Quei 900 morti nel Mediterraneo tra l'indifferenza accusano e chiedono giustiziaTribuno del Popolo
domenica , 22 ottobre 2017
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Quei 900 morti nel Mediterraneo tra l’indifferenza accusano e chiedono giustizia

Non sono 700 ma probabilmente quasi 900 i migranti che sono morti Mediterraneo ieri. Non si trattava di saraceni assetati di sangue partiti per invaderci, nè di parassiti che volevano venire in Italia per “rubarci il lavoro”. Erano uomini e donne in cerca di una nuova possibilità dopo che qualcuno ha portato la guerra a casa sua, ed è troppo facile commuoversi a ogni tragedia ricominciando poi a fare le stesse cose che si facevano prima, occorre, almeno, prendere coscienza della realtà come premessa a modificarla. 

Diciamocelo chiaramente, per quanto molti italiani abbiano commentato la notizia del ribaltamento del barcone di ieri mattina nel mare di Sicilia con viva tristezza, è chiaro che siamo in un certo qual modo quasi assuefatti al male, quasi abituati alle notizie di tragedie che si consumano in mare sotto i nostri occhi.  Troppo comodo indignarsi a comando ogni qual volta un barcone affonda per poi continuare a fare esattamente quello che si faceva prima, sperando forse che le navi non affondino più. Del resto che colpa abbiamo noi se le barche affondano in mare? Apparentemente nessuna, ma non è così difficile nel ragionamento comprendere che proprio perchè noi viviamo nel benessere esistono aree nel mondo dove tale benessere è negato. Anzi, esistono parti del mondo dove la pace che noi viviamo tutti i giorni è qualcosa che verrebbe comprata a peso d’oro, e forse questa consapevolezza a noi manca, vittime come siamo del nostro eurocentrismo che ci impedisce di cogliere il dramma che sta vivendo il mondo. Da cosa scappano tutte queste migliaia di persone che cercano un futuro migliore oltre il Mediterraneo? Scappano da quello che hanno, ovvero malattie, persecuzioni, guerre, per raggiungere quello che abbiamo noi: una casa, un pasto caldo tutti i giorni. Ed e’ assolutamente incredibile che ci sia qualcuno che non capisca, o meglio che non voglia capire. Fermare i barconi non è possibile, semplicemente, questo perchè la Libia ormai è terra di nessuno. Ma la Libia non ha subito un terremoto o un maremoto, ha subito bombardamenti da parte della Nato, peraltro in nome di un non meglio specificato aiuto umanitario, e infatti si è visto una volta eliminato il “cattivo” Gheddafi quanto sia migliorata la situazione dei diritti umani. La realtà è che c’è qualcuno a cui interessa che le cose vadano esattamente così, questo perchè con i trafficanti di uomini sono in tanti a guadagnarci, e questo perchè dal punto di vista geopolitico probabilmente questa situazione conviene a qualcuno. Altrimenti non si spiegherebbe come mai ci sia qualcuno che fatica a trovare referenti in Libia per pacificare la situazione, ad esempio rimuovendo l’embargo sulle armi al governo in carica, cosa che permetterebbe alla Libia di tornare in possesso dei propri confini. E invece no, al posto che provare a elaborare delle soluzioni fattive per risolvere la situazione in troppi preferiscono giudicare, come se un giudizio in qualche modo possa risolvere una situazione resa drammatica dalle morti di migliaia di poveretti. Soluzioni ad esempio ne individua Emergency che su Facebook ha scritto una nota che ci sentiamo di sottoscrivere: “Questa notte 700 persone sono morte nel canale di Sicilia mentre fuggivano dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla povertà. È la più grande strage avvenuta nel Mediterraneo, ma probabilmente non sarà l’ultima. Non possiamo continuare ad assistere alla morte di centinaia di persone innocenti senza fare nulla. Servono canali di accesso all’Europa legali e sicuri. Servono politiche per garantire la protezione e la tutela dei diritti umani di rifugiati, migranti e richiedenti asilo, che attraversano il Mediterraneo per sopravvivere. Adesso, prima della prossima strage”. E mentre c’è già chi propone la follia di un intervento di terra in Libia, in troppi fingono di essere dispiaciuti per la morte dei migranti mentre in realtà sono pervasi da quella che potrebbe identificarsi solo come indifferenza. E se l’Europa si rifiuta di aiutare l’Italia nel salvare questi poveracci, che l’Italia per una volta abbia il coraggio di fare da sola e di mostrare al mondo che cosa voglia dire aiutare delle persone in difficoltà anche senza avere in cambio un tornaconto economico.

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