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sabato , 25 marzo 2017
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Quell’ombra nera sulla Repubblica

Dopo i recenti arresti dei carabinieri del Ros con l’operazione “Aquila Nera” contro i neofascisti che si richiamavano ad “Ordine Nuovo” e progettavano attentati, emerge con nettezza il problema dell’eversione di estrema destra. Ed è impossibile non pensare alla cupola di Carminati, ex Nar coinvolto nell’inchiesta “Mafia Capitale” degli ultimi giorni. 

C’è chi lo dice da tempo, inascoltato. Eppure evidentemente coloro che richiamavano l’attenzione sull’esistenza di sacche neofasciste preoccupanti non erano dei pazzi nonostante ultimamente alcuni giovani filosofi e intellettuali (vedi Fusaro) abbiano sdoganato la teoria che il fascismo non esista più e che l’antifascismo sia in sostanza l’altra faccia della stessa medaglia. A confermarlo la cronaca dal momento che i carabinieri del Ros hanno sgominato un gruppo neofascista clandestino che progettava di richiamarsi al disciolto gruppo di Ordine Nuovo e di compiere attentati contro la Repubblica e le istituzioni.  Non solo, il gruppo oltre a compiere attentati voleva anche “destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato” e soprattutto infiltrarsi nelle istituzioni tramite un “nuovo partito“. Già qui una buona notizia, lo Stato italiano, malato di perdita di credibilità nei confronti dei cittadini, evidentemente possiede ancora dentro di sè qualche anticorpo in grado di provvedere alla rimozione delle minacce eversive, e fa notizia che lo faccia “a destra” dal momento che di solito è la cosiddetta sinistra “radicale” a subire le sue attenzioni. Addirittura la banda dei camerati che operavano tra Abruzzo, Lazio, Liguria, Piemonte, Sicilia, Lombardia, Veneto e Campania, progettava di assassinare politici senza scorta, magistrati, e quant’altro. “La via dell’Italicus è l’unica percorribile“, diceva Stefano Manni, vertice del gruppo “Avanguardia Ordinovista” intercettato dai carabinieri. Per chi non lo sapesse il 4 agosto 1974 una bomba ad alto potenziale esplose nella vettura 5 dell’espresso Roma-Monaco di Baviera uccidendo 12 persone e ferendone una cinquantina. Se l’ordigno fosse esploso all’interno della Grande Galleria dell’Appennino la strage sarebbe stata ancora peggiore e l’attentato venne subito rivendicato da “Ordine Nero” con un messaggio delirante: “Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l’autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti“. Il riferimento alla “via dell’Italicus” è stato quindi abbastanza per far scattare l’attività investigativa guidata dal procuratore dell’Aquila fausto Cardella e dal pm, Antonietta Picardi. Manni, l’uomo che ha citato l’ “italicus” dieci anni fa lavorava nell’Arma dei carabinieri, e questo dovrebbe ulteriormente accendere un campanello d’allarme. Assieme al suo gruppo “Avanguardia ordinovista” c’erano anche altri gruppi di estrema destra come “Confederatio”, “Movimento Uomo Nuovo” e “Nazionalisti Friulani”, e stando a quanto riferito da “La Stampa” i terroristi neri avrebbero anche messo le mani su alcune armi. Il gruppo utilizzava il web e in particolare Facebook per reclutare e fare proseliti, “A tal riguardo Manni aveva realizzato un doppio livello di comunicazione: in uno con un profilo pubblico lanciava messaggi volti ad alimentare tensioni sociali e a suscitare sentimenti di odio razziale, in particolare nei confronti di persone di colore in un altro, con un profilo privato limitato ad un circuito ristretto di sodali, discuteva invece le progettualità eversive del gruppo. Secondo quanto si è appreso sarebbero coinvolti anche due aquilani”. 

Ovviamente non c’è nessun legame tra questa indagine e la vicenda di Carminati, eppure un campanello d’allarme non può non suonare dal momento che Carminati, uno dei capi della cupola mafiosa scoperta a Roma nell’ottica dell’indagine “Mafia Capitale” era un ex Nar appartenente alla galassia nera del terrorismo eversivo di estrema destra. E’ un dato di fatto che un filo nero è sopravvissuto nel corso del XX secolo fino a oggi, senza che nessuno abbia avuto la voglia o il coraggio di reciderlo. Il neofascismo, possiamo dirlo apertamente, è ormai ritenuto un pensiero come un altro al punto che coloro i quali richiedono attenzione su questo tema vengono quasi tacciati di essere degli “sfigati”. Per non parlare di tutti quegli uomini nelle istituzioni che non si vergognano minimamente della loro appartenenza, continuando a ripetere il disco rotto dell’equiparazione tra fascisti e comunisti, una equiparazione presente solo nella sua testa e non certo nella nostra Costituzione. Il neofascismo andrebbe combattuto culturalmente e invece sembra quasi che culturalmente si voglia innaffiare le piante della xenofobia e del razzismo, arrivando persino tramite i vari Pansa a intorbidire le acque della storia. Così può essere permesso a Di Stefano di Casa Pound di fare politica dichiarandosi apertamente “Fascista” e coloro i quali si richiamano anche apertamente al Ventennio non rischiano nulla venendo perseguiti solo quando elaborano veri e propri atti eversivi o crimini. Un filo nero che attraversa il Novecento e arriva fino a noi con qualcuno che ha usato i “neri” per torbidi fini che vengono ancora oggi celati agli italiani. Insomma ben vengano le azioni della giustizia ma se non accompagnate da una azione culturale temiamo che serviranno a poco ancor più che personaggi come Salvini non si vergognano a circondarsi di neofascisti e a non dichiararsi antifascisti.

Gracchus Babeuf

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