Quando nel regno del mercato la mano pubblica garantisce il monopolioTribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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Quando nel regno del mercato la mano pubblica garantisce il monopolio

Le cronache economiche hanno sempre presentato gli USA come la patria del self made man e della selezione naturale operata dal mercato. Ma le cose stanno effettivamente così?

Fonte: Oltremedianews

In chi crede che negli USA il culto della libera concorrenza e del ripudio dello Stato interventista nell’economia sia un vangelo indiscutibile e costituisca l’ossatura dell’economia americana, questa notizia potrebbe creare più che semplici dubbi. Secondo uno studio , i lavoratori americani dei fast foods ricevono più di 7 miliardi di dollari in aiuti pubblici. Le due imprese “regine” del settore, ma, al contempo, più pubblicamente sovvenzionate sono Wal-Mart e McDonald’s.

Secondo la succitata indagine, i lavoratori dei Fast foods riceverebbero più di 7 miliardini di dollari di contributo pubblico a fini di “assistenza”. Infatti le due principali aziende del settore sostengono “programmi sociali” per le famiglie dei dipendenti. In realtà, questo sistema pienamente legale comporta dei risvolti spaventosi in termini di remunerazione dei dipendenti: questi percepiscono, nel caso particolare di Wal Mart, una retribuzione media di 1000 dollari mensili, una miseria se raffrontati con l’ingente quantità di sostegno pubblico che proviene dallo Stato.

Alla domanda semplice sul perché questi colossi non redistribuiscano simili ingenti sovvenzioni pubbliche, corrisponde una risposta altrettanto lampante: perché possono. Questo sistema è completamente legale e non esistono normative stringenti di verifica sul impiego effettivo delle risorse.

Le conseguenze di simili “politiche aziendali” sono, da un lato, il permanere sulla soglia di povertà e, sempre più spesso, anche al di sotto di questa, dall’altro il dominio incontrastato che questi grandi monopoli hanno instaurato in larghe fette di mercati, statunitense e globale.

Molti sostengono come soluzione ad una simile aberrazione l’introduzione di un salario minimo, cioè di un limite minimo al di sotto del quale si impossibile stipulare rapporti di lavoro. Una soluzione simile è, però, tutt’altro che prossima in una realtà in cui la precarizzazione del lavoro regna incontrastata ed in cui le autentiche politiche di welfare stentano a trovare cittadinanza (vedasi, a proposito, il caso della riforma sanitaria obamiana).

Certo è che ogni considerazione in merito conduce ad un problema originario in cui il capitalismo americano è immerso fino al collo: alla favole della concorrenza libera non corrisponde una realtà monopolistica sostenuta e alimentata dalla mano pubblica.

Francesco Valerio della Croce 

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