Questione di fiducia, di scelte e di credibilitàTribuno del Popolo
domenica , 23 aprile 2017
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Questione di fiducia, di scelte e di credibilità

Questa mattina il Parlamento di votare la fiducia al governo Letta sul decreto del “Fare”. Visto l’enorme ammontare di emendamenti proposti al testo, che se discussi singolarmente avrebbero rallentato notevolmente i lavori, il governo ha optato per la questione di fiducia aprendo così un braccio di ferro con l’opposizione. Il primo parla di una necessità pragmatica, mentre i secondi di atto dispotico.

Fonte: Oltremedia

Photo Credit: AndreasC via photopin cc

Quando si è concentrati sulle proprie cose è sempre difficile rendersi conto di quanto accade fuori e ancor più difficile è fare retromarcia in autostrada quando ci si accorge di aver sbagliato direzione. Lo sa bene il governo Letta che, forte dell’appoggio del Capo dello Stato, ha deciso di intraprendere un braccio di ferro con l’opposizione per quanto riguarda il decreto del “Fare”. I circa 800 emendamenti al testo, provenienti sia dalla maggioranza che dall’opposizione, secondo il ministro Franceschini, sarebbero stati infatti troppi da discutere senza arrecare un grave pregiudizio alla tenuta del Paese. Alla luce della pausa estiva e delle molte altre incombenze che hanno in questi giorni le due Camere, dice il ministro, sarebbe stato impensabile e fuori luogo rischiare di arenarsi in un infinito dibattito parlamentare. E in effetti i preludi di un’ipotetica discussione del testo nelle sedi istituzionali è apparsa problematica sin dalle prime consultazioni informali. IlMoVimento di Grillo, dopo essersi visto accogliere solo parte degli emendamenti proposti, ha abbandonato le trattative chiedendo la votazione punto per punto di tutti gli emendamenti secondo l’iter consueto, mentre Sel dissente dalla squadra di Letta sulle proposte avanzate a proposito di omofobia, concessioni edili e sicurezza sul lavoro.

Per questi motivi il governo, in maniera decisamente machiavellica e poco elegante, ha deciso di porre la questione di fiducia sull’intero testo, facendo emergere senza troppe formalità l’imprescindibilità del documento per la stabilità politicadel Paese. Qualora infatti non avesse ottenuto la fiducia il governo dovrebbe rassegnare le dimissioni a Napolitano, ma questa ipotesi non è mai sembrata probabile. Letta e i suoi infatti, forti del fatto che ad oggi l’unica alternativa al loro governo sarebbe una faida che screditerebbe ancor più il Belpaese, sapevano perfettamente che Pd, Pdl e Scelta Civica, come già per il caso Alfano, avrebbero il testo a occhi chiusi. E infatti il governo ha vinto 427 167 (contrari al dl “fare”: M5S, Sel, Fdi e Lega) . Dunque sarebbe tutto normale? Se il governo ottenesse, come otterrà, la maggioranza parlamentare, cosa ci sarebbe di deplorevole? I deputati di Sel sostengono che porre la questione di fiducia su materie di rilevanza strategica per il Paese, oltretutto da parte di un governo non eletto, si configura chiaramente come una prova di forza estranea ai meccanismi democratici che prevedrebbero una discussione accurata e approfondita del disegno di legge. E a ben vedere la critica non appare affatto infondata visto che il decreto del “Fare” coinvolge la vita lavorativa di una fetta decisamente cospicua di cittadini. Che garanzia dà a queste persone un governo non eletto che elude il dibattito in aula? Cosa fa Napolitano? Domande entrambe retoriche con una sola risposta: nulla.

Proviamo a riflettere su cosa è accaduto oggi: si è votata la fiducia ad un testo, che è passato così come voluto dai suoi ideatori senza alcuna modifica, scritto da una squadra non insignita direttamente dai cittadini di questo Paese. Questo documento di importanza cruciale viene ratificato a fine luglio quando la stampa e l’opinione pubblica sono tendenzialmente meno vigili. Si tratta di una serie di coincidenze meramente casuali? Speriamo vivamente che qualcuno non lo pensi. Come ci insegna la storia, dal colpo di stato di Pinochet a piazza Tiennamen, dalle riforme della Tatcher a seguito della guerra nelle Falkland alle privatizzazioni in America dopo l’11 settembre, i periodi di difficoltà sono l’humus più fertile per far digerire ai cittadini bocconi decisamente amari. Si tengano gli occhi aperti, perché quando si sbaglia direzione in autostrada prima o poi si può tornare indietro, quando ci si fa guidare bendati diventa anche difficile accorgersi dell’errore.

  Fabrizio Leone

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