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domenica , 22 gennaio 2017
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Quel sinistro parallelismo con il ’39

Quel sinistro parallelismo con il ’39

Di recente sono stati fatti parallelismi tra la situazione odierna e quella del ’39 che preluse alla Seconda Guerra Mondiale. Tusk, primo ministro polacco e presidente del consiglio europeo, ovviamente intendeva paragonare Putin a Hitler. Ma siamo sicuri che sia questo il paragone corretto ?

Donald Tusk è stato solo l’ultimo in ordine cronologico a paragonare la situazione attuale a quella del 1939. L’allusione è semplice, l’Occidente vede nella Russia una riedizione del Terzo reich che, proprio come la Germania hitleriana, cerca di espandersi con le armi ai danni dei paesi vicini. In sostanza la vicenda dell’Ucraina viene vista come la prova dell’espansionismo russo con Mosca accusata di voler ricreare un impero ai danni dei popoli vicini. Ovviamente questa versione è completamente di parte oltre che del tutto scollegata dalla realtà, e il paragone con il 1939 non regge in questi termini dal momento che Putin non intende affatto conquistare territori da annettere alla Russia e semmai ha agito in risposta ai tentativi dell’Occidente di installare un regime amico a Kiev sovvertendo il presidente regolarmente eletto con una rivolta di piazza cui hanno partecipato, per davvero, i nuovi nazisti ucraini ed europei. Ai tempi della Seconda Guerra Mondiale fu solo la vittoria della Russia sovietica a impedire la vittoria del Terzo Reich, e Tusk dimentica che nella sua Polonia e nel resto dell’Europa furono consistenti i settori della società che accettarono il modello nazista e parteciparono alla costruzione del nazismo anche con le armi. Ma guardando alla situazione da un’altra ottica si vede che ci sembra più calzante il paragone tra il Terzo Reich e il blocco occidentale dal momento che la Nato dalla sua nascita nel 1949 è passata progressivamente a includere tutta l’Europa arrivando fino a sfiorare la Russia. Nel 2006 Kurt Volker, a suo tempo nel Dipartimento di Stato e due anni dopo ambasciatore degli Stati Uniti presso la NATO, rivendicava che l’anno precedente la NATO era stata “impegnata in otto operazioni contemporanee in quattro continenti”. Daniel Fried, membro del Dipartimento di Stato, nel 2008 era persino più chiaro mentre conferiva con il Comitato della Camera degli Stati Uniti: Quando è caduto il Muro di Berlino nel 1989, la NATO era un’alleanza di 16 membri con nessun partner. Oggi, la NATO vanta 26 membri, con 2 nuovi invitati, con prospettive di adesione per gli altri e più di 20 partner in Europa ed Eurasia, sette nel Mediterraneo, quattro nel Golfo Persico, e altri in tutto il mondo“. Non solo, nel 1990 il Segretario di Stato James Baker rassicurò il Presidente sovietico Gorbaciov che la Nato non si sarebbe mossa di un pollice verso l’Est dopo la riunificazione delle Germanie. Eppure dal 1990 a oggi la Nato si è espanda arrivando a includere Polonia e Cecoslovacchia e portando le sue mire ora anche sull’Ucraina. Addirittura Albania e Croazia sono diventati membri della Nato nel 2009, dopo oltre dieci anni di espansione che ha visto l’adesione alla Nato crescere del 75%. Ovviamente questa espansione ha messo a disposizione agli alleati occidentali della Nato le basi aeree di Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lituania, Polonia e Romania. Partendo da queste premesse quindi si può osservare come non sia tanto la Russia a voler inglobare l’Ucraina come i sudeti di hitleriana memoria, semmai sia vero il contrario, ovvero che la Nato intende accaparrarsi anche l’Ucraina per premere sui confini della Russia. Del resto Vladimir Putin ha recentemente dichiarato che in Russia rappresenta un reato il revisionismo in qualsiasi misura effettuato, della Seconda Guerra Mondiale, a sottolineare una condanna anche ideologica del nazismo. Una condanna che evidentemente Tusk e soci non possono fare dal momento che appoggiano da febbraio migliaia di militanti di estrema destra anche apertamente neonazisti a Kiev.

GB

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