non esistano più destra e sinistra ma capitalisti e anticapitalisti, la troviamo una visione banalizzante e incapace di restituire la complessità della realtà. Inoltre noi riteniamo la cultura di estrema destra come assolutamente organica al sistema dominante, capitalistico o no che sia, quindi molti di questi gruppi che pensano di combattere il capitalismo in realtà stanno lottando ancora una volta, inconsapevolmente, per quelle classi sociali che proprio dal capitalismo traggono vantaggio. Il comunismo forse non è più di moda tra i giovani ed è diventato da “Sfigati” ma almeno fornisce delle risposte coerenti e scientifiche all’annoso problema del superamento del capitalismo. Al posto che cercare di teorizzare altre ideologie che non si reggono in piedi magari prendendo un pò di valori dalla parte opposta, basterebbe rimboccarsi le maniche per riuscire a divulgare l’unica ideologia che sin qui abbia mai fatto tremare l‘establishment. Così assistiamo magari in Francia a un Front National che si dichiara contro la globalizzazione e il mondo moderno del neoliberismo, ma che come risposta propone un ritorno ai valori nazionalistici che, forse in troppi lo hanno dimenticato, hanno portato alla morte di più di cento milioni di persone tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Davvero una bella soluzione! Così al posto che prendere le distanze dal Front National molti intellettuali, anche di casa nostra, sono arrivati persino a dire: “Meglio Le Pen dell’Ue” , come a dire meglio il fascismo dopotutto che questo. Accettare tutto questo significa inoltre ammettere che essere di sinistra e comunisti significa essere a favore sempre e comunque dell’immigrazione selvaggia e contro ai diritti dei cittadini nazionali, un’altra vergognosa semplificazione di carattere macchartista che purtroppo non trova oppositori nel deserto ideologico che si trova intorno a noi.  Accettare tutto questo inoltre significa ingannare le persone lasciando intuire che il fascismo  sia cosa diversa dal capitalismo. Legittimo pensarla diversamente ma secondo noi capitalismo e fascismo sono due facce della stessa medaglia, con la differenza che il primo può produrre il secondo, mentre il secondo può solo servire il primo.Spetta ai comunisti del XXI secolo spiegare che si può essere anticapitalisti senza per questo essere fascisti o feudali, che si può essere di sinistra e comunisti senza per questo voler espropriare tutte le ricchezze ai cittadini e fucilare i preti, che si può difendere i diritti delle minoranze senza per questo dimenticare i diritti delle maggioranze, e soprattutto che si può essere “giusti” e “buoni” senza per questo essere buonisti. Al posto che spiegare tutto questo qualcuno si è lasciato, ancora una volta, sedurre dalle sirene del nazionalismo e del populismo.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/libertinus/8935038569/”>Libertinus</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/”>cc</a>

Gracchus Babeuf

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