Quantitative Easing: è la medicina giusta?Tribuno del Popolo
domenica , 26 marzo 2017
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Quantitative Easing: è la medicina giusta?

Nei giorni scorsi, mercati e giornali hanno salutato soddisfatti la scelta di Mario Draghi e della Bce di proseguire con misure economiche “non convenzionali”. Ma gli effetti potrebbero deludere le aspettative. 

Fonte: Oltremedianews

“Oggi è il gran giorno della Banca centrale europea” o “Draghi e l’euro salvato due volte”. Sono titoli che nei giorni scorsi diversi giornali e fonti d’informazione hanno utilizzato per festeggiare la fase due, se si vuole, della politica monetaria europea che porta il timbro di Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea.

Le misure non convenzionali. Tutti ricordano molto bene le famose parole pronunciate circa due anni fa dal numero unodella BCE per annunciare l’adozione di uno scudo anti-spread per salvare l’euro:  “Faremo di tutto per salvare l’euro“.  In realtà, ad oggi, questo strumento non è stato utilizzato da alcuno stato: questo consiste nella capacità di intervenire illimitatamente sul mercato secondario con l’acquisto di titoli di Stato di Paesi dell’Eurozona per scadenze fino a 3 anni (previa la firma di un memorandum dello stesso Paese sull’impegno ad adottare rigide riforme ispirate alla dottrina dogmatica neo-liberista). Orbene, giorni addietro Draghi ha tenuto una conferenza stampa che si lega direttamente all’operazione iniziata due anni fa: il presidente Bce ha, infatti, annunciato nuove misure non convenzionali (spinto, tra le altre cose, dal nuovo dato Ue sull’inflazione di maggio, diminuita dello 0,5%). Si tratta, in primis, di una riduzione del tasso  d’interesse presso i depositi Bce a livelli negativi (che ha prodotto, per quanto riguarda i depositi a un giono, un calo di 25 miliardi, raggiungendo quantità minime dal 2011), una misura tesa a mettere in circolo massa monetaria privata (iniettata proprio dalla Bce nel febbraio 2011 con due prestiti alle banche a 3 anni a tasso agevolato dell’1%, nel tentativo di finire nel circolo dell’economia reale anziché in uno stato dormiente).  In secondo luogo, la Bce ha disposto un nuovo taglio del costo del denaro, vale a dire del tasso di interesse stabilito dalla Banca centrale per la concessione di prestiti dallo 0,25% allo 0,15%. Molta parte dei tassi dei mutui privati sono ancorati agli indici Euribor ed Eurirs i quali, indirettamente, dovrebbero subire una diminuzione. Ma questa nuova riduzione sortirà probabilmente ben pochi effetti, dato che questa va ad incidere su di un tasso precedente già modesto.

Infine, è stato previsto un piano per mettere in circolazione titoli Abs (Asset backed Securities) al fine di porre in essere lo schema europeo di Quantitative Easing (QE). Gli Abs sono titoli cartolarizzati (cioè cessioni di beni e attività attraverso l’emissione di titoli obbligazionari), strumenti finanziari, del tutto simili alle normali obbligazioni; come queste, infatti, pagano al detentore una serie di cedole a scadenze prefissate per un ammontare determinato sulla base di tassi di interesse fissi o variabili. La stessa Bce potrebbe divenire acquirente di questi titoli e realizzare, con questa formula, la creazione di moneta. Tuttavia più di una perplessità suscita l’ottimismo aleggiante attorno a questa manovra. Le ragioni sono numerose: anzitutto il rating (valutazione) degli Abs sarà molto difficilmente elevato, con conseguente difficoltà di piazzamento nell’ambito dei mercati finanziari; in secondo luogo di Abs qualitativamente elevati ce ne saranno ben pochi e, pertanto, le aspettative sugli investimenti rischiano di essere tradite in maniera assai deludente. Tuttavia vi è da fare un’ulteriore precisazione: nonostante le probabili rigide regolamentazioni del mercato degli Abs, consci degli “insegnamenti” venuti dal collasso finanziario Usa del 2008, il commercio di questi strumenti risulterà sensibilmente esposto a rischi.

Il contesto in cui le nuove misure non convenzionali della Bce vengono prese è quello di una recessione durissima, caratterizzata da una debolissima domanda aggregata. E’ proprio forse da un sostegno diretto alla domanda che lo Stato e le istituzioni pubbliche dovrebbero partire.  Se, infatti, c’è una consapevolezza che questi anni di crisi hanno prodotto è quella per cui tanto le misure indirette quanto quelle di contenimento della spesa o dell’ “equilibrio” del bilancio pubblico sono risultate delle iatture totalmente prive d’efficacia, o meglio, di efficacia positiva.

 Francesco Valerio Della Croce

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