Quelle bombe italiane vendute all'Arabia SauditaTribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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Quelle bombe italiane vendute all’Arabia Saudita

Da qualche giorno se non altro si è cominciato a parlare dei sistemi militari inviati dall’Italia all’Arabia Saudita impegnata nel sanguinoso conflitto in Yemen. Amnesty International Italia e l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e sulle politiche di difesa e sicurezza (Opal) di Brescia avevano chiesto inutilmente a Renzi di prendere posizione in materia prima del suo viaggio a Riad. 

Quando si parla di lotta al terrorismo si dovrebbe parlare anche della vendita di armi che, magari indirettamente, finiscono poi nelle mani sbagliate. Matteo Renzi qualche giorno fa si è recato a Riad, in Arabia Saudita, paese implicato ormai da mesi in una guerra sanguinosa in Yemen, dove i ribelli sciiti Houthi resistono alle bombe saudite dopo aver preso il potere a San’aa. Prima che Renzi partisse verso l’Arabia Saudita, la Rete Italiana per il Disarmo, Amnesty International Italia e l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e sulle politiche di difesa e sicurezza (Opal) di Brescia avevano chiesto al premier di annunciare la sospensione dell’invio di sistemi militari all’Arabia Saudita, come peraltro sottolineato da Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, su Il Fatto Quotidiano. A oggi sono già morte qualcosa come 4000 persone in Yemen, tra cui ben 400 bambini, per non parlare di 20.000 feriti e della catastrofe umanitaria del Paese completamente ignorata dalla politica internazionale. Noury ha anche ricordato come pochi giorni fa dall’aeroporto di Cagliari sia anche partito un cargo con tonnellate di armi italiane destinato ai sauditi. Il portavoce di Amnesty Italia ha denunciato il silenzio sull’argomento da parte del governo italiano nonostante proprio l’Italia sia stata promotrice del Trattato internazionale sul commercio di armi entrato in vigore nemmeno due anni fa e che prevede il divieto di vendita di armi dove ci sia il rischio che possano essere impiegate per realizzare violazioni dei diritti umani. “Per non parlare dellalegge 185 del 1990 che vieta espressamente l’esportazione di armamenti “verso i paesi in stato di conflitto armato, in contrasto  con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio  dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere”, ha ricordato ancora Noury (Fonte Il Fatto Quotidiano).

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