Quella "sinistra" che si vergogna di sèTribuno del Popolo
domenica , 22 gennaio 2017
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Quella “sinistra” che si vergogna di sè

Quella “sinistra” che si vergogna di sè

Chi si dichiara di “sinistra” ma sostanzialmente prende le distanze dalla propria essenza e dal proprio passato, può davvero definirsi di sinistra? Analizziamo quello che, secondo noi, è il corto circuito che ha distrutto la “sinistra” italiana. 

La sinistra è morta, la  sinistra non esiste più, ricostruiamo la sinistra. Questi sono solo alcuni degli appelli e degli sfoghi che è possibile leggere qua e là sulla rete da militanti o ex militanti più o meno delusi. Qualcuno quando è stata presentata la lista Tsipras per le Europee ha esultato salutando finalmente quel processo aggregativo atteso da anni e troppo spesso evocato a vuoto. Tempo poche settimane però che ecco che la lista Tsipras ha cominciato a realizzare le prime delusioni, le prime incomprensioni, le solite becere e miserabili esclusioni. Come non parlare del ruolo dei sei professori, tra cui svetta Barbara Spinelli, che hanno letteralmente deciso dall’alto le candidature escludendo le persone sgradite, vedi i Comunisti Italiani ritenuti evidentemente troppo “estremisti” per comparire nella lista per le Europee. Ma non è tanto questo il punto, il punto è che, ovviamente secondo il nostro modesto parere, fin tanto che la sinistra dichiarerà di volersi riunificare senza analizzare i motivi che hanno portato alla divisione, ogni tentativo sarà vano e inutile. Non è possibile rimettere assieme i cocci di qualcosa che si è rotto se non si analizzano in modo approfondito i motivi della rottura, se non si elabora uno spazio condiviso di valori e azione politica, cosa che nel caso della Lista Tsipras manca in modo assoluto dal momento che questa cosiddetta “sinistra” moderna che i promotori vorrebbero rilanciare nemmeno riesce a prendere posizione in modo chiaro e netto contro il golpe neofascista di Kiev o contro le ingerenze straniere in Siria, solo per fare due esempi. In che modo è possibile ricostruire una sinistra assieme a personaggi che si ritengono di sinistra per poi avere come modello il riformismo all’americana di Obama o Clinton? In che modo è possibile declinare una nuova sinistra prendendo le distanze dal proprio passato, il comunismo di Gramsci, Togliatti, la Resistenza, le lotte antimperialiste, e invece coinvolgendo personaggi come Casarini e, appunto, la Spinelli? Davvero la lotta contro l’imperialismo, mai come oggi tornato attuale, è poco importante per questi professori che si sono autoinvestiti il ruolo di riunificare la sinistra italiana? La cosa sorprendente è che diversi militanti sinistra hanno accettato di aderire a questo carrozzone in modo acritico, accettando di subire i capricci della cosiddetta “società civile”, che poi altro non è che un pugno di intellettuali che si è autoinvestita come tale, lasciando quindi arguire che ritengono come “incivile” il resto della società. Insomma una sinistra che tronca col marxismo, diciamolo pure, che accetta di eliminare un passato che è particolarmente sgradito proprio a quegli stessi poteri contro cui vorrebbero improntare la loro azione. In che modo cambiare l’Europa con questi personaggi se non si compie prima uno sforzo di analisi volto a spiegare che cosa è l’Ue di oggi, e soprattutto chi rappresenta e verso dove ci sta portando? Cambiare l’Europa lo si può fare, e su questo siamo d’accordo, anche senza uscire dall’Ue, ma per cambiarla davvero bisogna prendere posizione contro l’imperialismo, contro le ingerenze dei poteri forti nella politica estera, per una Europa dei popoli e non dei mercati, ma per farlo bisogna rivalutare il proprio passato e valorizzarlo, non eliminarlo con un colpo di spugna per compiacere i giornali di casa nostra. Insomma se si vuole riunificare una “sinistra” vera e degna di questo nome ci aspetteremmo di farlo nel nome di Antonio Gramsci, di Vladimir Lenin, di Palmiro Togliatti e di Enrico Berlinguer, non certo in nome di Altiero Spinelli. Come a dire che una “sinistra” che piace a Repubblica e soci, difficilmente avrà al suo interno qualcosa di “sinistra”.

Gracchus Babeuf

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